Pensioni, svelato il cedolino Inps di marzo. Aumenti solo per chi si trova in queste fasce di reddito, attenzione alle trattenute.
Si alza il sipario sul cedolino di marzo della pensione. Non è stato ancora pubblicato sul sito dell’Inps - lo sarà nei prossimi giorni - ma già sappiamo cosa ci sarà visto che l’Istituto ha ufficializzato l’arrivo di aumenti e arretrati come previsti dall’ultima legge di Bilancio.
Una parte di pensionati, quindi, riceverà un aumento della pensione, merito anche del pagamento degli arretrati previsti per le mensilità di gennaio e febbraio. Questo riguarda tanto i pensionati con reddito basso - i quali beneficiano dell’aumento di 20 euro sull’incremento al milione, a patto di soddisfarne i requisiti - quanto quelli che superano la soglia di 28.000 euro oltre la quale scatta il taglio dell’Irpef.
Chi invece non rientra nell’una né nell’altra categoria deve guardarsi dai “tagli” della pensione. Ricordiamo, infatti, che marzo è anche il mese in cui l’Inps - come sostituto d’imposta - toglie dall’importo lordo della pensione quanto dovuto a titolo di acconto per l’addizionale comunale relativa all’anno corrente. Pochi euro in meno, ma una vera e propria beffa rispetto a chi invece è capace che prende persino di più di pensione e nel frattempo potrà godere anche degli aumenti.
Ma vediamo nel dettaglio cosa c’è nel cedolino Inps della pensione di marzo e soprattutto con quale reddito si rientra tra i beneficiari dell’aumento.
Pensioni, niente aumenti per chi si trova in questa fascia di reddito
Gli aumenti che figurano nel cedolino di pensione di marzo riguardano due platee distinte di pensionati.
Da una parte coloro che percepiscono una pensione inferiore al minimo - con importo annuo quindi non superiore a 7.953,05 euro - a patto che abbiano compiuto 70 anni e pertanto rientrano nella condizione di beneficiare dell’incremento al milione, la maggiorazione di 136,44 euro introdotta nel lontano 2001 per sostenere i pensionati appartenenti alle categorie più fragili. Aumento che potrebbe spettare anche prima dei 70 anni: ricordiamo, infatti, che il limite anagrafico per l’incremento al milione si riduce di 1 anno ogni 5 anni di contribuzione, fino a scendere al massimo a 65 anni.
Spetta anche a chi prende l’Assegno sociale (a 67 anni) oppure la pensione di invalidità civile con 100% di invalidità (a 18 anni).
Per questi spetta un aumento di 20 euro che va a sostituire quello di 8 euro riconosciuto nel 2025 (e cessato da gennaio 2026). Nel cedolino di marzo figurano quindi anche gli arretrati dei due mesi precedenti, per un totale di 60 euro.
Per chi invece guadagna sopra i 28.000 euro scatta il taglio dell’Irpef. Dal mese prossimo la pensione netta viene calcolata applicando un’aliquota del 35% piuttosto che del 33%, con un risparmio quindi del 2% sulla quota che rientra nella fascia compresa tra 28.000 e 5.000 euro. Un risparmio di massimo 440 euro l’anno, molto più limitato quanto più si resta vicini alla soglia di 28.000 euro, che garantisce un aumento mensile della pensione netta.
Anche in questo caso il taglio dell’Irpef viene riconosciuto anche per le mensilità di gennaio e febbraio, con il pagamento di due mensilità di arretrati. Ad esempio, per chi prende 50.000 euro di pensione spettano 73 euro circa di arretrati e 36 euro di aumento per il mese di marzo, per un totale di 100 euro di aumenti. Con circa 3.000 euro mensili di pensione - sempre lorda - spettano invece 33 euro di arretrati e 16 euro per l’aumento di marzo, per un totale quindi di circa 50 euro.
Di fatto, non ci sono invece aumenti per coloro che superano la pensione minima ma non la soglia minima di 28.000 euro per godere del taglio dell’Irpef. Ad esempio, se prendi 1.500 euro di pensione non ricevi nulla, anzi devi temere per il ritorno delle addizionali comunali in acconto per il 2026 che porteranno a una differenza negativa rispetto all’assegno di febbraio.
Pensioni, i tagli nel cedolino
Oltre alle normali trattenute Irpef - con nuova aliquota per il secondo scaglione appunto - e delle addizionali regionali e comunali in saldo per il 2025 trattenute da gennaio a novembre, a marzo l’Inps torna a trattenere le addizionali comunali in acconto per l’anno in corso. Nel dettaglio, dell’aliquota prevista dal proprio Comune se ne prende il 30% (mentre il restante 70% verrà appunto trattenuto il prossimo anno). Pensiamo ad esempio a un pensionato che prende 1.500 euro - e quindi è escluso dai suddetti aumenti - ed è residente a Roma dove l’aliquota comunale è dello 0,9%. In quel caso ci sarà una trattenuta mensile di 11 euro.
Il valore della trattenuta cambia ovviamente anche in base alle esenzioni locali: ad esempio, se residente a Milano con lo stesso importo non si paga nulla, visto che qui l’addizionale si applica solo sopra i 23.000 euro di reddito annuo.
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