Cosa prevede il Digital Networks Act? Novità e cosa cambia (davvero)

Pasquale Conte

22 Gennaio 2026 - 15:20

Il 21 gennaio 2026 è stato ufficialmente presentato il Digital Networks Act, una nuova proposta legislativa della Commissione Europea. Ecco le novità.

Cosa prevede il Digital Networks Act? Novità e cosa cambia (davvero)

Il Digital Network Act è una nuova proposta legislativa che la Commissione Europea ha presentato ufficialmente il 21 gennaio 2026, con l’obiettivo di dare una svolta al settore delle telecomunicazioni. L’idea è di superare la frammentazione attuale tra i 27 mercati nazionali, per arrivare a un mercato unico delle connettività entro il 2028.

La proposta si divide in diversi punti, che hanno come scopo finale creare campioni industriali europei che possano competere a livello globale. Riuscendo, al tempo stesso, a garantire il massimo della sicurezza per infrastrutture critiche (es. cavi sottomarini).

Vuoi saperne di più? Vediamo insieme come si presenta questa proposta, quali sono le iniziative in programma, quando potrebbe entrare in vigore e cosa cambierebbe davvero per i cittadini.

Cos’è il Digital Networks Act

Il Digital Networks Act è stato presentato come una naturale evoluzione del Libro Bianco sulle connettività. Ci sono tre pilastri fondamentali, su cui ruotano tutte le proposte:

  • Unificazione del mercato;
  • Accelerazione tecnologica;
  • Sostenibilità e Sicurezza.

In primo luogo, per chi costruisce reti i confini nazionali non dovrebbero più rappresentare un ostacolo. Si vuole rendere le reti europee a prova di futuro, sia favorendo il passaggio totale alla fibra e al 5G sia preparando il terreno al 6G e all’edge computing.

Infine, la proposta vuole rendere le infrastrutture sempre più sicure, con minori consumi di energia e maggior protezione da attacchi esterni e da spionaggio. La Commissione non vuole dunque più solo regolare il mercato, ma spingere la trasformazione industriale del settore.

Cosa prevede il Digital Networks Act

Per meglio comprendere cosa vuole cambiare il Digital Networks Act nel pratico, vediamo insieme nei prossimi capitoli quali sono i punti focali su cui si basa la proposta.

1. Addio definitivo al rame

Come primo punto, il DNA fissa una nuova scadenza per la dismissione delle vecchie reti in rame, a favore della fibra ottica e del 5G. Per lo switch off definitivo, tutti gli Stati membri dell’UE dovranno presentare dei piani nazionali entro il 2035.

Uno dei motivi principali di questa spinta è il risparmio energetico. Secondo i dati raccolti da alcune analisi presentate in Commissione, le reti in fibra ottica consumano tra il 60 e l’80% in meno rispetto al rame.

Inoltre, per gli operatori mantenere attiva la doppia rete rame/fibra è dispendiosa. Liberando risorse, si potrebbe reinvestire in tecnologie VHCN.

2. Mercato unico

Il secondo grande pilastro del Digital Networks Act riguarda l’eccessiva frammentazione dei mercati nazionali, che ostacola la nascita di giganti internazionali che possano competere con americani e cinesi.

Per arrivare all’obiettivo, per prima cosa si cerca l’autorizzazione unica. Un operatore non dovrebbe più chiedere licenze diverse per ogni paese, ma potrà registrarsi una sola volta a livello europeo e poi operare in tutto il continente.

Si punta poi al via libera ai consolidamenti, con aggregazioni transfrontaliere che permettano di creare operatori paneuropei più solidi. Infine, si vuole intervenire sulla burocrazia, riducendo gli oneri amministrativi del 50%.

3. Gestione dello spettro radio

Come terzo punto del Digital Markets Act, c’è la volontà di gestire meglio lo spettro radio su cui viaggiano le reti 5G e il futuro 6G. L’UE propone licenze d’uso di almeno 20-25 anni, per spingere le aziende a investimenti miliardari in antenne.

