Pensioni, il cedolino di marzo spiegato dall’Inps in 5 punti

Simone Micocci

22 Febbraio 2026 - 09:46

È disponibile il cedolino della pensione di marzo. Sono 5 gli aspetti fondamentali da sapere, ecco un riassunto della guida Inps.

Pensioni, il cedolino di marzo spiegato dall’Inps in 5 punti

Marzo - perlomeno quest’anno - è uno dei mesi più importanti per chi percepisce una pensione. Nel cedolino appena pubblicato nell’area personale MyInps compaiono infatti diverse novità che incidono sull’importo netto in pagamento, tra aumenti strutturali, arretrati e nuove trattenute fiscali.

A tal proposito, in queste ore l’Inps ha riepilogato le principali voci che caratterizzano il rateo di marzo 2026, mese in cui diventano operative alcune misure introdotte dalla legge di Bilancio e si completano i primi conguagli fiscali dell’anno. Per queste ragioni, per molti pensionati l’importo sarà più alto rispetto a febbraio; per altri, invece, potrebbero pesare le addizionali e i ricalcoli Irpef.

Ricordiamo che una lettura consapevole del cedolino è, come sempre, molto importante: questo, infatti, non si limita a indicare la somma accreditata, ma spiega nel dettaglio perché la cifra cambia. E proprio per evitare sorprese - positive o negative - è utile sapere quali sono le sei voci da controllare prima del pagamento.

Quando arriva la pensione di marzo

Come prima cosa è bene partire dalla data di pagamento. Come spiegato dall’Istituto, infatti, la pensione di marzo 2026 sarà pagata con valuta 2 marzo, primo giorno bancabile del mese (visto che l’1 marzo è una domenica). Nella stessa data sarà disponibile anche il pagamento in contanti per chi ritira presso Poste Italiane, ammesso soltanto per importi complessivi fino a 1.000 euro netti.

Aumento della maggiorazione sociale e arretrati

Da marzo scatta l’incremento della maggiorazione sociale, conosciuta come incremento al milione, previsto dalla legge di Bilancio 2026. L’aumento è pari a 20 euro al mese per 13 mensilità e riguarda i pensionati con almeno 70 anni e gli invalidi civili totali maggiorenni che rispettano i limiti di reddito.

Si tratta di un aumento strutturale che decorre dal 1° gennaio 2026. Proprio per questo nel cedolino di marzo non compare soltanto l’incremento mensile, ma anche i conguagli a credito relativi a gennaio e febbraio, con tanto di arretrati - di 40 euro - che vengono pagati insieme al rateo ordinario.

Riduzione dell’aliquota Irpef per il secondo scaglione

Questo mese, inoltre, entra pienamente in vigore la riduzione della seconda aliquota Irpef, che passa dal 35% al 33% per la parte di reddito compresa tra 28.000 e 50.000 euro. L’importo lordo della pensione non cambia, ma il netto sì in quanto viene trattenuta meno imposta.

Facciamo un esempio: un pensionato con un reddito annuo lordo di 35.000 euro paga il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% sui 7.000 euro eccedenti. Con la vecchia aliquota al 35%, su quella parte avrebbe pagato 2 punti percentuali in più. Il risparmio annuo è quindi di circa 140 euro, che si traduce in poco più di 10 euro netti al mese.

Per chi si avvicina ai 50.000 euro il beneficio cresce, fino a un massimo di circa 440 euro l’anno. Anche in questo caso, come per la maggiorazione dell’incremento al milione, nel cedolino di marzo compaiono anche gli arretrati relativi a gennaio e febbraio, sotto forma di importo a credito.

Conguaglio Irpef 2025

Nel cedolino di marzo possono comparire ancora gli effetti del conguaglio Irpef relativo al 2025. A fine anno l’Inps ha ricalcolato le imposte dovute sulla base dell’importo complessivo delle pensioni erogate: se nel corso del 2025 è stata trattenuta più Irpef del dovuto, il rimborso è già arrivato a gennaio; se invece è stata trattenuta meno imposta, il recupero è partito tra gennaio e febbraio.

Tuttavia, per alcuni pensionati, quelli con redditi fino a 18.000 euro e conguagli superiori a 100 euro, la trattenuta può essere rateizzata fino a novembre. Marzo, inoltre, può includere ulteriori piccoli ricalcoli effettuati prima dell’emissione della Certificazione Unica 2026.

Da marzo parte anche l’acconto dell’addizionale comunale 2026

La vera novità fiscale di marzo non è solo il saldo delle addizionali 2025, già in trattenuta da gennaio, ma l’avvio dell’acconto dell’addizionale comunale 2026.

Da questo mese, infatti, oltre al saldo riferito all’anno scorso, l’Inps inizia a trattenere anche l’anticipo per il 2026, suddiviso in nove rate da marzo a novembre. Questo significa che sul cedolino compaiono due voci legate al Comune: il saldo 2025 e l’acconto 2026.

È proprio questa doppia trattenuta a incidere maggiormente sul netto, attenuando in alcuni casi gli effetti positivi del taglio dell’Irpef.

Ricordiamo che non tutte le pensioni sono interessate dalle trattenute Irpef e dalle addizionali. Restano infatti escluse le prestazioni assistenziali come le pensioni e gli assegni di invalidità civile, l’assegno sociale e, più in generale, i trattamenti non assoggettati a tassazione per specifiche disposizioni di legge.

Lo stesso vale per chi beneficia di regimi di detassazione particolari, ad esempio per residenza estera o per alcune categorie tutelate, come le vittime del terrorismo.

Argomenti

# INPS

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.