Governo, Tria all’Economia: ma cosa pensa dell’euro?

Il nuovo ministro dell’Economia crede nell’euro e nell’Eurozona? Ecco cosa bisognerà aspettarsi da Giovanni Tria e dal nuovo Governo Conte.

Governo, Tria all'Economia: ma cosa pensa dell'euro?

L’Italia ha finalmente un Governo, nel quale una delle cariche più ambite, quella di ministro dell’Economia e delle Finanze, sarà ricoperta dal professor Giovanni Tria.

Nella serata di ieri il nuovo primo ministro Giuseppe Conte ha reso nota la sua lunga lista di colleghi che lo affiancheranno nell’ardua impresa di dare un nuovo, funzionante esecutivo al Paese.

È stato proprio il MEF a determinare il fallimento del “primo Governo Conte”. M5s e Lega avevano in quell’occasione proposto a Mattarella il prof. Paolo Savona, giudicato dal Quirinale inadatto a causa delle sue posizioni sull’euro e sull’Eurozona in generale.

Savona ha comunque ottenuto un ruolo nel nuovo Governo - si occuperà di affari Ue - ma l’attenzione italiana ed internazionale si è concentrata tutta sul nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze. La domanda, dopo lo sgambetto iniziale di Mattarella, appare lecita: qual è la posizione di Tria sull’Euro e sull’Eurozona? Le sue idee saranno davvero così distanti da quelle di Savona? Molto probabilmente no.

Giovanni Tria su euro ed Eurozona

Stando a quanto recentemente riportato da numerose fonti di stampa nostrana, la posizione del nuovo ministro dell’Economia sull’euro non sarebbe poi così diversa da quella di Paolo Savona. Una recente analisi dell’AGI ha parlato di un Tria particolarmente critico nei confronti dell’Eurozona e, soprattutto, nei confronti della Germania, colei che dovrebbe in realtà uscire dal blocco della moneta unica.

Per il professore, recentemente nominato anche preside della facoltà di Economia di Tor Vergata, all’Italia non converrebbe uscire dall’euro, ma dovrebbe essere Berlino a farlo dato il suo surplus commerciale poco compatibile con il regime di cambi fissi dell’Eurozona. Ci si potrebbe immaginare dunque, tra le proposte del suo Governo, anche quella relativa all’aggiustamento del citato regime di cambi.

“Se un Paese come la Germania mantiene per anni un surplus tra il 6 e l’8% del Pil senza che la sua valuta si apprezzi rispetto a quella di Paesi in deficit, significa che questo strumento di riequilibrio economico di mercato è stato eliminato, e non che si è eliminata una policy sbagliata. Sostanzialmente questa è la situazione all’interno dell’Eurozona”,

aveva affermato Tria in un recente articolo apparso sul sito Formiche.it.

Non un monito ad uscire dall’Euro dunque, e neanche una “furbesca” politica dei Paesi in deficit, quella discussa dal nuovo ministro, ma soltanto considerazioni su strumenti di riequilibrio di mercato inesistenti nell’Eurozona.

“Forse è ora di abbandonare molti tabù che hanno impedito, come rilevano La Malfa e Savona, almeno di analizzare i problemi e prepararsi a soluzioni alternative,”

aveva aggiunto Tria, riferendosi anche alla necessità di utilizzare le politiche fiscali, da molti (soprattutto dai tedeschi) considerate come “droga”.

La critica di Tria verso la Germania è lampante.

“Dal 2008 ci dicono che la risposta dovrebbe essere la deflazione interna, ma è evidente che questa c’è stata ma non ha funzionato, anche perché promuovere la deflazione in Paesi con alto debito, e non parliamo solo dell’Italia, è un evidente suicidio.”

È chiaro che quella di Giovanni Tria, nuovo ministro dell’Economia e delle Finanze, non è stato un monito ad uscire dall’euro, ma un invito a compiere un’analisi economica più seria in grado di stabilire se e come cambiare positivamente l’Europa.

La posizione di Tria si può riassumere in una sola frase, pronunciata nel 2017 durante un convegno organizzato dagli Amici di Marco Biagi, come riporta huffingtonpost.it:

“A chi dice che bisogna uscire dall’euro rispondo così: è sbagliato rispondere Sì ma allo stesso tempo sarebbe limitato rispondere No.”

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