Pensioni, aumenti confermati a luglio e agosto. Ecco per chi

Simone Micocci

2 Giugno 2026 - 09:55

Dal mese prossimo arrivano gli aumenti delle pensioni. E continuano a settembre.

Pensioni, aumenti confermati a luglio e agosto. Ecco per chi
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Buone notizie per molti pensionati: a partire dal mese prossimo sono attesi aumenti sull’assegno.

Se da una parte la pensione di giugno non ha presentato novità rilevanti, lo stesso non si può dire per quelle di luglio e agosto, quando per una platea più o meno ampia di beneficiari sono previsti incrementi legati prima al pagamento della quattordicesima e poi all’eventuale rimborso Irpef.

Naturalmente non si tratta di aumenti generalizzati. Da una parte, infatti, la quattordicesima è una misura pensata soprattutto per tutelare chi percepisce pensioni più basse; dall’altra, il rimborso Irpef riguarda in genere quei pensionati che superano una certa soglia di reddito - indicativamente oltre i 650 euro mensili - e che hanno una capienza fiscale sufficiente per beneficiare di detrazioni e deduzioni.

Vediamo quindi nel dettaglio cosa cambia prima con l’aumento di luglio e poi con quello di agosto, che in alcuni casi potrebbe anche slittare, chiarendo chi sono i pensionati interessati e quali condizioni bisogna rispettare.

Pensioni, a luglio arriva la quattordicesima

Il primo aumento è atteso con la pensione di luglio, in pagamento mercoledì 1° luglio, quando l’Inps paga la quattordicesima mensilità ai pensionati che ne hanno diritto. Da non confondere con la tredicesima: la quattordicesima, infatti, non spetta a tutti, ma solamente a chi rispetta precisi requisiti anagrafici e reddituali.

Nel dettaglio, è necessario aver compiuto almeno 64 anni ed essere titolari di una pensione previdenziale, quindi a carico dell’assicurazione generale obbligatoria, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, della gestione separata o di forme sostitutive. Sono compresi anche i titolari di assegno ordinario d’invalidità e di pensione ai superstiti, mentre restano escluse le prestazioni assistenziali, come l’assegno sociale, l’invalidità civile e l’Ape sociale.

L’altro requisito riguarda il reddito personale, che nel 2026 non deve superare 2 volte il trattamento minimo, pari a 15.908,10 euro annui. L’importo riconosciuto cambia in base agli anni di contributi e al reddito: per chi resta entro 1,5 volte il trattamento minimo può andare da 437 a 655 euro, mentre per chi si colloca tra 1,5 e 2 volte il minimo varia da 336 a 504 euro.

Attenzione poi al fatto che la quattordicesima viene riconosciuta per intero solo se i requisiti sono soddisfatti per tutto l’anno. In caso contrario, ad esempio per chi compie 64 anni nel corso del 2026 o va in pensione dopo gennaio, l’importo viene riproporzionato. Chi matura il requisito dal 1° agosto in poi, invece, non riceverà la somma a luglio ma dovrà attendere il pagamento di fine anno.

Pensioni, da agosto arriva il rimborso Irpef

Il successivo aumento, che potrebbe essere il primo per chi non ha percepito la quattordicesima, è quello legato al rimborso Irpef derivante dal modello 730/2026.

Ricordiamo che per i pensionati i tempi del conguaglio sono generalmente più lunghi rispetto a quelli previsti per i lavoratori dipendenti, in quanto l’Inps, o comunque l’ente previdenziale che eroga la pensione, effettua il pagamento a partire dal secondo mese successivo a quello in cui riceve dall’Agenzia delle Entrate il prospetto di liquidazione, con l’indicazione delle somme da rimborsare o trattenere.

Di conseguenza, il mese in cui arriva il rimborso dipende soprattutto da quando viene trasmessa la dichiarazione. Ad esempio, chi ha inviato il modello 730 entro il 31 maggio può ricevere il credito già sulla pensione di agosto, o al più tardi a settembre, mentre con l’invio a giugno il rimborso tende a slittare tra settembre e ottobre. Infine, per le dichiarazioni trasmesse entro metà luglio si può arrivare a ottobre o novembre.

Per quanto riguarda gli importi, invece, non esiste una cifra uguale per tutti: il rimborso dipende dalle spese portate in detrazione o deduzione, ma anche dall’Irpef effettivamente pagata nell’anno precedente. Questo significa che non si può recuperare più dell’imposta già versata. Ad esempio, chi ha una pensione annua fino a 8.500 euro generalmente non paga Irpef e quindi non ha capienza per ottenere un rimborso; con una pensione annua di 10.000 euro il recupero massimo teorico può arrivare a circa 440 euro, mentre con 15.000 euro può salire fino a circa 1.910 euro. Per pensioni più alte, la capienza aumenta ulteriormente: a 20.000 euro annui il limite teorico è di circa 3.385 euro, a 25.000 euro di circa 4.856 euro e a 30.000 euro di circa 6.463 euro.

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