Pensioni anticipate, ultime notizie: flessibilità e soluzioni in campo

Le pensioni anticipate restano al centro del dibattito sulla riforma. Quale soluzione per la flessibilità in uscita? Ecco le opzioni in campo.

Come fare per rendere più flessibile le pensioni anticipate senza pesare sulle casse statali? Questa è la domanda attorno a cui si sta concentrando il dibattito riformista negli ultimi giorni. Gli ultimi interventi sulla flessibilità in uscita sono stati adottati dalla legge di Stabilità 2016 ed è questa che per il Governo resta la legge utilizzabile per eventuali novità e correzioni.

Ad oggi sembra certo che gli interventi sulle pensioni non avverranno prima di ottobre, ma alcuni provvedimenti sulla previdenza flessibile potranno essere fatti anche prima ed è infatti su questa opzione che stanno lavorando i tecnici di palazzo Chigi e il Minister odel lavoro e dell’Economia.

Intervenire sulle pensioni prima di ottobre è possibile solo nel caso in cui la gran parte delle coperture economiche per la spesa innescata venissero garantite senza alcun impatto sulle finanze pubbliche. Una cosa non semplice, che potrebbe dover coinvolgere l’intero sistema creditizio e il comparto della previdenza integrativa.

Ma se si dovesse trovare una soluzione per questa “copertura ponte”, si potrebbe pensare a una serie di interventi sulla nuova flessibilità, anche se non ancora strutturali.

Pensioni anticipate: quali soluzioni per la flessibilità in uscita?

La prima opzione in campo è una nuova estensione della cosiddetta “opzione donna”, ovvero il regime sperimentale appena rilanciato che consente alle lavoratrici dipendenti un’uscita anticipata a 57 anni con 35 di contributi ma con ricalcolo contributivo della pensione.

Pensioni, opzione donna 2016: guida alla domanda

Il secondo intervento preso in considerazione è un prestito pensionistico riconfigurato. Questo intervento è legato all’attuazione di un’altra agevolazione varata con la legge di Stabilità 2016 con la quale il dipendente privato con contratto standard e che hanno maturato il requisito di vecchiaia entro il 2018 può optare per un part-time a patto che l’azienda versi i contributi che sarebbero stati a suo carico per il tempo pieno, più una contribuzione figurativa computata sulla prestazione non effettuata. Si tratterebbe di interventi-tampone a costo zero o quasi per le casse statali.

Altri interventi di semplificazione della flessibilità in uscita e ulteriori soluzioni più strutturali riguardo i requisiti d’età e i contributi che partono dai ddl presentati in Parlamento e dalla proposta di Tito Boeri (cioè la pensione anticipata con penalizzazione del 2-3% l’anno) restano opzioni valide. Bisogna, tuttavia, considerare i problemi di copertura finanziaria che vanno risolti prima in sede europea.

Pensioni anticipate: la riforma prima di ottobre?

Come abbiamo visto, le proposte e le opzioni restano allo studio. Tuttavia, se interventi strutturali sulla previdenza flessibile saranno fatti, verranno inseriti nella legge di Stabilità 2017 che sarà presentata a ottobre.

Cambiare la Legge Fornero non è un’opzione impossibile, ma ogni intervento strutturale e mirato che richieda un surplus di spesa non dovrà intaccare i saldi delle Casse Statali. L’impresa è ardua e ad oggi sembra che la “deadline” di ottobre non possa essere anticipata.

In ogni caso alcuni mini-interventi in tema di pensioni anticipate e flessibilità in uscita non sono da escludere: se a settembre, cioè quando si conteranno le beneficiarie dell’“opzione donna”, risultassero dei risparmi, si potrebbe pensare di estendere ad altre lo stesso beneficio. Lo stesso discorso non vale, però, per l’ottava salvaguardia esodati: il bacino dei potenziali richiedenti è molto più costoso, anche se il Fondo per la Salvaguardia è, ad oggi, in attivo.

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