11 associazioni italiane si aggiungo alla protesta degli esperti di economia e chiedono al Governo di opporsi al nuovo regolamento europeo sulla sostenibilità
Continuano le proteste contro il regolamento “Omnibus”, la normativa proposta dalla Commissione Europea per semplificare gli adempimenti delle imprese in merito alla rendicontazione della sostenibilità. Ad aggiungersi al coro dei contrari arrivano 11 associazioni italiane che chiedono al Governo di opporsi alla nuova legislazione perché, in cambio di una semplificazione delle regole, mette a rischio l’agricoltura e la salute.
Secondo le associazioni e alcuni dei maggiori esperti di economia europei, Omnibus potrebbe rappresentare un notevole passo indietro dopo tutti gli sforzi fatti per migliorare la protezione dell’ambiente e la sicurezza alimentare.
Cos’è il Pacchetto Omnibus e cosa cambia per le aziende
Con il Pacchetto Omnibus la Commissione Europea vuole modificare le normative UE in merito alla sostenibilità semplificando gli adempimenti per le imprese.
Più nel dettaglio viene proposto di ridurre gli obblighi di rendicontazione della sostenibilità per le imprese con meno di 1.000 dipendenti, di rendere facoltativa la rendicontazione delle attività allineate, e di introdurre un’esenzione per i piccoli importatori con una soglia annuale di 50 tonnellate di emissioni.
Inoltre viene proposto, per alcune aziende, di posticipare gli obblighi di rendicontazione al 2028.
Sono questi i punti più controversi di una normativa che, nonostante prometta risparmi di costi amministrativi previsti nell’ordine di quasi 7 miliardi di euro e un aumento della competitività delle aziende europee, rischia di rendere molto meno efficaci le politiche ambientali e alimentari dell’Unione.
La protesta delle associazioni
11 associazioni italiane, tra cui nomi importanti come ISDE-Italia, Greenpeace e WWF, stanno alzando il livello della protesta contro Omnibus e hanno chiesto ufficialmente al Governo italiano di opporsi alla misura.
L’idea è che se il pacchetto passasse, aprirebbe la strada all’utilizzo di pesticidi sprovvisti dei controlli attualmente in vigore. Un deciso passo indietro verso pratiche poco trasparenti che sembravano ormai finite nel dimenticatoio.
E i rischi non sarebbero finiti. Le nuove misure consentirebbero l’utilizzo di pesticidi vietati anche dopo il loro bando e aprirebbero la strada all’importazione di prodotti pericolosamente contaminati provenienti da Paesi in cui le maglie dei controlli di sicurezza sono decisamente più larghe.
La protesta italiana, è importante sottolineare, non è un caso isolato. Già 139 organizzazioni sparse in tutta Europa si sono espresse con forza contro i provvedimenti proposti.
Anche gli economisti lanciano l’allarme
Prima delle associazioni ambientaliste si erano opposti a Omnibus 90 tra i più importanti economisti europei, 14 dei quali italiani.
Secondo gli esperti di economia il provvedimento rischia di trasformarsi in un arretramento delle politiche virtuose di sostenibilità e di avere ripercussioni negative anche sul rispetto dei diritti dei lavoratori nel mondo dell’industria. In pericolo ci sono due dei punti focali del Green Deal europeo: la CSDDD, la direttiva sulla sostenibilità aziendale e la CSRD, la direttiva sul reporting di sostenibilità.
Fare passi indietro in tal senso minerebbe la leadership dell’Europa nella transizione green e la credibilità delle istituzioni comunitarie nel perseguire i propri obiettivi di rispetto dell’ambiente e di protezione della salute dei cittadini.
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