Cos’è il digital divide e le come ridurre la discriminazione tecnologica

Pasquale Conte

30 Maggio 2026 - 15:01

Una larga fetta di popolazione mondiale rischia di rimanere indietro in ambito tecnologico. Ecco cos’è il digital divide e cosa fare per combatterlo.

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Oggi miliardi di persone in tutto il mondo navigano in rete senza problemi, possono scorrere tra i vari social media e lavorare online. Ma al tempo stesso, altrettanti rimangono esclusi da questa realtà e non riescono a rimanere al passo coi tempi. Un fenomeno chiamato digital divide che viene definito come una vera e propria crisi sociale ed economica destinata ad allargare le disuguaglianze.

Le persone che già sono socialmente svantaggiate come anziani, migranti, disabili o poveri sono quelle che più spesso non possono permettersi o non sanno usare la tecnologia. E questo rende più complicato accedere a servizi pubblici, trovare un lavoro, studiare o comunicare con le istituzioni.

In questa guida, vediamo nel dettaglio cosa si intende con digital divide e cosa si può fare per cercare quantomeno di colmare la lacuna con le generazioni più vicine all’universo tech.

Cos’è il digital divide

Il digital divide, tradotto in divario digitale, è un termine con cui si intende la diseguaglianza che c’è tra chi ha accesso alle tecnologie e chi non le ha, totalmente o parzialmente.

Nella definizione più moderna, non si parla più solo di accesso a internet o a un computer. Il digital divide comprende infatti anche l’accesso fisico a dispositivi e connettività, le competenze digitali, le qualità della connessione e la capacità di comprensione critica.

A rendere il digital divide ancor più pericoloso è il fatto che chi rimane escluso non ha la possibilità di accedere a servizi essenziali come la gestione delle bollette, la prenotazione di visite mediche, l’accesso alla propria cartella sanitaria o la ricerca di un lavoro.

Quali sono le conseguenze? Una sempre più crescente marginalizzazione sociale, l’impossibilità di accedere alle opportunità di lavoro, la limitazione del diritto all’informazione e la partecipazione in una comunità.

I 3 tipi di digital divide

Oggi gli esperti dividono il digital divide in almeno tre forme distinte:

  1. Digital divide infrastrutturale: è il divario legato alla mancanza di infrastrutture. Soprattutto in aree rurali o remote, spesso manca la connessione a internet, i computer e gli smartphone. Si tratta di un divario che si registra in particolare nelle aree montane e nell’Italia meridionale. Secondo gli ultimi dati regionali, nel Mezzogiorno solamente il 63,4% degli individui ha un accesso adeguato alle tecnologie;
  2. Digital divide di competenze: può capitare che le infrastrutture siano presenti, ma molte persone decidano di non utilizzarle o di non sfruttarle a pieno. Questo succede quando c’è mancanza di competenze o per una scarsa fiducia nelle proprie abilità. Più ricerche dimostrano come il 59% delle PMI italiane presentano lacune nelle competenze digitali dei propri dipendenti;
  3. Digital divide economico: c’è un terzo caso in cui le infrastrutture e le competenze sono disponibili, ma il costo elevato di connessione e dispositivi crea una barriera ulteriore per le famiglie a basso reddito.

Le cause del digital divide

Ci sono numerose cause che possono portare alla creazione e allo sviluppo di un caso di digital divide. In prima linea ci sono le aree geografiche e le motivazioni di tipo infrastrutturale. Per esempio a causa di pochi investimenti in banda ultralarga, che si concentrano nelle aree urbane e ad alta densità geografica.

Entrano poi le cause economiche, come il prezzo dei dispositivi e il costo mensile della connessione. A livello sociale, spesso i più esclusi sono gli anziani, i migranti, i disabili o le donne non occupate. Rientrano infine cause di tipo culturale o politico. Mancanza di consapevolezza dei benefici della tecnologia, sfiducia nei confronti di internet, mancanza di una strategia nazionale coerente e pochi investimenti pubblici strutturali.

Le conseguenze del digital divide

Chi è escluso dal digitale ha accesso a molte meno opportunità di tipo lavorativo. Nel mercato del lavoro di oggi, la maggior parte delle posizioni richiede competenze digitali di base. E molte si svolgono interamente online. Anche dal punto di vista sociale, una grossa conseguenze è la mancata partecipazione a una comunità online, ormai indispensabile.

Non si possono non menzionare le conseguenze dal punto di vista educativo. Pensiamo alla pandemia Covid-19, durante il quale l’unico modo per seguire le lezioni era tramite la didattica a distanza. Secondo alcuni dati, l’8% degli alunni è rimasto escluso per mancanza di connessione. E la percentuale sale al 23% se si considerano studenti con disabilità.

Dal punto di vista sanitario, la tecnologia garantisce l’accesso ai fascicoli sanitari e la prenotazione di visite online. E infine, chi non ha accesso a internet non può partecipare al dibattito politico online o esercitare a pieno i propri diritti di cittadino digitale.

Come ridurre il digital divide

Fatte le dovute premesse, vediamo insieme quali strategie adottare per ridurre il digital divide. Oggi la comunità internazionale sta investendo massicciamente in questo senso. Un esempio sono gli investimenti in infrastrutture, con l’Italia che attraverso il PNRR sta spendendo miliardi di euro in reti ultraveloci e banda ultralarga.

Il progetto Italia Digitale 2026 vuole portare connessioni fino a 1 Gbps su tutto il territorio nazionale. E poi ci sono le tecnologie satellitari in orbita bassa, che stanno emergendo come soluzioni per le aree difficili da raggiungere.

Ci sono poi numerosi programmi di alfabetizzazione digitale. In Italia c’è Punti Digitale Facile, un programma composto da oltre 3.800 strutture dove i cittadini possono ricevere formazione gratuita. L’obiettivo è raggiungere l’80% degli italiani entro il 2030.

Dal punto di vista di incentivi economici, molti governi offrono contributi e voucher per aiutare le famiglie a basso reddito ad acquistare dispositivi e attivare connessioni. C’è poi l’accesso pubblico diffuso, con il Wi-Fi gratuito disponibile in numerose piazze, biblioteche, ospedali e centri sociali.

Infine menzioniamo la digitalizzazione dei servizi pubblici che siano accessibili. Questo vuol dire garantire la compatibilità con tecnologie per disabili, la disponibilità in più lingue, un’interfaccia intuitiva e il supporto tecnico gratuito.

Altre cose da sapere sul digital divide

Il tema del digital divide oggi si espande su più fronti e difficilmente si possono affrontare tutti in maniera veloce. Esistono però alcuni aspetti extra che dovresti conoscere. La nuova frontiera è il digital divide cognitivo. Secondo uno studio dell’Elon University svolto nel 2025, oggi il 61% degli esperti tecnologici prevede cambiamenti rivoluzionari alle capacità umane entro il 2035.

In particolare, l’uso di strumenti AI eccessivo è correlato con una riduzione delle capacità di pensiero critico. Il rischio è una nuova forma di divario tra chi sa usare consapevolmente la tecnologia e chi no.

C’è poi il tema della sostenibilità ambientale. La transizione deve infatti essere sostenibile, con investimenti che prevedono l’uso di energia rinnovabile e le soluzioni che devono essere eco-friendly. Inoltre, anche l’obsolescenza programmata va combattuta.

Infine l’inclusività nel digital divide. Le nuove soluzioni devono includere accessibilità per ipovedenti e per non utenti, così come per chi ha mobilità ridotta. Infine, contenuti in più lingue e con considerazione dei contesti culturali.

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