Pensioni, ecco quando ci saranno i prossimi aumenti (dopo marzo)

Simone Micocci

24 Febbraio 2026 - 10:09

Quando ci saranno i prossimi aumenti delle pensioni? Del cedolino di marzo già sappiamo tutto, ma poi? Ecco il calendario con le date.

Pensioni, ecco quando ci saranno i prossimi aumenti (dopo marzo)

Si parla molto degli aumenti della pensione in arrivo a marzo: un incremento che riguarderà una doppia platea di pensionati. Da una parte ci sono coloro che percepiscono un assegno di importo annuo compreso tra 28.000 e 200.000 euro, per i quali scatteranno i benefici del taglio Irpef; dall’altra troviamo chi beneficia dell’incremento al milione, per cui sono previsti 20 euro in più a partire dal prossimo mese.

Il tutto sarà accompagnato dall’erogazione degli arretrati relativi a gennaio e febbraio.

La domanda, però, è un’altra: quando arriveranno i prossimi aumenti delle pensioni nel 2026? Ce ne saranno altri? Per evitare che ogni mese si venga attratti da notizie che parlano di presunti aumenti, è utile fare chiarezza sul calendario ufficiale previsto dall’Inps e sulle ragioni che, nei prossimi mesi, potrebbero determinare una variazione - positiva - dell’importo percepito.

La rivalutazione, infatti, è già scattata a gennaio; a marzo si aggiungono gli aumenti previsti dalla legge di Bilancio. E dopo? Sono tre le date da segnare sul calendario, fermo restando che non è detto che l’incremento riguardi tutti. Vediamo quindi quali sono, quali pensionati coinvolgono e, soprattutto, di quali importi si parla.

Aumenti a luglio con l’arrivo della quattordicesima

In ordine di calendario, la prossima data da segnare è quella del pagamento della quattordicesima, tradizionalmente erogata a luglio (oppure a fine anno per chi perfeziona i requisiti da agosto a dicembre).

Questa somma aggiuntiva spetta ai titolari di uno o più trattamenti pensionistici a carico dell’Assicurazione generale obbligatoria (Ago) - quindi lavoratori dipendenti, autonomi, iscritti alla gestione separata, alle forme sostitutive ed anche al Fondo clero - compresi i percettori dell’assegno ordinario d’invalidità e della pensione ai superstiti. Per averne diritto occorre aver compiuto almeno 64 anni ed essere in possesso di determinati requisiti reddituali, mentre restano esclusi gli assegni e le pensioni sociali, le prestazioni assistenziali come l’assegno di invalidità civile e l’indennità di Ape sociale.

Il requisito economico è centrale: la quattordicesima spetta in misura piena a chi ha un reddito personale non superiore a 2 volte il trattamento minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. Considerando che nel 2026 il minimo è pari a 7.954,05 euro annui, la soglia di riferimento si attesta a 15.908,10 euro.

Superato questo limite la somma può comunque essere riconosciuta in misura ridotta, fino a concorrenza del tetto previsto.

L’importo della quattordicesima 2026 varia in base agli anni di contributi e alla fascia di reddito: per chi si colloca sotto una volta e mezza il trattamento minimo l’assegno aggiuntivo può arrivare fino a 655 euro, mentre tra una volta e mezza e due volte il minimo gli importi sono più contenuti.

La cifra viene inoltre riproporzionata se i 64 anni vengono compiuti nel corso dell’anno o se la pensione decorre successivamente al 1° gennaio. Per molti pensionati, dunque, il prossimo aumento dopo marzo passerà proprio dalla quattordicesima estiva, ma non riguarderà tutti e dipenderà strettamente dalla situazione anagrafica, contributiva e reddituale personale.

