Arte e finanza: l’ingresso dell’Intelligenza artificiale

Intelligenza artificiale al servizio dell’arte. È questa una delle novità dimostrate dal report del 2018 di Deloitte sul mercato dell’arte e dei beni da collezione

Arte e finanza: l'ingresso dell'Intelligenza artificiale

Connubio tra emozioni e algoritmi matematici. È questa la nuova frontiera dell’intelligenza artificiale che entra di prepotenza nel mercato dell’arte dei beni da collezione.

Una sfida tecnologica presentata ieri a Milano dalla società di consulenza Deloitte con il contributo di Kellify e descritta all’interno del report del 2018 sul mercato dell’arte e dei beni da collezione.

Come si evince dallo studio, l’obiettivo di questo matrimonio nasce principalmente con lo scopo di ridurre i tre limiti principali del mercato dell’arte che riguardano: l’autenticità delle opere, la manipolazione dei prezzi e la mancanza di trasparenza e di tracciabilità.

Obiettivi complessi che tuttavia non hanno limitato il raggio d’azione dell’intelligenza artificiale, visto che nel 2018 ha avuto grande risonanza la produzione di opere originali da parte di algoritmi matematici.

Arte e intelligenza artificiale: il primo dipinto algoritmico

Il 25 ottobre 2018 non rappresenta una data fine a se stessa, ma l’inizio di un nuovo mercato artistico. Christie’s New York, la più grande casa d’aste del mondo, ha battuto per la prima volta all’asta un’opera d’arte creata dall’intelligenza artificiale.

Realizzato da tre studenti francesi, il dipinto intitolato Portrait of Edmond de Belamy è stato venduto ad un acquirente ignoto alla cifra di 432 mila dollari, 43 volte di più rispetto la base d’asta che oscillava tra i 7.000 e i 10.000 dollari.

L’opera è stata creata da un algoritmo basato sulle GAN (Generative Adversarial Networks), ovvero reti generative avversarie, alimentate da un insieme di immagini relative a 15.000 ritratti storici, realizzati tra il XIV e XX secolo.

Per saperne di più leggi L’Intelligenza Artificiale che sfida Picasso e dipinge come un vero artista

L’algoritmo quindi prevede il “confronto-scontro” di due reti neurali: il Discriminatore e il Generatore. Il primo può essere identificato come il maestro, il secondo come l’allievo.

Il Discriminatore memorizza una notevole quantità di immagini di ritratti reali, il Generatore di contro inizia a dar vita da buon allievo a disegni casuali. Dopo averli realizzati, li invia al maestro che, confrontandoli con le proprie immagini, giudica se possono essere ritenuti delle opere d’arte.

La novità di questo nuovo approccio riguarda però soprattutto la modalità di esposizione e vendita, perché nessuno aveva deciso di stampare l’opera tecnologica su tela e di apporre la firma della funzione matematica che l’ha realizzata.

Il ruolo di Kellify negli investimenti in arte

L’applicazione della tecnologia riguarda anche gli investimenti in arte. Grazie all’intelligenza artificiale, la società fintech Kellify ha dato vita a un nuovo approccio che permette di individuare le opere d’arte e i beni da collezione che risultano essere più liquidi e rivendibili e quindi profittevoli nel breve periodo.

Una novità che ha permesso di estendere questo settore. Prima dell’intervento di Kellify, gli investimenti promossi da fondi specializzati erano tradizionalmente profittevoli nel lungo periodo, ossia oltre i 10 anni, e richiedevano una quota di ingresso non inferiore ai 100.000 euro.

Apprendendo il comportamento delle case d’asta e degli investitori, le caratteristiche razionali, irrazionali ed emotive, Kellify è in grado di identificare i lotti che nel breve periodo saranno i più liquidi e rivendibili.

La sfida di Kellify è quindi quella di accorciare la distanza tra le persone e la finanza grazie all’intelligenza artificiale, portando trasparenza in un mercato tipicamente elitario e fortemente connotato dalle emozioni.

Fondata nell’aprile del 2017 da Francesco Magagnini, Chief Executive Officer e Fabrizio Malfanti, Chief AI Officer, Kellify si rivolge soprattutto a wealth manager, fondi specializzati e banche di investimento che non vogliono aspettare decenni per ottenere un profitto dal proprio investimento.

Nel 2018 con il supporto di un gruppo di imprenditori e business angel, Kellify ha chiuso il suo primo round di 1.74 milioni di dollari. Con questo capitale la società è cresciuta a Genova, Malmö, Praga e New York.

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