Sanzionato per le idee: la storia di Jacques Baud, l’ex militare svizzero nel mirino dell’Ue

Roberto Vivaldelli

17 Dicembre 2025 - 14:06

L’Ue sanziona l’ex colonnello svizzero Jacques Baud per «propaganda sulla guerra in Ucraina», rivelando una deriva autoritaria che minaccia la libertà.

Sanzionato per le idee: la storia di Jacques Baud, l’ex militare svizzero nel mirino dell’Ue

In un’epoca in cui l’Europa si vanta di essere il baluardo della democrazia e della libertà di espressione, l’Unione Europea ha preso una decisione che puzza di autoritarismo sovietico: sanzionare Jacques Baud, un ex colonnello dell’esercito svizzero e analista strategico, per aver osato esprimere opinioni critiche sulla guerra in Ucraina.

Questa mossa, annunciata il 15 dicembre 2025 nella Gazzetta Ufficiale dell’UE, non è solo assurda, ma rappresenta un attacco frontale alla libertà di pensiero, trasformando l’UE in un ente punitivo che ignora il processo giudiziario e calpesta i diritti fondamentali. È il segno inequivocabile che Bruxelles sta perdendo il controllo, ricorrendo a tattiche repressive per silenziare voci dissenzienti. Ma andiamo con ordine

L’Ue sanziona Baud

L’Unione Europea ha recentemente imposto sanzioni a dodici individui e entità accusati di essere coinvolti in campagne di destabilizzazione attribuite alla Russia. Tra questi figura Jacques Baud, un ex colonnello dell’esercito svizzero, analista strategico ed ex membro dei servizi di intelligence elvetici, con esperienza in missioni ONU e NATO, inclusi programmi in Ucraina.Secondo la Gazzetta Ufficiale dell’UE del 15 dicembre 2025, Baud è descritto come un «ospite regolare di programmi televisivi e radiofonici filorussi», accusato di fungere da «portavoce della propaganda filorussa» e di diffondere «teorie complottiste», come l’idea che l’Ucraina abbia contribuito a provocare la propria invasione per favorire l’adesione alla NATO.

L’UE lo ritiene pertanto responsabile di azioni che compromettono la stabilità dell’Ucraina attraverso la manipolazione delle informazioni.Le misure includono il congelamento dei beni, il divieto di viaggio nell’UE e il blocco di transazioni finanziarie. La Svizzera, non avendo aderito al regime sanzionatorio UE sulle «minacce ibride» russe introdotto nell’ottobre 2024, ha dichiarato tramite la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) che non applicherà queste sanzioni, limitandosi a quelle adottate nel febbraio 2022 subito dopo l’invasione russa.

La pericolosa deriva autoritaria dell’Ue

La misura non ha precedenti. legale. Come ha sottolineato Pascal Lottaz, professore svizzero e collega di Baud, queste sanzioni provengono direttamente dall’esecutivo – specificamente dall’ufficio di Kaja Kallas, l’ex premier estone ora alto rappresentante UE per gli affari esteri – senza alcun coinvolgimento del potere giudiziario. Baud non è stato condannato da nessun tribunale; non gli è stata data la possibilità di difendersi. È punizione pura e semplice, un’arma politica per schiacciare il dissenso. Lottaz lo ha definito «insano», paragonando l’UE all’«EUSSR» – un’Unione Europea Sovietica Socialista Repubbliche. E ha ragione: in un sistema democratico, le idee si combattono con argomentazioni, non con congelamenti di asset. Baud vive in un paese UE, e ora si trova intrappolato, con implicazioni legali che sta valutando. La Svizzera, da parte sua, ha rifiutato di adottare queste sanzioni, riconoscendo che non aderisce al regime UE sulle «minacce ibride» russe del 2024.

Peraltro, non si tratta di un’anomalia isolata. L’UE ha sanzionato altri 59 individui, principalmente russi, per presunte campagne di destabilizzazione, inclusi giornalisti e analisti come Nathalie Yamb e Xavier Moreau. Ma sanzionare un cittadino svizzero, ex consulente NATO, per aver partecipato a programmi TV e radio «filorussi» – secondo chi? – rivela un’isteria collettiva, una deriva totalitaria pericolosa. Glenn Diesen, professore norvegese e analista geopolitico, ha definito le sanzioni un segno che «la libertà di parola sta morendo in Europa». E allora tornano alla mente le recenti parole di Donald Trump e del vicepresidente Usa JD Vance: l’Europa sta scivolando da un sistema democratico a un «totalitarismo liberale» che non tollera critici e dissidenti.