Altro punto la sincronizzazione del Click Day, con tempi di assegnazione armonizzati in tutta Europa utili per permettere a un operatore di lanciare nuovi servizi in tutta Europa contemporaneamente.

Terzo e ultimo step il focus sul satellite, con la proposta di legge che vuole facilitare l’integrazione tra le reti terrestri e le costellazioni in orbita per coprire tutte le zone (anche quelle non coperte dalla fibra).

4. Fair Share

Altro punto imprescindibile del Digital Markets Act quello riguardante il Fair Share, ossia il contributo equo. In questi anni, si è verificato un braccio di ferro tra colossi della comunicazione come Telco e piattaforme quali Netflix, Meta e Google.

La proposta prevede una risoluzione definitiva delle controversie, tramite un meccanismo di arbitraggio obbligatorio sullo scambio di traffico. Evitando così la tassa sui dati, proposta in precedenza.

Si valuta anche un contributo agli investimenti per la manutenzione delle infrastrutture, a seguito della lamentela di Telco circa il poco contributo di numerosi giganti tech sulla banda mondiale. Infine, c’è il grande obiettivo dell’efficenza, con la volontà di spingere le big tech a ottimizzare i flussi di dati per non sovraccaricare le infrastrutture.

5. Sicurezza

Come quinto e ultimo punto, il tema riguardante la sicurezza e la protezione delle infrastrutture critiche, in particolare per cavi sottomarini. L’Europa ha compreso che la sovranità digitale dipende dai fili sottili e dunque vuole introdurre standard di sicurezza più severi per i cavi che collegano l’Europa al resto del mondo, al fine di evitare sabotaggi.

È entrato poi il tema di riserva navale, con una flotta strategica di posacavi battenti bandiera UE. Verrà stilata una lista di progetti infrastrutturali vitali, con finanziamenti agevolati e burocrazia ridotta.

Si parla anche di software, con il DNA che impone agli operatori di adottare architetture più sicure.

Cosa cambia per i cittadini UE

Ma cosa cambierà, nel pratico, per i cittadini europei? Il Digital Networks Act non sarà un cambiamento improvviso, ma una trasformazione graduale. L’obiettivo è agevolare il passaggio da servizio variabile a standard garantito.

Per prima cosa, grazie allo switch-off del rame entro il 2035, si vuole portare la banda ultralarga di almeno 1 Gbps in ogni casa, anche nei piccoli borghi. Il tutto sfruttando servizi più innovativi grazie alle reti potenti e intelligenti. Basti pensare alla medicina a distanza, alla realtà aumentata per l’istruzione e alla domotica connessa.

Non da subito, ma un grande cambiamento potrebbe verificarsi anche con il consolidamento del mercato unico che porterebbe a tariffe più trasparenti e soprattutto convenienti. Avendo un ventaglio di promozioni più ampio, è probabile che i prezzi scenderanno sia per le offerte mobile sia per la fibra.

Un ultimo importante punto di impatto che il DNA potrebbe avere nel mercato è la maggiore stabilità delle connessioni. Sfruttando la protezione dei cavi sottomarini e delle strutture critiche, il rischio di blackout o rallentamenti si ridurrebbe drasticamente.

Cosa manca per l’approvazione

Ora che c’è stata la presentazione ufficiale, il Digital Networks Act deve affrontare un lungo percorso legislativo prima dell’approvazione. Il testo non è ancora legge, ma deve essere discusso, emendato e poi approvato dai rappresentanti dei cittadini e dai governi.

La proposta passerà ora in esame al Parlamento e al Consiglio europeo, con proposte eventuali di modifiche. Ci sarà poi la fase dei negoziati tra Commissione, Parlamento e Consiglio. Superato questo scoglio, si procederà con l’approvazione finale, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE e l’entrata in vigore dopo 20 giorni.

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.