Azioni STMicroelectronics verso un minimo che non si vedeva dal 2025. Occasione dell’anno?

Tommaso Scarpellini

29 Luglio 2026 - 17:13

Un livello che il mercato non vedeva da mesi riaffiora sul grafico, mentre Wall Street trema. Segnale o trappola?

Azioni STMicroelectronics verso un minimo che non si vedeva dal 2025. Occasione dell’anno?

C’è un livello sul grafico di STMicroelectronics (STMMI) che il mercato non toccava da tempo, e questo potrebbe non essere affatto un caso isolato. Mentre Wall Street trema per il comparto hyperscaler e il Nasdaq incassa colpi pesanti in poche sedute, qualcosa di molto simile potrebbe iniziare a riflettersi anche su Piazza Affari. La domanda che in pochi sembrano porsi davvero è se questo ribasso nasconda un’occasione da cogliere, oppure l’anticipo di qualcosa di ben più ampio, e la risposta potrebbe non essere così scontata come sembra.

Un ribasso che arriva da lontano

Il titolo STMMI sta proseguendo una fase discendente che sembrerebbe essersi avviata attorno a giugno 2026. A pesare potrebbe essere anche il clima negativo che si respira negli Stati Uniti sul comparto degli hyperscaler, un settore che negli ultimi giorni ha visto il Nasdaq 100 cedere oltre il 10% in poche sedute, trascinato in gran parte proprio dal tecnologico. STMicroelectronics, essendo parte di questo ecosistema, potrebbe risentirne quasi per riflesso.

Eppure, proprio questi ribassi avrebbero riportato il titolo su livelli che nel corso del 2025 si erano già dimostrati particolarmente sensibili. Si tratta di soglie che, specialmente negli ultimi anni, non si sono ripresentate con grande frequenza, e questo dettaglio potrebbe non essere irrilevante per chi osserva il grafico con occhio tecnico.

Cosa avrebbe spinto il titolo al ribasso

Il motivo principale sembrerebbe piuttosto lineare. Le azioni STMicroelectronics avrebbero accusato il colpo dopo una guidance sul terzo trimestre giudicata inferiore alle attese, comunicata il 23 luglio.

A ben guardare, però, non ci sarebbe nulla di drammatico in questi numeri. Nonostante la guidance più prudente sui ricavi, la società stimerebbe infatti un margine lordo attorno al 37,0% per il terzo trimestre, in miglioramento rispetto al 34,8% registrato nel secondo trimestre e leggermente sopra le attese di mercato, fissate al 36,5%.

Il problema, semmai, riguarderebbe i ricavi attesi: circa $3,70 miliardi contro un consenso degli analisti fissato a $3,76 miliardi. Una differenza contenuta, ma che in un contesto già nervoso potrebbe aver innescato reazioni sproporzionate.

Il vero epicentro non sarebbe STMMI

E qui la vicenda si allargherebbe a uno scenario più ampio. Questa correzione sembrerebbe essersi inserita in un clima di crescente diffidenza, alimentato dalla lettura dei bilanci di altre big tech statunitensi.

L’epicentro geografico potrebbe essere individuato nel KOSPI, l’indice coreano, che avrebbe proseguito con un calo vicino all’11% prima della chiusura, dopo un ribasso del 10,84% nella seduta precedente e una perdita mensile che a luglio sfiorerebbe il 37%. La scintilla sarebbe riconducibile a CXMT, colosso cinese della memoria DRAM, che al debutto sulla borsa di Shanghai avrebbe guadagnato circa il 470%.

Questo clima si sarebbe poi riversato oltreoceano, con il Nasdaq che avrebbe ceduto l’1,20% a quota 25.818,69 punti e lo S&P 500 in flessione dello 0,49% a 7.503,76 punti. Le vendite più pesanti si sarebbero concentrate su titoli come Micron Technology, in calo del 2,31%, oltre a Marvell Technology, Broadcom e AMD.

Il caso Alphabet, un segnale da non sottovalutare

In questo contesto, anche i risultati di alcuni colossi come Alphabet meriterebbero una lettura più attenta. I ricavi comunicati mercoledì sarebbero stati pari a $119,8 miliardi, con una crescita del 24% rispetto all’anno precedente, un dato che a prima vista apparirebbe solido.

Il punto è che una parte consistente di questi risultati sembrerebbe essere stata gonfiata da una componente non operativa. Alphabet detiene infatti una quota di partecipazione in Anthropic, e il forte apprezzamento di questa partecipazione avrebbe generato un ingente guadagno contabile, classificato come «altri proventi», derivante dalla semplice rivalutazione a mercato della quota detenuta, non da vendite o incassi reali. Una fetta rilevante dell’utile per azione riportato da Alphabet sarebbe quindi riconducibile a questa plusvalenza contabile piuttosto che alla crescita organica del business pubblicitario o del cloud. Un dettaglio che, se isolato dal resto, potrebbe ridimensionare non poco l’entità reale del «beat» trimestrale percepito dal mercato.

Nel complesso, quindi, la situazione non presenterebbe elementi particolarmente allarmanti. Il vero rischio potrebbe però nascondersi altrove.

Il filo sottile su cui cammina il Nasdaq

Con multipli P/E vicini ai massimi storici e un P/E forward collocato attorno al cinquantesimo percentile per il comparto tecnologico statunitense, anche piccole revisioni delle attese potrebbero pesare in modo sproporzionato sulle valutazioni correnti, appesantendo i multipli calcolati sugli utili trailing.

STMMI, in quanto parte integrante di questo ecosistema, ne seguirebbe l’andamento quasi per trascinamento, ed è forse per questo che il titolo si troverebbe attualmente in una fase di caduta piuttosto marcata.

Il segnale in controtendenza sul grafico

Spostando però l’attenzione sul piano tecnico, emergerebbe un dettaglio che potrebbe interessare chi opera in ottica di trading. Sul time frame giornaliero, l’RSI a 14 periodi sarebbe tornato in area 30 punti, una zona che storicamente potrebbe indicare un possibile esaurimento della pressione ribassista.

Il quadro potrebbe farsi ancora più interessante qualora il prezzo dovesse avvicinarsi alla media mobile a 200 periodi, dopo aver già violato al ribasso quelle a 21 e 50 periodi. Un eventuale ingresso dell’RSI in area 30 anche sul time frame settimanale rappresenterebbe, in teoria, un segnale ancora più forte di un potenziale bottom in formazione.

Il motivo per cui questa lettura potrebbe avere senso risiederebbe nel fatto che i fondamentali, al momento, non racconterebbero una situazione così drammatica. Sul KOSPI si starebbe assistendo a un sell off legato più a dinamiche tecniche, come margin call, che a un reale deterioramento strutturale, e le valutazioni forward non apparirebbero estreme. Questo potrebbe suggerire movimenti di assestamento piuttosto che l’inizio di una crisi conclamata.

Resterebbe però un rischio da monitorare con attenzione: qualora le aspettative sul settore dovessero iniziare a rivedersi in modo più marcato al ribasso, il tema di una vera e propria «crisi AI» potrebbe tornare a farsi largo tra gli investitori.

Chi osserva questi movimenti con il timore di perdere un’occasione dovrebbe forse fermarsi un momento. I livelli tecnici raccontano una storia, ma non un destino già scritto. Prima di qualsiasi valutazione personale, potrebbe avere senso guardare non solo al singolo titolo, ma al contesto più ampio in cui si muove, perché è lì che spesso si nasconde il rischio reale, non nel grafico di un singolo giorno.