Coronavirus: la richiesta di aiuto urgente dell’Italia ignorata da UE. Il report

Quando l’Italia ha chiesto aiuto urgente all’UE, la risposta è stata un silenzio imbarazzante. Ora un’inchiesta del Guardian svela cosa è successo davvero e i fallimenti dell’Europa davanti alla pandemia.

Coronavirus: la richiesta di aiuto urgente dell'Italia ignorata da UE. Il report

Quando l’Italia ha chiesto aiuto urgente, è stata ignorata dall’Europa. Il tutto mentre il coronavirus invadeva l’intero continente.

A svelare cosa è successo davvero e i fallimenti di un’Unione Europea egoista e impreparata davanti all’emergenza sanitaria è stato il Guardian, che insieme all’Ufficio di giornalismo investigativo inglese, ha analizzato registri interni e intervistato diversi funzionari ed esperti UE a Bruxelles per realizzare un’inchiesta dal titolo “Questa è l’Europa: la richiesta dell’Italia di un aiuto urgente è stata ignorata mentre il coronavirus attraversava l’Europa”.

Coronavirus, Italia chiede aiuto: la risposta dell’UE

Era il 26 febbraio e, mentre il numero di casi di Covid-19 in Italia aumentava e gli ospedali venivano sopraffatti, Giuseppe Conte chiedeva aiuto agli altri Stati membri dell’UE. La risposta ottenuta? Un silenzio shockante.

Come riporta il Guardian, un messaggio urgente era stato inviato da Roma al quartier generale della Commissione europea Berlaymont a Bruxelles e caricato nel sistema comune di comunicazione e informazione di emergenza dell’UE (CECIS). Quello che è successo dopo lascia a bocca aperta.

La chiamata di soccorso è stata accolta con un silenzio imbarazzante. Nessun Stato membro ha risposto alla richiesta di aiuto dell’Italia e della Commissione, ha detto lo sloveno Janez Lenarčič, commissario europeo responsabile della gestione delle crisi. Mancanza di solidarietà? No, quanto mancanza totale di equipaggiamento.

Il primo avviso a Capodanno, Italia assente

A fine dicembre 2019 i funzionari dell’ufficio di Stoccolma dell’agenzia europea per la salute pubblica e il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno ricevuto per la prima volta l’avviso di un cluster di casi di polmonite sconosciuta in Cina.

L’ECDC, che non ha potere decisionale ma solo il compito di offrire consulenza scientifica ai governi e di dare l’allarme, ha dato la sua prima valutazione della minaccia il 9 gennaio. All’epoca si era convinti che la maggior parte dei casi era collegata al mercato di Wuhan, e solo due settimane dopo si è scoperto che vi era la possibilità di contagio da uomo a uomo.

La preoccupazione iniziale era come mantenere il virus fuori dai confini europei. Con il Capodanno cinese alle porte la domanda era cosa fare con i voli diretti da Wuhan a Londra, Parigi e Roma. Mentre Regno Unito e Francia hanno condiviso informazioni su ciò che stavano facendo negli aeroporti, il governo italiano non partecipò alla riunione. Stando a quanto rivelato, il funzionario non aveva visto l’email in cui l’Italia veniva convocata. In quell’occasione fu proposto di aumentate i controlli alle frontiere, proposta che non ottenne il favore dei partecipanti.

Si pensava alla Brexit

Quando il 28 gennaio fu convocata una prima riunione del comitato di coordinamento della crisi con successivo divieto di viaggi non essenziali per la Cina, non c’era nessuno perché tutta l’attenzione dei media a Bruxelles era concentrata sulla Brexit e all’ultima sessione della plenaria del Parlamento europeo.

L’emergenza mascherine e DPI

Poi c’è il discorso mascherine e DPI. Negli ultimi anni e nei mesi precedenti allo scoppio del Covid-19 le scorte europee di dispositivi di protezione erano diminuite. Le mascherine erano scadute, distrutte e mai sostituite; i piani di preparazione pandemica dei vari Paesi non erano aggiornati. È stato subito chiaro che gli stessi Stati membri, mentre l’epidemia si faceva più minacciosa, non avevano un quadro chiaro delle loro capacità per affrontarla.

Tra il 29 febbraio e il 1 marzo oltre 2000 persone erano state contagiate, in Italia erano morte 35 persone. La presidente della Commissione UE Ursula Von Der Leyen ha richiesto una squadra di commissari per la risposta all’emergenza che coinvolgesse ogni fronte, da quello sanitario, a quello economico fino alla chiusura dei confini. Ma nel giro di poche ore gli europei hanno assistito a uno dei peggiori fallimenti dell’intera pandemia: dalla Francia alla Germania, passando per Belgio e Olanda, ogni Paese ha agito in modo individualistico sull’esportazione di forniture mediche chiave ai vicini in difficoltà. I leader europei si sono accusati l’un l’altro di minare la solidarietà dell’UE e del mercato unico.

In poco tempo le divisioni della vecchia Europa pre-UE erano riemerse.

Nessuno poteva aiutare l’Italia

Per l’Italia era ormai troppo tardi. Walter Ricciardi, rappresentante dell’Italia all’OMS e consulente del Ministero della Salute, ha detto: “Se l’Italia avesse potuto chiudere 10 o 14 giorni prima sarebbe stato meglio. Il ministero della Salute voleva farlo, ma c’è voluto del tempo per convincere il governo. C’è anche da dire che gli altri Stati hanno visto l’esperienza italiana e non l’hanno seguita. È stato molto difficile per i ministri della Salute convincere i ministri delle Finanze e i premier che era una situazione grave”.

“Ci sono voluti due mesi per ricevere DPI e ventilatori dall’Europa. Il processo è stato così lento e macchinoso che abbiamo ricevuto i dispositivi solo quando la fase più acuta era già finita”, ha ricordato Ricciardi. La prima consegna alla richiesta europea di Dpi è arrivata solo l’8 giugno.

“Quando l’Italia ha chiesto aiuto, nessuno poteva darglielo”, ha detto Lenarčič. Adesso, nell’ultima proposta di bilancio della Commissione, il finanziamento per la salute va da € 400 milioni a € 9 miliardi. L’obiettivo è fornire alla Commissione i mezzi per supportare maggiormente gli Stati membri per affrontare potenziali crisi chimiche, biologiche o nucleari, così da possedere già i mezzi anziché fare affidamento sulla generosità dei singoli Paesi. “Vedo una lezione molto chiara”, ha concluso Lenarčič. “La stragrande maggioranza del popolo europeo desidera avere più Europa su questioni come questa”.

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