Pensioni, questo è l’importo medio. Sei sopra o sotto?

Simone Micocci

25 Febbraio 2026 - 10:06

Quanto si prende davvero di pensione in Italia? Assegno medio di 1.237 euro lordi al mese, con forti differenze tra uomini e donne e il 40% dei trattamenti sotto i 1.000 euro. Ecco tutti i numeri.

Pensioni, questo è l’importo medio. Sei sopra o sotto?

Quanto si prende davvero di pensione in Italia? E soprattutto: l’assegno che ricevi ogni mese è superiore o inferiore alla media nazionale?

A rispondere è il Rapporto annuale dell’Inps sulle pensioni, presentato il 16 luglio 2025 insieme all’analisi sulle “Condizioni di vita dei pensionati”, che fotografa nel dettaglio quanto incassano in media gli italiani dopo il lavoro.

Dati che vengono approfonditi: il report distingue infatti anche tra uomini e donne, evidenziando il divario negli importi, e mette a confronto le diverse tipologie di trattamento, dalla pensione di vecchiaia a quella anticipata. Ma quale formula garantisce assegni più alti? E dove si colloca la tua pensione rispetto al dato medio? Ecco cosa emerge dall’analisi e come interpretare i numeri.

Rapporto Inps sulle pensioni
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Quanto si prende di pensione in Italia

Che in Italia l’importo delle pensioni sia mediamente contenuto è un dato ormai consolidato. Ma qual è la soglia al di sotto della quale un assegno può dirsi davvero inferiore alla media nazionale?

Secondo l’ultimo Rapporto annuale Inps del luglio scorso, l’importo medio mensile delle pensioni - considerando uomini e donne e tutte le tipologie di trattamento, dalla vecchiaia all’anticipata, fino a invalidità e superstiti - è pari a 1.237 euro lordi al mese, poco più di 1.000 euro netti mensili.

l divario più evidente è quello di genere: gli uomini percepiscono in media circa 1.486 euro lordi al mese, mentre le donne si fermano a circa 1.011 euro, con una differenza che supera i 450 euro mensili e che riflette retribuzioni più basse e carriere lavorative più frammentate tra le lavoratrici. Insomma, il gender gap si vede anche sulle pensioni.

Anche la tipologia di pensione incide in modo significativo sull’importo dell’assegno. Secondo i dati del Rapporto le pensioni anticipate risultano mediamente le più elevate, con importi che superano i 1.800 euro lordi mensili in media, proprio perché maturate dopo carriere contributive molto lunghe (oltre 42 anni per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne) e spesso caratterizzate da retribuzioni medio-alte.

Le pensioni di vecchiaia, che d’altra parte rappresentano la quota più ampia dei trattamenti in pagamento, si collocano invece su una media più bassa, intorno ai 1.400 euro lordi al mese. Un valore che, pur superando la media complessiva di 1.237 euro, risente della presenza di molte carriere discontinue o con livelli retributivi più contenuti.

Decisamente inferiori risultano invece i trattamenti di invalidità, che mediamente si attestano sotto i 1.000 euro lordi mensili, e le pensioni ai superstiti, che si collocano poco sopra questa soglia ma restano comunque al di sotto della media generale.

Quanti pensionati sono sotto i 1.000 euro al mese

Ma non basta conoscere la media per capire davvero come stanno i pensionati italiani: è fondamentale, infatti, guardare alla distribuzione degli importi. Il dato dei 1.237 euro lordi mensili fotografa un valore medio, ma non racconta quante persone si collocano molto al di sotto di quella soglia.

Anche qui è il Rapporto Inps a rispondere, dicendoci che una quota significativa di pensionati percepisce meno di 1.000 euro lordi al mese. Si tratta di circa il 40% dei trattamenti complessivi, una platea ampia che comprende sì le pensioni di vecchiaia ma soprattutto trattamenti di invalidità o assistenziali.

All’interno di questa fascia rientrano anche coloro che ricevono un importo vicino al trattamento minimo, che nel 2026 si colloca poco sopra i 600 euro mensili (611,85 euro per l’esattezza). Le pensioni agganciate o integrate al minimo rappresentano una parte consistente del totale, a dimostrazione di come molti assegni non raggiungano livelli sufficienti senza l’intervento di integrazioni pubbliche.

All’estremo opposto troviamo invece le pensioni superiori ai 2.000 euro lordi al mese, che riguardano una quota decisamente più contenuta di pensionati, stimabile intorno a poco più di un quinto del totale, il 20%.

E attenzione, perché se si incrociano questi dati con la soglia di povertà relativa calcolata dall’Istat, emerge un ulteriore elemento di riflessione: una parte non marginale dei pensionati si colloca su livelli di reddito che, soprattutto nei grandi centri urbani e per chi vive da solo, rischiano di avvicinarsi pericolosamente alla soglia di povertà.

La fotografia che ne esce è chiara: accanto a pensioni medio-alte, esiste una vasta platea di assegni che possiamo considerare “modesti”, spesso inferiori ai 1.000 euro al mese, che spiegano perché il tema del potere d’acquisto dei pensionati resti centrale nel dibattito economico e politico.

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