Le partecipate dello Stato da record nel 2026. Azioni STM, Saipem, Poste ed Eni sotto la lente

Tommaso Scarpellini

28 Luglio 2026 - 14:36

Quattro titoli statali, performance impossibili da ignorare. Il mercato italiano sorprende nel 2026, ma i numeri nascondono più domande che risposte.

Le partecipate dello Stato da record nel 2026. Azioni STM, Saipem, Poste ed Eni sotto la lente

Nel primo semestre del 2026, mentre il Ftse Mib guadagnava il 15% diventando il migliore tra i grandi listini europei, alcune partecipate statali sembravano correre a velocità ben superiori alla media. Le performance di STMicroelectronics, Saipem, Poste Italiane ed Eni non sarebbero semplici coincidenze borsistiche. Infatti c’è un filo conduttore preciso e non da sottovalutare.

Piazza Affari nel primo semestre del 2026 sembrerebbe aver vissuto una fase di espansione per certi versi anomala. La capitalizzazione complessiva avrebbe raggiunto i 1.209 miliardi vigilati dalla Consob, un dato che fotografa un mercato in salute sul piano del valore nominale. In questo contesto, il peso specifico delle partecipate pubbliche sarebbe diventato ancora più rilevante: quindici società in cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze o veicoli istituzionali come Cassa Depositi e Prestiti detengono quote significative avrebbero contribuito in misura determinante alla crescita complessiva della capitalizzazione.

La distribuzione di questo valore, tuttavia, non sembrerebbe affatto omogenea: quattro titoli in particolare avrebbero generato una sovraperformance strutturale rispetto all’indice principale e alla media del comparto pubblico stesso.

STMicroelectronics: il rimbalzo dei semiconduttori e il riposizionamento globale

Il caso più eclatante sembrerebbe quello di STMicroelectronics, il produttore italo-francese di semiconduttori quotato sia a Milano sia a Parigi, con una capitalizzazione cresciuta del 189,2% nel periodo considerato. Un apprezzamento di tale entità in un orizzonte semestrale richiederebbe l’interazione di molteplici variabili difficilmente riducibili a un’unica causa. Il comparto dei chip aveva attraversato negli anni precedenti una fase di contrazione legata alla normalizzazione del ciclo di inventario globale: dopo la corsa alle scorte del periodo post-pandemico, produttori e distributori avevano progressivamente assorbito le giacenze in eccesso, comprimendo sia i volumi sia i margini.

Saipem: la ristrutturazione premiata dal mercato

Saipem avrebbe registrato un apprezzamento dell’80,5%, confermandosi come uno dei titoli a più elevata direzionalità del listino milanese. La lettura di questa performance richiederebbe però una contestualizzazione storica: l’azienda di ingegneria e servizi per il settore energetico aveva affrontato negli anni precedenti una fase di profondo risanamento finanziario, che aveva incluso un’operazione straordinaria di ricapitalizzazione con effetti diluitivi significativi per gli azionisti preesistenti. Il forte recupero semestrale potrebbe in parte riflettere la naturale rivalutazione che segue un ciclo di ristrutturazione completato, quando il mercato aggiorna le proprie aspettative sulla solidità del modello operativo.

Poste Italiane: il difensivo che cresce

Poste Italiane avrebbe messo a segno un rialzo del 32,5%, una performance che potrebbe sorprendere chi associa questo titolo esclusivamente alla logistica postale tradizionale. La trasformazione del gruppo sarebbe in realtà avanzata in modo significativo negli ultimi anni: Poste si sarebbe affermata come operatore integrato nei servizi finanziari e assicurativi, con una rete distributiva capillare difficilmente replicabile e una base clienti di dimensioni rilevanti su tutto il territorio nazionale. La raccolta di risparmio tramite BTP e buoni fruttiferi postali, la distribuzione di prodotti assicurativi vita e danni e la gestione di conti deposito avrebbero posizionato il gruppo in modo favorevole in un contesto di tassi ancora relativamente elevati rispetto al decennio precedente.

Eni: dividendi, buyback e la scommessa su Plenitude

Eni avrebbe chiuso il semestre con un progresso del 22,1%, in linea con la performance dell’indice principale ma comunque superiore alla media del comparto delle partecipate statali. Il gruppo sembrerebbe aver trovato un equilibrio operativo tra la remunerazione degli azionisti attraverso uno schema combinato di dividendi e riacquisto di azioni proprie, e gli investimenti nella diversificazione del portafoglio energetico. La controllata Plenitude, attiva nella generazione da fonti rinnovabili e nella distribuzione di gas ed energia elettrica ai clienti finali, rappresenterebbe una scommessa sulla convergenza tra idrocarburi e transizione. In un contesto in cui i prezzi del petrolio avrebbero mantenuto livelli compatibili con flussi di cassa operativi positivi, Eni avrebbe potuto continuare a generare valore distribuibile senza compromettere il piano di investimenti. Questo equilibrio sembrerebbe aver trovato il favore degli investitori istituzionali con un approccio value-oriented.
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Beta, concentrazione e la trappola della performance passata

La sovraperformance di un titolo rispetto all’indice di riferimento su un orizzonte semestrale non implica alcuna persistenza statistica del trend, né neutralizza i rischi idiosincratici legati al singolo emittente. I titoli ad elevato coefficiente beta, ovvero quelli che tendono ad amplificare i movimenti dell’indice sia nelle fasi di espansione sia in quelle di contrazione, come STMicroelectronics e Saipem, possono generare rendimenti straordinari in condizioni di mercato favorevoli ma subire drawdown altrettanto pronunciati in presenza di shock macroeconomici o rotazioni settoriali.

Al netto di questo, quello che il primo semestre del 2026 sembrerebbe suggerire è che lo Stato italiano, come azionista di lungo periodo, avrebbe beneficiato in misura rilevante dall’accelerazione di quattro aziende molto diverse tra loro per settore, modello di business e profilo di rischio.