L’intervista di Money.it Mehdi Zare, o-fondatore di Bina Capital. I risparmiatori italiani puntano troppo sugli asset domestici? La domanda dopo il successo del BTP Italia Sì.
L’emissione del BTP Italia Sì si è rivelata l’ennesimo successo per il governo Meloni, impegnato da anni a incentivare la partecipazione degli investitori retail e dei piccoli risparmiatori al debito pubblico dell’Italia.
Una vera missione, quella portata avanti in prima persona dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, riassunta nella dichiarazione “Più Titoli di Stato agli italiani”, e che ha trovato la sua massima espressione nel BTP Valore, primo BTP rivolto esclusivamente alla platea degli investitori retail, creato dal suo governo e giunto lo scorso marzo alla sua settima edizione, inclusa la novità del BTP Più.
Sono ormai tre anni, se si considera che il primo BTP Valore emesso dal MEF del governo Meloni è stato collocato nel giugno del 2023, che i cosiddetti BTP People rispondono alla chiamata della premier, volta a canalizzare il risparmio degli italiani verso il debito di casa, destinato tra l’altro quest’anno a superare anche quello della Grecia, in rapporto al PIL (prodotto interno lordo).
E sono altrettanti tre anni che diversi economisti bocciano la strategia di nazionalizzazione del debito inaugurata dal governo Meloni, elencando i rischi a cui andrebbero incontro i risparmiatori italiani.
Intervista di Money.it a Medhi Zare, co-fondatore di Bina Capital
Critiche a parte, è interessante notare cosa ha detto a Money.it Mehdi Zare, esperto di finanza e ingegneria tecnologica e co-fondatore di Bina Capital, piattaforma e newsletter finanziaria incentrata sull’analisi delle decisioni monetarie.
Prima di dedicarsi all’AI Zare, che possiede la certificazione internazionale CFA Charterholder (Chartered Financial Analyst), è stato Quantitative Analysis Manager per Capital One, dove gestiva modelli di previsione della liquidità, collaborando con l’Office of Financial Research del governo americano.
Alla domanda sulle indicazioni specifiche da dare ai risparmiatori, Zare ha detto chiaramente che gli investitori retail italiani dovrebbero puntare piuttosto su un portafoglio che opti per la diversificazione globale, rivolgendo dunque la loro attenzione su molti asset finanziari, invece che concentrare il risparmio sugli asset domestici.
A essere stati menzionati dall’analista sono stati, tra le altre cose, proprio i BTP, in generale, ovvero i Titoli di Stato italiani, e per motivi ben precisi.
I tre fattori a cui il risparmiatore italiano deve guardare quando decide di investire
Il co-fondatore di Bina Capital ha risposto alla domanda specifica di Money.it su possibili ed eventuali consigli da dare agli investitori italiani, sottolineando che sono tre gli aspetti che dovrebbero essere presi in considerazione.
- Il cambio valutario.
- L’energia, in particolare la dipendenza dall’energia.
- La semplicità e i costi.
Rapporto euro-dollaro, l’esempio che va capire cosa può accedere senza uno strumento di hedge
Riguardo al cambio valutario, il riferimento è al rapporto euro-dollaro: “Redditi e spese (degli italiani) sono in euro, mentre gran parte degli asset al centro dei mercati globali è denominata in dollari”, ha ricordato Zare, aggiungendo che “la Fed e e la BCE stanno seguendo traiettorie differenti”.
Di fatto la Fed - pur con una svolta che è stata definita hawkish dopo la prima riunione di politica monetaria sotto il controllo del nuovo presidente Kevin Warsh - sta confermando lo status quo, mentre la BCE ha appena alzato i tassi.
La divergenza tra le due politiche monetarie, ha spiegato l’esperto, “crea un differenziale che incide in modo significativo sui rendimenti effettivi, per cui è opportuno decidere in modo consapevole se coprire o meno il rischio cambio sull’esposizione obbligazionaria”.
Esempio pratico: si compra un ETF obbligazionario in dollari USA.
L’obbligazione rende il 4%, ma le spese e i risparmi sono in euro.
Di conseguenza, il rendimento finale non dipenderà solo dalla performance del bond, ma anche dal cambio euro-dollaro.
Se il dollaro si rafforza contro l’euro, il rendimento aumenta, ma se il dollaro si indebolisce nei confronti dell’euro, una parte del rendimento e, nel worst case scenario, tutto, viene eroso dal rapporto di cambio EUR-USD.
Tutelandosi con strumenti finanziari di hedge, in base al principio “hedge the currency exposure”, l’effetto valutario viene invece neutralizzato. Leggi anche: “La classifica dei Paesi con il maggior numero di investimenti esteri in Europa”
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Italia (e tutta l’Europa) dipendenti da energia. A maggior ragione guardare oltre a BTP e banche italiane
Secondo fattore che l’investitore/rispamiatore italiano deve considerare è l’energia, secondo Mehdi Zare.
Ed è qui che l’esperto interpellato da Money.it menziona l’abitudine degli italiani a investire soprattutto nei BTP ma anche in altri asset domestici, guardando poco ad asset esteri, ricordando come il principio di diversificazione sia invece ora più cruciale che mai, a causa delle conseguenze della guerra USA-Iran, che vede l’Europa fare i conti con la forte dipendenza energetica dall’estero.
