Germania e Francia tagliano le stime sul PIL: nuovi rischi in arrivo per l’Eurozona?

Francia e Germania tagliano le stime su PIL e inflazione, le parole di Draghi non bastano. Pesa il rallentamento dell’economia globale e il prezzo del petrolio.

Le banche nazionali delle due maggiori economie dell’Eurozona, Germania e Francia, hanno rivisto le stime di crescita dei due Paesi immediatamente dopo la riunione della BCE di giovedì.

Nonostante la lieve revisione al rialzo sulle stime del PIL per la zona euro da parte ella BCE, infatti, le prospettive per una crescita solida rimangono ancora lontane.

Germania e Francia tagliano stime sul PIL

La Bundesbank ha rivisto le sue stime di crescita per il 2016 all’1.7%, in ribasso dalla previsione precedente all’1.8%.
Non solo: la banca centrale tedesca ha revisionato i tassi di crescita per i prossimi due anni, portandoli all’1.4% per il 2017 e all’1.6% per il 2018.

Tutto ciò sulla scia della decisione della banca centrale francese di tagliare anch’essa le sue stime di crescita e portarle all’1.5% per il 2017 e all’1.6% per il 2018.
Per il 2016 invece, la previsione francese si è mantenuta invariata all’1.5%.

I rischi della bassa inflazione

Gli economisti della Bundesbank hanno attribuito la revisione delle aspettative alla bassa inflazione nella prima metà del 2016 e alla continua fluttuazione del prezzo del petrolio.

“Le variazioni nel prezzo del greggio continuano a rappresentare un rischio, in particolare per le attese future, ma nel complesso appaiono equilibrate così come i rischi per la crescita economica”

ha detto il presidente della Bundesbank Jens Weidmann in una nota stampa.

L’inflazione suscita grande preoccupazione non solo per la Germania, ma per l’intera euro zona che sta lottando per raggiungere il target BCE del 2%.

L’indice dei prezzi al consumo della Germania è risalito dello 0.1% a maggio, dopo essere sceso dello 0.1% nel mese precedente, segnando un’uscita dalla deflazione.

La banca centrale nella sua ultima previsione ha tagliato il suo prospetto sull’inflazione nel 2016 allo 0.2% dall’1.1%, mentre per il 2017 le stime sono state ridotte dal 2% all’1.5%.

La Francia dal canto suo si trova nella stessa situazione tedesca, in quanto la banca centrale francese ha stimato che l’inflazione dovrebbe salire solo dello 0.2% nel 2016, prima di portarsi all’1.1% nel 2017 e poi ancora all’1.4% nel 2018.

Il tasso di inflazione annuale della Francia è scivolato allo 0.1% a maggio, a causa di un brusco crollo nel prezzo dell’energia e di una diminuzione dei prezzi dell’output manifatturiero.

BCE: gli aggiornamenti delle stime di Draghi non bastano

Queste cifre arrivo il giorno successivo al rialzo delle previsioni sulla crescita e sull’inflazione da parte della BCE.

In una conferenza stampa a Vienna giovedì, il presidente della BCE Mario Draghi ha infatti parlato di una crescita dell’1.6% per il 2016, rispetto all’1.4% precedentemente previsto a marzo.

Le previsioni di crescita per il 2017 sono rimaste immutate come quelle per il 2018.

Draghi ha inoltre avvertito dei rischi per la crescita della zona euro che, anche se diminuiti, continuano a presentare una minaccia per l’economia.

Le incertezze globali e la caduta dei prezzi delle materie prime}, non hanno fatto altro che aggiungere più pressione sulle economie dell’eurozona, anche se la BCE continua ad iniettare ingenti quantità di denaro per portare le economie fuori pericolo.

Ma l’area euro rimane ancora nel bel mezzo della lotta.

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