Investigatore privato per licenziare i dipendenti: la Cassazione approva

Assoldare un investigatore privato per licenziare e cogliere i dipendenti con le mani nel sacco è possibile: la Cassazione approva i controlli impliciti alla prestazione di lavoro.

Assoldare un investigatore privato per licenziare e cogliere i dipendenti con le mani nel sacco è possibile: la Cassazione approva i controlli da professionisti, a patto che l’illecito sia implicato nella prestazione di lavoro.

La Sentenza 14454/2017 della sezione lavoro apre al licenziamento legittimo in caso di dipendenti disonesti e colti in fragranza di reato anche con mezzi indiretti come le investigazioni.

Il dipendente sospettato di ammanchi di cassa, infatti, ha opposto dimostranze sull’attendibilità delle fonti, in quanto un’accusa di furto non può basarsi sulle dichiarazioni di persone esterne, considerabili di parte in quanto assunte.

Oltre ad assumere un investigatore privato per spiare i comportamenti dei dipendenti, la difesa del dipendente ha accusato il datore di lavoro di aver sovradimensionato l’ammanco, nonché dimenticato la pregressa carriera lavorativa.

Vediamo quali sono i diritti dei lavoratori nei riguardi della privacy, ma anche i diritti del datore di lavoro nel caso di dipendenti disonesti.

L’investigatore privato e lo Statuto dei lavoratori

L’investigatore privato per spiare il comportamento dei dipendenti è al limite di ciò che ammette la Legge nei riguardi del controllo dei dipendenti, in quanto la Legge 300/1970 definisce chiaramente quali siano i diritti dei dipendenti nel luogo di lavoro.

Riguardo a strumenti di registrazione video, ad esempio, l’Art. 4 dello Statuto dei Lavoratori sancisce un netto divieto, a meno che esse non siano utili al lavoro dell’azienda stessa. Il datore di lavoro, in questo caso, dovrà comunque avere l’accordo dei suoi dipendenti, o meglio della loro rappresentanza sindacale.

La difesa della privacy è tutelata dalla legge anche rispetto a computer e Internet, ma le tutele non devono superare il limite della cattiva condotta. Il datore di lavoro ha infatti il bisogno di assicurarsi che i dipendenti per questo motivo il Garante della Privacy è intervenuto con un provvedimento (18 ottobre 2012) per ricordare la necessità di trasparenza.

Licenziare è certamente l’ultima sanzione disciplinare per illeciti commessi nel luogo di lavoro, eppure, malgrado possa sembrare estremo, il caso della Sentenza di Cassazione 14454/2017 ne giustifica l’esecuzione.

Licenziamento con investigatore privato: è una prova

Licenziare grazie ad un investigatore privato è ammesso dalla Corte di Cassazione nel caso in cui l’agenzia di investigazioni indaghi sugli illeciti compiuti nell’azienda dagli stessi dipendenti.

La Sentenza di Cassazione 14454/2017 specifica che i reati devono essere commessi contro il patrimonio della propria azienda per giustificare l’uso dell’investigatore.

Il dipendente, nel caso specifico, era appunto sospettato di ammanchi di cassa, per cui il datore di lavoro ha commissionato all’agenzia di investigazioni di fingersi cliente ed accertare la modalità di furto.

Malgrado lo Statuto dei Lavoratori ammetta solo controlli avallati dai dipendenti, l’illecito è stato testimoniato, per cui il ricorso del dipendente disonesto non è stato accettato ed il licenziamento è risultato conseguentemente legittimo.

Si legga questo articolo sugli illeciti commessi dal datore di lavoro per completezza.

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