La sera di lunedì 7 settembre 2026 il consiglio di amministrazione di Poste Italiane ha modificato in corsa i termini dell’offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie di Telecom Italia (TIM), a quattro giorni dalla chiusura del periodo di adesione.
La componente in denaro sale da 1,67 a 1,97 euro per ogni azione TIM portata in adesione, mentre il rapporto di concambio resta fermo a 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione. Poste ha precisato nel comunicato che si tratta del corrispettivo finale e che non ci saranno ulteriori incrementi.
Poste ha rinunciato alla condizione soglia del 66,67% dei diritti di voto, comprerà cioè tutte le azioni portate in adesione qualunque sia il risultato finale. L’operazione, in altre parole, non può più fallire. Le due decisioni arrivano con le adesioni ferme al 6,16% delle azioni oggetto dell’offerta, livello che rendeva la soglia dei due terzi irraggiungibile. Conviene aderire all’OPAS di Poste su TIM?
Quanto vale l’offerta?
Il corrispettivo è misto, quindi il suo valore non è un numero fisso e cambia ogni giorno insieme al prezzo delle azioni Poste. Per ogni azione TIM si ricevono 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni Poste, ne segue che ogni euro di variazione del titolo Poste sposta il valore dell’offerta di 21,8 centesimi. Chiunque, in qualsiasi giorno, può quindi rifare il conto in autonomia.
Applicando la formula ai prezzi ufficiali via via rilevati si ottiene questo quadro:
| Prezzo azione Poste | Data | Valore dell’offerta per azione TIM |
|---|---|---|
| 21,46 € | 20 marzo 2026 (data di riferimento) | 6,65 € |
| 27,88 € | 26 agosto 2026 | 8,05 € |
| 26,90 € | 4 settembre 2026 | 7,83 € |
| 26,25 € | 7 settembre 2026 | 7,69 € |
Il primo e il terzo valore sono quelli diffusi da Poste nel comunicato sul rilancio. Sul prezzo della data di riferimento il nuovo corrispettivo incorpora un premio implicito del 14,16% rispetto alla quotazione TIM di quel giorno, contro il valore di 6,35 euro che esprimeva l’offerta originaria.
Il rilancio ha compensato una discesa, più che aggiunto valore
Poste ha aggiunto 30 centesimi certi alla parte in contanti. Nello stesso arco di tempo, però, il suo titolo è sceso: dai 27,88 euro del 26 agosto ai 26,25 del 7 settembre, un calo di 1,63 euro che, moltiplicato per il concambio, ha sottratto circa 36 centesimi al valore dell’offerta.
Il risultato netto è che il corrispettivo di oggi, 7,69 euro, vale circa 5 centesimi in meno di quanto valeva l’offerta precedente ai prezzi di fine agosto. Rispetto al 4 settembre, invece, il saldo è positivo di 30 centesimi pieni, perché in quei tre giorni la quotazione Poste si è mossa poco. È questa la natura di un’offerta pagata in buona parte con azioni proprie. Il rilancio, del valore massimo di 512 milioni di euro di esborso aggiuntivo, è reale ma agisce su un corrispettivo la cui altra componente si muove per conto proprio.
Per lo stesso motivo, chi aderisce non blocca un valore certo. La parte in contanti è l’unica componente fissa e pesa per circa il 25,6% del corrispettivo ai prezzi correnti, contro il 22,6% prima del rilancio, mentre il restante 74,4% circa resta esposto all’andamento del titolo Poste fino al giorno del pagamento e, naturalmente, anche dopo.
Dov’era il premio e dov’è finito
Alla chiusura di lunedì 7 settembre, prima dell’annuncio, TIM valeva 7,474 euro e l’offerta allora vigente ne valeva 7,39: era il titolo a trattare a premio sull’offerta, di circa un punto percentuale, dopo una seduta in cui entrambi avevano perso attorno al 4%. In corso di giornata lo scarto aveva sfiorato i due punti.
Nella seduta di martedì 8 settembre il rapporto si è ribaltato e poi riallineato: TIM è salita di circa il 2% verso 7,62 euro, mentre l’offerta ne valeva 7,66. Lo scarto si è di fatto azzerato. D’altronde, è il comportamento tipico di un titolo sotto OPAS a ridosso della scadenza, quando il mercato smette di prezzare la società e comincia a prezzare l’offerta.
Quanto si incassa davvero?
