Oggi è partito il periodo di adesione all’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria promossa da Poste Italiane S.p.A. sulle azioni ordinarie di Telecom Italia S.p.a.. (TIM). L’operazione, approvata da Consob con delibera n. 24080 del 15 luglio 2026 e annunciata il 22 marzo 2026, punta al controllo pieno di TIM e al suo eventuale delisting da Euronext Milan.
Poste detiene già il 20,104% del capitale di TIM, pari a 429.363.990 azioni ordinarie post-raggruppamento, e l’offerta riguarda quindi un massimo di 1.706.361.829 azioni, corrispondenti al 79,896% del capitale sociale di TIM dopo il raggruppamento 1:10 entrato in vigore il 15 giugno 2026 e la conversione delle azioni di risparmio.
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Il calcolo da fare per capire se conviene partecipare
Il corrispettivo unitario per ogni azione TIM post-raggruppamento è composto da una parte in contanti pari a 1,67 euro e da 0,218 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane. Questo mix genera un valore teorico complessivo di circa 6,35 euro per azione TIM sulla base dei prezzi di riferimento al 20 marzo 2026 (Poste intorno ai 21,46 euro). Al prezzo attuale di Poste Italiane, che si attesta intorno ai 27,56-27,84 euro nelle sedute recenti di metà luglio 2026, il valore implicito dell’offerta sale a circa 7,73 euro per azione TIM (1,67 euro cash più 0,218 × 27,80 euro circa di Poste). Il prezzo di mercato di TIM nello stesso periodo oscilla tra 7,72 e 7,85 euro, collocando quindi l’offerta sostanzialmente in linea con le quotazioni correnti, senza un premio significativo al momento dell’avvio.
Per rendere tangibile il meccanismo di scambio e incasso, si possono esaminare alcuni scenari ipotetici basati sul corrispettivo unitario confermato nel documento di offerta. Un azionista che decidesse di portare in adesione 500 azioni TIM post-raggruppamento riceverebbe esattamente 835 euro in contanti e 109 azioni ordinarie di nuova emissione di Poste Italiane. Nel caso di 1.000 azioni TIM, l’incasso in denaro salirebbe a 1.670 euro con la consegna di 218 azioni Poste. Scalando ulteriormente, per un pacchetto di 5.000 azioni TIM l’investitore otterrebbe 8.350 euro in contanti e 1.090 azioni Poste, mentre per 10.000 azioni le cifre raggiungerebbero 16.700 euro in denaro e 2.180 azioni Poste di nuova emissione. In tutti questi casi, poiché i quantitativi sono multipli esatti che producono numeri interi di azioni Poste, non si genererebbero parti frazionarie.
Qualora invece il numero di azioni TIM portate in adesione non consentisse un numero intero di azioni Poste, le frazioni residue verrebbero aggregate tra tutti gli aderenti, le azioni intere risultanti vendute sul mercato e il provento in contanti distribuito proporzionalmente agli interessati senza alcun costo o commissione a loro carico. Al prezzo attuale di Poste Italiane intorno ai 27,80 euro, il controvalore complessivo teorico per le 500 azioni TIM nell’esempio precedente ammonterebbe a circa 3.865 euro (835 euro cash più 109 azioni Poste valorizzate a circa 3.030 euro), corrispondente a un valore medio di circa 7,73 euro per azione TIM, in linea con le quotazioni di mercato del titolo Telecom nello stesso periodo.
Una valutazione indipendente condotta da PwC e dal professor Eugenio Pinto al 19 maggio 2026, sulla base dei dati al 31 marzo 2026, ha stimato il fair value di TIM in almeno 6,85 euro per azione post-raggruppamento. L’offerta a 6,35 euro (valore di lancio) si colloca quindi leggermente al di sotto di questa stima, ma il rialzo successivo delle quotazioni di Poste ha riportato il valore implicito vicino o leggermente sopra i livelli di mercato attuali. Il controvalore massimo complessivo dell’operazione è stimato in circa 10,833 miliardi di euro (2,850 miliardi di euro in contanti più circa 372 milioni di nuove azioni Poste valorizzate al prezzo di riferimento).
