Coronavirus: è boom di parti in casa, ecco perché

L’emergenza coronavirus sta spingendo molte donne a partorire in casa piuttosto che in ospedale. Questo fenomeno è in aumento a causa della paura di contagio. Ma partorire in ospedale è davvero poco sicuro?

Coronavirus: è boom di parti in casa, ecco perché

Durante questa emergenza coronavirus, si sta registrando un aumento di parti in casa. Molte donne in dolce attesa temono di partorire in ospedale per paura di contrarre il virus.

A dare notizia di questo fenomeno è la categoria delle ostetriche che sempre più spesso si vedono coinvolte a far venire al mondo i bambini tra le mura domestiche. A Roma si è già registrato un boom di parti domiciliari nell’arco di un anno e si prevede che i casi aumenteranno. Questo anche nel resto del mondo, come negli Stati Uniti.

Ma è davvero rischioso partorire in ospedale?

Parti in casa in aumento: le donne hanno paura dell’ospedale

L’emergenza coronavirus sta spingendo molte donne a preferire il parto in casa all’ospedale. Iolanda Rinaldi, presidente dell’Ordine della Professione Ostetrica di Roma, ha spiegato che nella Capitale un anno fa, nel mese di marzo, il numero di donne che aveva optato per il parto in casa non raggiungeva nemmeno la decina.

Lo scorso mese invece i casi registrati sono 16, e il numero potrebbe aumentare di molto se si considerano le donne che non sono censite perché non sono passate attraverso il servizio sanitario.

La Rinaldi parla di una piccola rivoluzione: “Non ce lo saremmo mai aspettato ma la situazione è cambiata. E con lei anche le scelte. Non escludo che nei prossimi mesi altre decideranno così. Anche se in ospedale è tutto organizzato in grande sicurezza”. Le paure delle neomamme ai tempi del coronavirus sono tante, la prima fra tutte l’aumento di rischio del contagio nelle strutture ospedaliere.

Parto in casa: il boom negli Stati Uniti

Lo stesso fenomeno si sta registrando anche in altre parti del mondo. Negli Stati Uniti, ad esempio, davanti all’aumento di contagiati e al sovraffollamento degli ospedali, le donne in dolce attesa temono di partorire nelle strutture e si stanno attrezzando per il parto in casa.

La loro preoccupazione non è legata solo a timori per la salute propria e dei loro bambini, ma anche all’esigenza di lasciare liberi letti e risorse per i malati che ne hanno bisogno. Nonostante nella sua guida aggiornata COVID-19, l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) sostenga che gli ospedali e i centri di nascita siano luoghi sicuri per il parto, molte ostetriche raccontano dell’esplosione di parti domiciliari a cui devono far fronte in questo periodo.

A Takoma Park (Maryland), Kathy Peacock, un’infermiera-ostetrica specializzata ha parlato di un aumento considerevole di questa pratica: “ sta esplodendo. Nessuno vuole andare in ospedale. E penso che non dovrebbero farlo se hanno una gravidanza a basso rischio” ha dichiarato.

Secondo il National Institutes of Health and Science, ad oggi circa l’1% delle nascite negli Stati Uniti avviene a casa. Non è ancora certo che la COVID-19 cambierà questa statistica in modo significativo, ma i dati raccolti fino a ora fanno pensare concretamente che possa accadere.

È davvero rischioso partorire in ospedale?

Davanti a questo aumento consistente di nascite a casa, molte strutture ospedaliere si stanno attrezzando per venire incontro alle esigenze delle madri che non vogliono partorire in ospedale. Secondo l’ACOG i rischi del parto in casa risultano comunque maggiori.

L’associazione infatti osserva che il parto pianificato in casa è associato a più del doppio del rischio di morte infantile appena dopo la nascita, e un triplice aumento del rischio di convulsioni neonatali o gravi disfunzioni neurologiche. La soluzione migliore dunque rimane quella di partorire in strutture attrezzate per questo.

Beatrice Tiberi, ostetrica dell’azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia a Perugia, ha voluto dare un consiglio a tutte le madri (e i padri) in attesa: “state tranquilli”. Ad oggi infatti non si sono registrati casi di COVID-19 nei reparti di ostetricia e le strutture sono messe in totale sicurezza. Per quanto riguarda i parti domiciliari, Tiberi afferma: “Il parto a domicilio è una realtà che può esistere, ma deve essere frutto di un percorso assistenziale ben delineato e non va scelto come soluzione per la paura dell’epidemia e il contagio da COVID-19”.

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