Il meccanismo di consegna è semplice. Sotto, gli importi per i tagli più frequenti, con il controvalore calcolato al prezzo Poste di 26,25 euro del 7 settembre.
| Azioni TIM conferite | Contanti | Azioni Poste | Controvalore |
|---|---|---|---|
| 100 | 197,00 € | 21,8 (frazione) | 769 € |
| 500 | 985,00 € | 109 | 3.846 € |
| 1.000 | 1.970,00 € | 218 | 7.693 € |
| 5.000 | 9.850,00 € | 1.090 | 38.463 € |
| 10.000 | 19.700,00 € | 2.180 | 76.925 € |
| 25.000 | 49.250,00 € | 5.450 | 192.313 € |
Prima del rilancio le stesse 1.000 azioni avrebbero fruttato 1.670 euro in contanti - l’incremento è di 3 euro ogni 10 azioni conferite.
Le quantità multiple di 500 producono numeri interi di azioni Poste e non generano frazioni. Negli altri casi (le 100 azioni dell’esempio ne generano 21,8) le frazioni residue vengono aggregate tra tutti gli aderenti, le azioni intere risultanti vendute sul mercato e il ricavato distribuito in contanti proporzionalmente, senza commissioni a carico dell’azionista.
Chi ha già aderito non deve fare nulla
Il corrispettivo maggiorato spetta anche a chi ha aderito prima del 7 settembre, senza alcuna nuova operazione da compiere.
Poste pubblicherà una nuova scheda di adesione aggiornata, ma ha chiarito che la sottoscrizione della versione precedente resta valida alle nuove condizioni. Lo stesso corrispettivo si applicherà alle azioni conferite durante la riapertura dei termini, alla relativa data di pagamento.
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Focus sul dividendo
Le azioni Poste consegnate agli aderenti danno diritto all’acconto sul dividendo Poste 2026, che sarà pagato il 25 novembre 2026 con stacco cedola il 23 novembre. Chi aderisce incassa quindi la cedola poche settimane dopo aver ricevuto i titoli.
Ricordiamo che per l’esercizio 2025 Poste ha distribuito 1,25 euro per azione, in aumento del 16%, con un payout del 73%, e ha confermato la propria politica dei dividendi insieme all’intenzione di adottare una distribuzione crescente.
Chi mantiene le azioni TIM non ha in vista alcun flusso cedolare di portata analoga.
Perché la rinuncia alla soglia cambia tutto
Fino al 7 settembre, il mancato raggiungimento della soglia del 66,67% avrebbe consentito a Poste di non perfezionare l’offerta e le azioni sarebbero tornate ai proprietari senza costi. Oggi questo scenario non esiste più.
Con la rinuncia, Poste acquista tutto ciò che le viene consegnato. Restano formalmente in piedi le altre condizioni di efficacia, ma sono di natura diversa e in larga parte già soddisfatte. L’AGCM ha approvato l’operazione senza condizioni il 3 settembre 2025, il nulla osta golden power della Presidenza del Consiglio è del 3 giugno 2026 e l’autorizzazione di Banca d’Italia del 14 luglio 2026. Ciò che resta è essenzialmente la clausola sugli eventi avversi rilevanti, che in condizioni ordinarie non si attiva.
Per l’azionista TIM, aderire oggi equivale sostanzialmente a monetizzare la partecipazione, ricevendo in parte denaro e in parte azioni Poste. Non c’è più l’opzione implicita di riavere indietro i titoli se l’operazione non decolla. La rinuncia comporta inoltre la riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre, cinque sedute in cui chi non ha aderito nella prima fase potrà ancora farlo alle stesse condizioni.
A che punto sono le adesioni
Poste detiene già il 20,104% del capitale di TIM, pari a 429.363.990 azioni ordinarie post-raggruppamento, e l’offerta riguarda le restanti 1.706.361.829 azioni, il 79,896% del capitale, dopo il raggruppamento 1:10 del 15 giugno 2026 e la conversione delle azioni di risparmio.
Al 7 settembre erano state portate in adesione 105.090.736 azioni, pari al 6,1588% delle azioni oggetto dell’offerta e al 4,92% del capitale TIM. Solo in quella giornata ne sono arrivate 11,6 milioni, spinte dall’adesione dell’amministratore delegato Pietro Labriola e dei dirigenti con responsabilità strategiche.
Se l’offerta si chiudesse su questi livelli, Poste salirebbe intorno al 25% di TIM. Per avvicinare i due terzi del capitale mancherebbero ancora quasi 900 milioni di azioni: un ordine di grandezza che spiega da solo perché la soglia sia stata abbandonata.
