Prezzi case: perché non calano? L’anomalia italiana blocca il mercato immobiliare

Meno compravendite di ““immobili, ma anche una lieve riduzione del prezzo delle case, in tutta Italia. Gli italiani non riescono a spendere in un Paese che vanta affitti (e vendite) carissimi in quasi tutte le regioni, con predominanza in Lombardia (Milano) e Lazio (Roma). La crisi si fa sentire e il mercato immobiliare crolla (-25,8% di compravendite nel terzo trimestre 2012).

Calano anche i prezzi delle case

Cala tuttavia anche il valore degli immobili: se le stime iniziali prevedevano una riduzione dello 0,8%, il calo è stato ben più evidente, attestandosi al -4%.
I cali maggiori hanno coinvolto le città di Firenze (-5,9%), Torino (-4,7%), Roma e Milano (-3,9%), Palermo (-3,1%), Cagliari (-3%) e Bari (-2,9%).
Anche per il 2013 si stima un ulteriore calo dei prezzi.

In un’interessante analisi pubblicata da Wall Street Italia, Orlando Masiero descrive l’anomalia (del tutto italiana) della equazione mal riuscita tra calo delle compravendite e scarsa riduzione dei prezzi delle case, tentando di dare una spiegazione al fatto e proponendo due scenari: una violenta svalutazione degli immobili entro il 2018 o una graduale (e lenta) discesa dei prezzi lunga un decennio. Insomma, il mattone, come più volte scritto su questo sito, non è più da considerare un investimento sicuro.
L’analisi si scaglia anche contro il mancato buonsenso imperante in Italia, che di fatto blocca il mercato immobiliare, e contro un immobilismo del nostro Paese che farà propendere per il secondo scenario proposto.

Perché i prezzi delle case non calano ulteriormente?

Effettivamente l’analisi propone un interrogativo non indifferente e molto interessante: perché nonostante gli italiani non si affidano più al mattone, i proprietari di immobili non fanno calare i prezzi?

I dati finora raccolti risultano impressionanti: secondo le stime di Nomisma, il 2012 registrerà un calo delle compravendite del 22% e il clima di debolezza durerà fino al 2014 compreso.

Nonostante il crollo delle compravendite, i prezzi delle case tendono a restare su livelli molto alti: il leggero calo, infatti, non segue la scia dei dati sopraccitati. Così come è vero che non ci sarà dunque nessuna bolla immobiliare nei prossimi anni, è altrettanto vero che il mercato immobiliare rischierà di restare fermo ancora per molto tempo, scoraggiando di fatto qualsiasi investimento.

La risposta all’interrogativo qui proposto si può tradurre dunque in alcune risposte: gli italiani non sono (ancora) indebitati a tal punto da dover urgentemente vendere gli immobili a un’offerta più bassa di quanto sperato (ipotesi questa contraddetta dalle stime negative sull’economia italiani per almeno altri 3 anni).

Un’altra risposta potrebbe pendere dalla parte di una scarsa oculatezza dei venditori, e da una frammentazione del mercato che non allinea le offerte in base alla domanda generale, ma a seconda di un particolare segmento del mercato.

Nessuna delle due risposte, invero, convince appieno, e il punto interrogativo resta: l’anomalia perdurerà ancora molto, oppure si assisterà a un improvviso colpo di scena che stabilizzerà i prezzi degli immobili e incrementerà (seppur leggermente) le compravendite? Il 2013, sotto questo aspetto, ci darà sicuramente risposte più concrete.

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