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Come vanno le due società?
I dati finanziari delle due società forniscono un quadro utile per valutare l’operazione. Nel 2025 TIM ha registrato ricavi consolidati per 13,734 miliardi di euro (+0,6% rispetto al 2024), un EBITDA di 4,566 miliardi di euro (-3,8%), un EBIT di 1,564 miliardi di euro e un utile netto di 519 milioni di euro (297 milioni attribuibili al gruppo). Nel primo trimestre 2026 i ricavi sono saliti a 3,321 miliardi di euro (+1,4%), ma l’EBITDA è sceso a 732 milioni di euro e si è registrato un utile netto negativo di 248 milioni di euro. TIM ha beneficiato di upgrade di rating (Moody’s Ba1, Fitch e S&P BB+) e ha avviato un programma di buyback autorizzato fino a 70 milioni di azioni post-raggruppamento, oltre alla cessione di Sparkle (long-stop esteso a ottobre 2026).
Poste Italiane, invece, nel 2025 ha chiuso con ricavi consolidati di 13,588 miliardi di euro (+5,1% sul 2024), un EBIT di 3,167 miliardi di euro, un utile netto di 2,235 miliardi di euro e un utile per azione di 1,710 euro. Nel primo trimestre 2026 i ricavi hanno raggiunto 3,640 miliardi di euro e l’utile netto 817 milioni di euro. Poste presenta una posizione finanziaria netta positiva di circa 5,643 miliardi di euro a fine 2025, ricavi più stabili grazie alla diversificazione in servizi postali, finanziari (BancoPosta), assicurativi e pagamenti (Postepay), e una politica di dividendi attrattiva (saldo dividendo 2025 di 0,85 euro per azione, con stacco il 22 giugno 2026).
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Cosa cambierà dopo l’OPAS?
Il periodo di adesione va dalle ore 8:30 del 20 luglio 2026 alle ore 17:30 dell’11 settembre 2026 (40 giorni di borsa aperta), con pagamento del corrispettivo fissato al 18 settembre 2026 (o al 2 ottobre in caso di riapertura). Le condizioni di efficacia includono il raggiungimento di una partecipazione superiore al 66,67% del capitale di TIM (soglia che Poste può rinunciare a invocare), il mantenimento delle autorizzazioni (Banca d’Italia già ottenuta il 14 luglio 2026), il via libera antitrust senza condizioni gravose e l’assenza di eventi avversi materiali. Se l’offerta non dovesse raggiungere la soglia e Poste decidesse di non rinunciare, le azioni verrebbero restituite senza costi.
In caso di successo con oltre il 90% o 95% del capitale, scatterebbero le procedure di acquisto obbligatorio e squeeze-out ai sensi degli articoli 108 e 111 del TUF, con conseguente delisting.Per un azionista di TIM, aderire significa incassare immediatamente una componente cash pari a circa il 21-22% del controvalore (a seconda del prezzo di Poste) e ricevere azioni Poste, diventando così azionista di un gruppo più grande, più profittevole e con dividendi regolari.
Le nuove azioni Poste avranno godimento regolare (post dividendo 2025) e saranno negoziabili su Euronext Milan dal giorno del pagamento. Rispetto al mantenere le azioni TIM, l’adesione offre diversificazione e riduzione del rischio specifico legato a TIM (volatilità storica, indebitamento, contenziosi come quello con Open Fiber per 2,6 miliardi di euro). Tuttavia, chi ritiene che TIM possa generare upside maggiore in autonomia – grazie al buyback, alla cessione di asset, agli investimenti in rete e al miglioramento dei margini – potrebbe preferire non aderire, sperando in un prezzo di mercato superiore o in un eventuale rilancio da parte di altri soggetti. Il rischio principale di non aderire è rimanere azionisti di minoranza in una società delistata, con liquidità ridotta e possibile squeeze-out successivo allo stesso corrispettivo.
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