Va detto che nelle OPAS miste la parte più consistente delle adesioni si concentra fisiologicamente nelle ultime sedute, perché conferire in anticipo significa immobilizzare i titoli senza incassare nulla prima della data di pagamento. Il 6,16% non è quindi la fotografia finale. Resta però una distanza difficile da colmare.
Il delisting, per ora, si allontana
Le procedure di acquisto obbligatorio e squeeze-out previste dagli articoli 108 e 111 del TUF, che porterebbero al ritiro di TIM da Euronext Milan, scattano rispettivamente sopra il 90% e il 95% del capitale. Ai livelli attuali quelle soglie sono lontanissime.
Salvo un’ondata di adesioni nelle ultime sedute e nella riapertura, TIM resterà quindi quotata, con Poste azionista di riferimento rafforzato. Il rischio di ritrovarsi soci di minoranza in una società delistata, che era l’argomento più forte a favore dell’adesione, si ridimensiona di conseguenza.
Attenzione però al risvolto. Un azionista attorno o sopra il 25% può esercitare di fatto un’influenza dominante sulle assemblee ordinarie di una società ad azionariato diffuso, e il flottante si riduce. Non aderire significa restare in una società quotata ma con un socio dominante, con minore liquidità sul titolo e nessuna garanzia che in futuro si ripresenti un’occasione di uscita a condizioni analoghe.
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Cosa fare? Aderire, non aderire o vendere?
Chi aderisce scambia un rischio con un altro. Esce da un titolo con volatilità storica elevata e un percorso di risanamento non concluso, ed entra in un gruppo più grande, più redditizio e con dividendi regolari, incassando subito circa un quarto del controvalore in denaro. Non elimina però il rischio azionario: tre quarti del corrispettivo restano investiti in Borsa, semplicemente su un altro titolo. E su quel titolo pesa proprio l’operazione TIM, che ne assorbe capitale e attenzione manageriale.
Chi non aderisce scommette che TIM valga più di quanto l’offerta esprima, contando sul buyback da 400 milioni di euro approvato dall’assemblea, sulla cessione di Sparkle al Ministero dell’Economia per 700 milioni, sulla riduzione del debito e sul miglioramento dei margini, in un contesto in cui la società ha confermato gli obiettivi 2026 e 2027. Va ricordato che il 18 luglio 2026 il consiglio di amministrazione di TIM aveva giudicato all’unanimità congruo il corrispettivo dal punto di vista finanziario, valutando positivamente il razionale industriale dell’operazione: giudizio che il rilancio, essendo migliorativo, non mette in discussione.
Chi vende sul mercato ottiene oggi sostanzialmente lo stesso valore dell’offerta, con due differenze non banali: incassa tutto in contanti anziché in azioni Poste, e incassa in due giorni anziché il 18 settembre. In compenso paga le commissioni di negoziazione e rinuncia all’acconto sul dividendo Poste di novembre. Con lo scarto azzerato, è un’alternativa concreta soprattutto per chi non desidera diventare azionista Poste.
Fiscalità e frazioni
L’adesione all’OPAS è, salvo casi particolari, un evento fiscalmente rilevante tramite il quale si realizza una plusvalenza o una minusvalenza sull’intero corrispettivo ricevuto (contanti più valore delle azioni Poste) confrontato con il prezzo di carico delle azioni TIM. Trattandosi di un’offerta mista, di norma non si applica alcun regime di neutralità sulla componente in azioni.
Chi ha in portafoglio minusvalenze pregresse in scadenza potrebbe trovare in questa operazione l’occasione per compensarle.
Le date da segnarsi in calendario
Il periodo di adesione ordinario si chiude alle 17:30 di venerdì 11 settembre 2026. Le azioni TIM acquistate sul mercato il 10 e l’11 settembre non potranno essere apportate in adesione, per i tempi di regolamento.
I risultati provvisori sono attesi entro la sera dell’11 settembre e comunque entro le 7:29 del 14 settembre; quelli definitivi entro le 7:29 del 17 settembre. Il pagamento del corrispettivo per le adesioni del periodo ordinario è fissato al 18 settembre 2026, quinto giorno di borsa aperta successivo alla chiusura.
Seguirà la riapertura dei termini dal 21 al 25 settembre; applicando la stessa regola dei cinque giorni, il pagamento delle adesioni raccolte in quella finestra cade il 2 ottobre. Le nuove azioni Poste saranno negoziabili su Euronext Milan dal giorno del pagamento.
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