A tal proposito, ecco una tabella che riassume gli importi della quattrodicesima 2026:

Fino a 11.931,07 di pensione annua
Lavoratori dipendenti Lavoratori autonomi Importo quattordicesima
fino a 15 anni di contributi fino a 18 anni di contributi 437,00 euro
tra i 15 e i 25 anni di contributi tra i 18 e i 28 anni di contributi 546,00 euro
oltre i 25 anni di contributi oltre i 28 anni di contributi 655,00 euro
Tra 11.931,07 di pensione annua e 15.908,10 euro
Lavoratori dipendenti Lavoratori autonomi Importo quattordicesima
fino a 15 anni di contributi fino a 18 anni 336,00 euro
tra i 15 e i 25 anni di contributi tra i 18 e i 28 anni di contributi 420,00 euro
oltre i 25 anni di contributi oltre i 28 anni di contributi 504,00 euro

Il rimborso del modello 730

Un altro momento in cui l’importo della pensione può aumentare nel corso dell’anno è quello legato al rimborso Irpef derivante dal modello 730/2026. A differenza di quanto accade per i lavoratori dipendenti, però, i pensionati devono mettere in conto un’attesa più lunga. Da diversi anni, infatti, la data di accredito del credito fiscale non è più uguale per tutti, ma dipende dal momento in cui viene trasmessa la dichiarazione dei redditi. E anche a parità di giorno di invio, chi percepisce una pensione riceve il rimborso più tardi rispetto a chi ha un datore di lavoro come sostituto d’imposta.

Nel dettaglio, il meccanismo attuale è stato ridisegnato dal decreto fiscale n. 124/2019, che ha collegato i tempi di liquidazione alla nuova scadenza del 30 settembre per l’invio del 730. Per i pensionati vale una regola precisa: l’Inps - o l’ente previdenziale che eroga l’assegno - effettua il pagamento a partire dal secondo mese successivo a quello in cui riceve dall’Agenzia delle Entrate il prospetto di liquidazione 730/4 con l’indicazione delle somme da rimborsare o trattenere. È per questo motivo che i tempi si allungano.

Pertanto, chi trasmette il modello 730 entro il 31 maggio può vedersi accreditare il rimborso già ad agosto o, al più tardi, a settembre.

Quando invece l’invio avviene nel mese di giugno, il credito fiscale arriva tra settembre e ottobre; presentando la dichiarazione entro metà luglio si slitta tra ottobre e novembre; mentre chi aspetta la fine dell’estate o addirittura settembre rischia di ricevere il rimborso solo tra novembre e dicembre. In sostanza, più tardi si invia la dichiarazione, più avanti nel calendario finirà il conguaglio sulla pensione, salvo eventuali controlli preventivi che possono ulteriormente posticipare l’accredito.

Tredicesima, quattordicesima e bonus

L’ultima data da cerchiare in rosso è quella della pensione di dicembre 2026, mese in cui viene accreditata la tredicesima e, per alcuni, anche ulteriori somme aggiuntive. Ricordiamo che la gratifica natalizia equivale a un dodicesimo della pensione per ogni mese in cui si è stati titolari dell’assegno: chi percepisce la pensione da almeno 12 mesi riceve quindi una tredicesima lorda pari a una mensilità intera, mentre per chi è andato in pensione nel corso del 2026 l’importo viene calcolato in proporzione ai mesi effettivi di percezione.

Va inoltre ricordato che proprio a dicembre non si applicano neppure le addizionali regionali e comunali sul rateo mensile, con un effetto positivo sull’importo della pensione ordinaria.

Insieme alla tredicesima può arrivare anche il cosiddetto bonus tredicesima, pari a 154,94 euro, riconosciuto ai pensionati con reddito personale non superiore al trattamento minimo annuo che nel 2026, come visto in precedenza, è pari a 7.954,05 euro. Per chi supera leggermente questa soglia il bonus spetta in misura ridotta, fino a concorrenza del limite previsto dalla normativa.

Sempre nel cedolino di dicembre viene inoltre pagata la quota di quattordicesima maturata da chi ha compiuto 64 anni tra agosto e dicembre 2026 oppure è andato in pensione dopo agosto 2026: anche in questo caso il calcolo avviene in dodicesimi, in base ai mesi di possesso dei requisiti.

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