Bialetti a rischio fallimento?

Il gruppo in crisi profonda chiude il primo semestre del 2018 con una perdita di oltre 15 milioni. Soffre il titolo in Borsa

Bialetti a rischio fallimento?

Tempi duri per Bialetti. La storica azienda italiana produttrice della famosa moka dell’omino con i baffi rischia di sparire.

I risultati consolidati al 30 giugno 2018 sono disastrosi per la società che, complice probabilmente la vertiginosa diffusione di capsule e cialde di caffè, vive un momento particolarmente drammatico.

La perdita è consistente, oltre 15 milioni di euro, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Intanto, a Piazza Affari il titolo continua a soffrire e al momento della scrittura lascia sul terreno il 4,32% scambiato a 0,30 euro.

Conti in rosso per Bialetti

Nel 1933, Bialetti ha rivoluzionato il modo di preparare il caffè a casa propria. Grazie alla popolare moka, il gruppo riesce a farsi apprezzare dai consumatori, ponendosi fin da subito tra i leader di mercato nel settore dei produttori di caffettiere.

Oggi, a 85 anni di distanza, le cose sono cambiate e i conti dell’azienda sono in rosso. La perdita del primo semestre 2018 ammonta a 15,3 milioni di euro, a fronte di un negativo pari a 1,6 milioni registrato nello stesso periodo dell’anno precedente.

Sono diminuiti i ricavi, passati dai 76,6 milioni di euro al 30 giugno 2017 ai 67,3 milioni dei primi sei mesi dell’anno in corso: un significativo calo di circa il 12%.

A condizionare la pessima performance, secondo quanto riporta l’azienda in un comunicato,

“la generale contrazione dei consumi, che si è registrata sul mercato interno ed estero”. Ma a incidere sui risultati anche la “situazione di tensione finanziaria che ha determinato ritardi nell’approvvigionamento, nella produzione e nelle consegne di prodotti destinati alla vendita sia nel canale retail che nel canale tradizionale, lasciando inevasi significativi quantitativi di ordini di vendita già acquisiti in quest’ultimo canale”.

Bialetti destinata a chiudere?

Il commento della società sui conti del primo semestre 2018 è davvero impietoso. I risultati sono stati così negativi che Bialetti ha rinunciato a esprimere un giudizio sulla semestrale.

L’azienda spiega che vi sarebbero “elementi di incertezza che possono determinare l’insorgenza di dubbi circa la stessa continuità aziendale della società”. Parole forti che lasciano presagire una prossima chiusura dello storico gruppo fondato nel 1919.

D’altronde, il gruppo italiano, può contare su una liquidità di 520mila euro, mentre l’indebitamento aziendale ammonta a circa 40 milioni di euro.

La sofferenza finanziaria si sta riversando anche sui lavoratori, molti dei quali non hanno ricevuto le spettanze dovute: i dipendenti vanterebbero complessivamente stipendi per quasi 600 mila euro.

L’accordo con Och-Ziff Capital Investments

Proprio nei giorni scorsi, in vista di un piano di ristrutturazione, Bialetti aveva annunciato un accordo con vincolante con Och-Ziff Capital Investments, disposto a investire a favore del gruppo circa 40 milioni di euro: un apporto al patrimonio netto della società di 5 milioni tramite la partecipazione a un aumento di capitale e la sottoscrizione di distinti prestiti obbligazionari non convertibili per 35 milioni di euro, nel contesto di un processo di ristrutturazione dell’indebitamento con le banche creditrici.

A investimento concluso, Och-Ziff avrà una quota nel capitale di Bialetti pari al 25%.

Un’operazione che consentirebbe a Bialetti

“di avviare un percorso per superare l’attuale situazione di tensione finanziaria e realizzare strategie e piani, che prevedono una maggiore focalizzazione del business sulla promozione e vendita dei prodotti a maggiore marginalità”.

Una crisi inarrestabile

Molti osservatori fanno notare che la situazione in cui versa oggi Bialetti non è un fulmine a ciel sereno e che alcuni segnali di crisi erano già ben evidenti.

Il modo di prepararsi in ambiente domestico sta cambiando e molti consumatori hanno già rinunciato, completamente o quasi, alla moka preferendo sistemi alternativi.

Le macchine a cialde o a capsule stanno ampiamente diffondendosi sul mercato a discapito della tradizionale moka, un oggetto che ha fatto la storia del Made in Italy ma che rischia di diventare solo un lontano ricordo.

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