Scontro al vertice Ue: Von der Leyen umilia Kallas nel duello sul potere

Roberto Vivaldelli

01/11/2025

Perché von der Leyen e Kallas si detestano? La verità sulla guerra silenziosa che divide l’Europa e lo scontro sul Servizio Esterno Ue.

Scontro al vertice Ue: Von der Leyen umilia Kallas nel duello sul potere

Anche se i giornali non ne parlano, le due donne più potenti dell’Unione europea, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e Kaja Kallas, vice-presidenre dell’UeAlto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, non si amano affatto. Anzi, le due regine di Bruxelles si detestano.

E si fanno la «guerra» - politicamente parlando - da tempo. Secondo quanto riportato dal Berliner Zeitung, von der Leyen ha vinto per il momento questa battaglia di potere, ma il duello svela crepe profonde nell’establishment europeo.

Al centro di questo conflitto c’è un nome: Martin Selmayr. Il funzionario tedesco di alto livello era stato scelto da Kallas per riformare il Servizio Europeo per l’Azione Esterna (SEAE) e rendere più efficace la politica estera europea. Selmayr, noto per il suo cinismo politico, è però visto da molti nelle capitali europee piuttosto male e in passato le critiche non sono mancate. Per von der Leyen, in particolare, rappresenta un vero e proprio tabù.

Una nuova ordine mondiale: così Kallas voleva riformare il SEAE

Selmayr è stato in passato capo consigliere dell’ex presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, tra il 2014 e il 2019, periodo in cui è stato considerato il funzionario più influente nella storia delle istituzioni bruxellesi. Nato a Bonn, Selmayr è salito rapidamente ai vertici durante l’era Juncker, diventando segretario generale della Commissione in una procedura accelerata definita dal Parlamento Europeo come «colpo di Stato».

Kallas, in carica come Alta rappresentante Ue dalla fine del 2024, mirava a fare ciò che i suoi predecessori avevano spesso evitato: scuotere il SEAE, ingessato e paralizzato dagli interessi nazionali. L’ex premier estone, convinta transatlantica e sostenitrice incrollabile dell’Ucraina, voleva portare la politica estera UE fuori dalla difensiva. Il suo mantra: l’Europa non può dipendere solo da Washington per la sicurezza. L’obiettivo era diventare un attore geopolitico autonomo e credibile.

Il piano ambizioso di Kallas va in fumo

Il progetto riformatore dell’estone è però fallito miseramente. Von der Leyen sarebbe stata «furiosa» per la candidatura di Selmayr proposta da Kallas. Non dimentichiamo: fu proprio von der Leyen a licenziare in modo spettacolare il potente funzionario Ue nel 2019. Con una mossa a malapena camuffata, von der Leyen ha sottratto alla rivale la sua carta vincente. Ha creato un nuovo incarico di scarso rilievo – «Inviato speciale per la libertà religiosa» – e lo ha offerto immediatamente a Selmayr. Un regalo avvelenato, che lo strapperebbe dal SEAE per riportarlo nella gerarchia della Commissione. Selmayr deve ora decidere se accettare il nuovo ruolo, continuare come ambasciatore UE presso la Santa Sede o lasciare Bruxelles dopo 22 anni di servizio.

Con questa mossa, Kallas è stata messa all’angolo. Il suo tentativo di rafforzare il Servizio Esterno con un funzionario di peso si è trasformato in un’ulteriore sconfitta politica per l’estone di 48 anni. Come riferisce il Berliner Zeitung, Kallas è criticata soprattutto per non aver consultato adeguatamente gli Stati membri - ad esempio, proponendo grandi pacchetti di aiuti militari all’Ucraina senza coinvolgere potenze come la Francia, agendo «come una premier» invece anziché da diplomatica. Insomma, un personaggio di cui molti Stati membri farebbero volentieri a meno, appena possibile. Anche perché la politica bellicista di Kallas non piace a tutti e non è apprezzata nemmeno dalla stessa Germania, nonostante la retorica di Merz. Serve una figura più moderata e Kallas non è la persona giusta.

Sullo sfondo di questo duello, rimane centrale un tema. Anche se von der Leyen potrebbe aver vinto questa battaglia, il vero nodo rimane irrisolto: la fragilità del Servizio Europeo per l’Azione Esterna. Con circa 7.500 dipendenti, di cui 1.600 a Bruxelles, il SEAE dovrebbe essere la voce diplomatica dell’UE. Nella realtà, sempre più politici europei ne mettono in dubbio l’utilità. Il motivo principale: i Paesi membri non vogliono una politica estera europea gestita da burocrati bruxellesi.