Il Rapporto sugli investimenti mondiali 2025 delle Nazioni Unite fotografa un quadro chiaro: al primo posto troviamo il Lussemburgo. Ecco la posizione dell’Italia.
Il Rapporto sugli investimenti mondiali 2025 delle Nazioni Unite fotografa un’Europa a due velocità: da un lato ci sono i Paesi che attirano capitali, dall’altro quelli che li perdono. Dall’analisi dei dati relativi al 2024 emerge che il Paese europeo che ha ricevuto il maggior volume di investimenti diretti esteri è stato il Lussemburgo, con 106 miliardi di dollari. Si tratta di una cifra enorme per uno Stato che conta poco più di 600.000 abitanti, ma che trova una spiegazione piuttosto semplice: il Granducato è infatti uno dei principali centri finanziari d’Europa e una delle destinazioni preferite dalle grandi multinazionali per la gestione dei propri capitali.
Pur non essendo formalmente un paradiso fiscale, il Lussemburgo dispone di una struttura normativa e fiscale particolarmente favorevole, che consente alle imprese di ottimizzare il carico tributario. Una dinamica simile riguarda anche Paesi Bassi e Irlanda, altre due nazioni che ospitano numerose sedi europee di grandi gruppi internazionali grazie a regimi fiscali particolarmente competitivi.
Escludendo questi Paesi spesso considerati, almeno in parte, come hub finanziari privilegiati, le principali economie europee che hanno attirato più investimenti nel 2024 sono state la Francia con 33,7 miliardi di dollari, la Spagna e l’Italia con 30,5 miliardi ciascuna e la Svezia con circa 18 miliardi.
- Lussemburgo - 106 miliardi di dollari
- Francia - 33,7 miliardi di dollari
- Spagna - 30,5 miliardi di dollari
- Italia - 30,5 miliardi di dollari
- Svezia - circa 18 miliardi di dollari
Per l’Italia si tratta di un dato positivo, perché riflette un interesse concreto da parte degli investitori internazionali. A differenza di quanto accade in Paesi come il Lussemburgo, spesso utilizzati come piattaforme finanziarie di transito, gli investimenti che arrivano nel nostro Paese sono generalmente legati ad attività produttive reali. Si traducono infatti in partecipazioni azionarie, reinvestimento degli utili e finanziamenti alle imprese, contribuendo direttamente alla crescita economica.
Il crollo della Germania
Il dato più sorprendente della classifica riguarda però la Germania, che è riuscita ad attirare appena 5,7 miliardi di dollari di investimenti diretti esteri. Un risultato deludente che riflette le difficoltà strutturali attraversate dalla principale economia europea. Burocrazia complessa, costi energetici elevati, pressione fiscale sulle imprese e un sistema produttivo sotto stress, in particolare nel settore automobilistico, stanno rendendo il Paese meno attrattivo per i capitali internazionali.
Analizzando invece le nazioni che registrano flussi negativi, la situazione peggiore è quella della Svizzera, che ha fatto segnare un deflusso netto di 60,7 miliardi di dollari. In territorio negativo si trova anche il Regno Unito, con circa 40 miliardi di dollari di capitali in uscita, un dato che preoccupa particolarmente gli analisti vista l’importanza dell’economia britannica. Tra i Paesi con saldo negativo figurano inoltre Irlanda e Belgio.
Il rapporto ricorda infine che gli investimenti diretti esteri a livello mondiale sono diminuiti dell’11% nel 2024, segnando il secondo anno consecutivo di calo. La crescita apparente del 4% registrata a livello complessivo risulta infatti influenzata dai consistenti flussi diretti verso i principali centri finanziari internazionali. Le tensioni geopolitiche, la frammentazione del commercio globale e le nuove politiche industriali nazionali stanno ridisegnando la geografia degli investimenti.
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