Eurozona: è crisi per il settore manifatturiero. La Germania spaventa (e non poco) mentre l’Italia arranca

Il manifatturiero europeo manifesta un calo generalizzato. Sempre peggio la Francia, ma è la Germania a preoccupare gli economisti. L’Italia? Ovviamente va giù

Il manifatturiero europeo è in crisi, negarlo ormai sembra inutile. I dati pubblicati oggi rappresentano infatti l’ennesima conferma di un calo divenuto ormai una regola.

L’indice Pmi composito dell’Eurozona che monitora l’attività manifatturiera e dei servizi, è sceso a novembre a 51,4 da 52,1 di ottobre. Un risultato che rappresenta il livello più basso degli ultimi 16 mesi, sebbene il dato si mantenga ancora sopra quota 50, soglia al di sotto della quale scatta la recessione.

Di fatto, l’indice manifatturiero è sceso a 50,4 da 50,6 di ottobre (consensus 50,8), mentre quello dei servizi a 51,3 da 52,3 (consensus 52,4).

Prendendo in considerazione i dati relativi ai singoli Stati Membri, delude la Francia, e pure parecchio. L’indice PMI è sceso a novembre a 47,6 punti, ben al di sotto delle previsioni degli analisti che avevano anticipato un valore di 48,5 punti. I cugini francesi toccano dunque il minimo degli ultimi tre mesi.

Non va meglio alla Germania, i cui risultati cominciano a spaventare tutti. Una debolezza che sembra ormai diventata una costante, una disoccupazione sempre più in salita e un deficit in crescita. Segnali che non possono essere ignorati, tanto più se arrivano dalla prima economia dell’Eurozona, l’unica ad aver affrontato bene la crisi degli ultimi anni e da sempre simbolo di equilibrio e prosperità.

L’indice Pmi manifatturiero della Germania indica però un discesa che potrebbe diventare pericolosa. Pur mantenendosi in pari la soglia di riferimento di 50 punti, il dato indica che l’economia tedesca si è fermata. Le stime prevedevano un 51.5, in linea con il valore ottenuto a ottobre, ma così non è andato. Il Pmi manifatturiero di Berlino scende a 50 punti , mentre quello dei servizi crolla dai 54,4 punti del mese scorso ai 52,1 di oggi.

Considerato l’indice Purchasing Managers Index, relativo sia al comparto manifatturiero che a quello dei servizi, la flessione è stata da 53,9 a 52,1, con una crescita che è stata la più lenta in sedici mesi.

Un quadro che Markit, l’istituto che si occupa di rilasciare i dati, indica un «quadro preoccupante sullo stato di salute dell’economia tedesca».

Parlando dell’Italia, la preoccupazione per il futuro dell’Eurozona non si placa, anzi.
Il fatturato dell’industria italiana a settembre, al netto della stagionalità, ha subito un ribasso dello 0,4% su base mensile, con un rialzo dello 0,1% sul mercato interno e una calo dell’1,4% su quello estero. Negli ultimi tre mesi, stando a quanto pubblicato dall’Istat, l’indice complessivo è sceso dell’1,0% rispetto ai tre mesi precedenti (-1,8% per il fatturato interno e +0,7% per quello estero).

Male anche gli ordinativi a settembre: - 1,5% congiunturale (indice destagionalizzato) e -0,4% nel confronto con settembre 2013 (indice grezzo).

Tanti segni negativi insieme non si vedevano da un bel po’. Inutile nascondere la testa sotto la sabbia, l’Eurozona ha qualcosa che non va.

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