Di fatto, Mehdi Zare ha evidenziato che la propensione a investire negli asset domestici è un atteggiamento che caratterizza non solo gli italiani, ma tutti gli europei in generale:
“L’Europa importa una quota di energia molto più elevata rispetto agli Stati Uniti; uno shock petrolifero prolungato colpisce quindi con maggiore intensità la crescita e i consumi europei. È un argomento a favore di una vera diversificazione globale, invece di concentrare il portafoglio su banche domestiche, utility e BTP. L’home bias resta uno dei comportamenti più costosi nei portafogli retail europei”.
Il manager conferma dunque quanto diversi economisti e analisti ripetono da anni, nel commentare il modus operandi degli investitori italiani.
A essere preferiti, sono soprattutto azioni, obbligazioni e strumenti finanziari di casa. Leggi anche Il grande inganno sui BTP svelato da Carnevale-Maffè. Perché lo spread ormai conta poco.
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Il monito su come investono gli italiani dopo il successo dell’emissione del BTP Italia Sì
Il monito di Zare è arrivato a pochi giorni dal risultato della prima emissione del BTP Italia Sì, che il MEF ha annunciato venerdì scorso, 19 giugno 2026. Un’emissione che conferma il successo della strategia di Meloni e del suo governo, protesa per l’appunto a piazzare nuove grandi fette di debito italiano agli investitori retail.
Il collocamento del nuovo Titolo di Stato, emesso sul MOT lunedì scorso 15 giugno, si è concluso con una raccolta che ha sfiorato i 9 miliardi di euro, per la precisione con 8.842,593 milioni di euro raccolti e 281.140 contratti registrati, superando per valore emesso le ultime quattro edizioni del tradizionale BTP Italia.
Il taglio medio dei contratti è stato pari a 31.453 euro.
Il BTP Italia Sì, con scadenza a 5 anni (23 giugno 2031) e premio fedeltà allo 0,6%, è un titolo di Stato indicizzato all’inflazione che assicura un tasso annuo minimo pari all’1,60% (confermato alla fine dell’emissione), a cui si aggiunge il tasso di inflazione nazionale.
Questo significa, ha precisato il MEF che, “per il calcolo del valore complessivo delle cedole, al tasso minimo all’1,60% - garantito anche in caso di deflazione - dovrà essere sommato il tasso di inflazione nazionale (Indice FOI, senza tabacchi - Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi) rilevato nel periodo di riferimento”.
Nel dettaglio, dei 281.140 contratti conclusi sul MOT circa il 65,6% è stato di importo inferiore ai 20.000 euro, mentre se si considerano i contratti fino a 50.000 euro, si raggiunge circa il 90,3% del totale.
E ancora il MEF, nel far riferimento al risultato dell’emissione del BTP Italia:
“Dalle informazioni raccolte da Dealer, Co-Dealer ed altri intermediari, si può desumere una partecipazione di investitori retail significativamente prevalente rispetto a quella del private banking, con una quota pari al 67%. All’interno della quota sottoscritta dagli investitori retail si stima che circa il 52% abbia inoltrato l’ordine attraverso le filiali delle reti bancarie e gli uffici postali (sia recandosi fisicamente in filiale sia a distanza), mentre il restante 48% attraverso l’home banking”.
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BTP Italia Sì: il MEF ha annunciato che l'importo complessivamente emesso è stato pari a 8.842,593 milioni di euro a fronte di 281.140 contratti conclusi, con un taglio medio di 31.453 euro.
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Investimenti, il terzo fattore da considerare secondo l’analista intervistato da Money.it
Tornando all’intervista di Money.it a Medhi Zare, co-fondatore di Bina Capital, il terzo elemento che l’esperto consiglia agli investitori italiani di considerare è quello di privilegiare la semplicità e i costi.
Come farlo?
Zare ha messo in evidenza l’importanza degli ETF UCITS globali e ben diversificati che “permettono di ottenere un’esposizione internazionale a costi contenuti, eventualmente con un orientamento verso società di qualità e strumenti di protezione dall’inflazione, senza inseguire i temi che hanno performato meglio nell’ultima settimana ”.
L’analista ha sottolineato che i risparmiatori italiani devono fare attenzione anche al trattamento fiscale in Italia del prodotto finanziario in cui hanno deciso di investire, ricordando che un consulente locale può incidere sul rendimento netto molto più di quanto gli investitori immaginino.
Intanto, il governo Meloni ha appena incassato un’altra vittoria con l’emissione del BTP Italia Sì, di cui ha annunciato venerdì scorso anche il nuovo codice ISIN, diverso dal codice ISIN del periodo di collocamento, durato cinque giorni.
Il nuovo codice ISIN è al momento dell’eventuale vendita dei titoli sul mercato secondario a partire dalla data di regolamento in poi sarà IT0005713547, con la data di regolamento fissata a domani, martedì 23 giugno 2026.
Intanto, diversi continuano a essere gli esperti che riflettono sia sul risultato del collocamento, che delle differenze che esistono tra questo nuovo Titolo di Stato creato dal governo Meloni e altri asset presenti sul mercato, in una fase di elevata incertezza in cui fin troppi sono gli interrogativi che assillano tutti coloro che vogliono mettere a frutto i loro risparmi, soprattutto a fronte di una tassa dell’inflazione più pesante che sta divorando la liquidità.