2 fenomeni fanno tremare di paura la Germania (e la Merkel)

Angela Merkel guarda con preoccupazione a due fenomeni, strettamente correlati alla politica europea più che interna di addio forzato all’impostazione di debito zero.

2 fenomeni fanno tremare di paura la Germania (e la Merkel)

Di cosa ha paura la Germania, tanto da vedere la propria Cancelliera rompere gli indugi e appellarsi con toni drammatici ai propri connazionali, chiedendo loro di restare a casa il più possibile?

Ovviamente, a caricare di tensione è la seconda ondata di Covid che negli ultimi giorni ha vissuto un’impennata tale da imporre mini-lockdown locali in Baviera, cuore economico del Sud e patria dello spesso riottoso alleato politico della Mutti, la CSU.

Ma la Cancelliera, prima che politica di primissimo livello e donna dalla cultura enorme, è anche un fenomenale termometro umano degli umori del proprio Paese: ne coglie i brividi premonitori e decide quali siano passeggeri e quali invece degni di intervento immediato, pena dolorose cure ex post. E alcuni indicatori cominciano a fare sensazione, sottopelle, nell’economia tedesca. Tanto da spingere la numero uno a una riflessione di più ampio raggio. Anche e forse soprattutto in chiave europea, in vista dell’ultimo, terribile bimestre della sua presidenza di turno. Quello del Brexit e del nodo Recovery Fund, al netto degli sviluppi della pandemia.

Tutto parte da questo grafico, a sua volta sintesi di uno studio McKinsey sul grado di fiducia delle piccole e medie imprese europee rispetto all’outlook economico.

Europe_SMEFonte: McKinsey/Bloomberg

Come appare evidente, la Germania è il Paese che può vantare una maggiore copertura di aree giallo-ocra, quindi di ottimismo. In Francia e Italia, ad esempio, il 20% degli interpellati vede il futuro talmente nero da portare l’istituto demoscopico a concludere che quella stessa percentuale di aziende potrebbe fallire entro sei mesi nei due Paesi. Ancora peggio il sentiment in Spagna e Regno Unito.

Partendo da questo «tesoretto», figlio anche della buona gestione della prima ondata, Angela Merkel guarda con preoccupazione a due fenomeni, strettamente correlati alla politica europea più che interna di addio forzato all’impostazione di debito zero. Per l’esattezza, diretta conseguenza delle scelte della Bce.

Primo fenomeno è contenuto in questo grafico, dal quale si evince come nonostante la breve ma drastica correzione al ribasso dell’economia vissuta in primavera, la politica di tassi ultra-bassi dell’Eurotower sta facendo continuare a gonfiare la bolla immobiliare.

german house bubbleFonte: Bloomberg

Al netto degli interventi del Bundestag a favore dell’edilizia popolare e di un housing sociale diffuso e convenzionato che calmierasse i prezzi degli affitti nelle principali aree metropolitane, l’Europace German House Price Index ha appena toccato il suo massimo storico, salendo ancora dello 0,7% nel mese di settembre. Ad oggi, in Germania il prezzo degli immobili ha registrato un aumento del 6% su base annua. Un trend pericoloso per gli equilibri interni, reso ancora più infido dal fatto che finora gli interventi del governo non abbiano sortito effetti di controbilanciamento rispetto alle politiche di costo del denaro a zero imposte dalla Banca centrale europea. E la Bundesbank osserva, sempre più preoccupata.

La seconda criticità, paradossalmente, appare ancora più grave. Perché culturale, prima ancora meramente legata a dinamiche macro. Se infatti esistono due capisaldi della cultura tedesca in economia questi sono il timore dell’inflazione, retaggio dell’esperienza di Weimar e del suo epilogo e la cosiddetta angst, l’angoscia. Ovvero, l’impostazione molto calvinista e da buon padre di famiglia verso investimenti del proprio capitale in asset cautelativi e a basso rischio, come mostra questo grafico:
German StockFonte: Bloomberg

Di fatto, una noiosissima patria del plain vanilla, l’inferno in terra per ogni gestore di hedge fund. E proprio questa predisposizione all’avversione del rischio ha funzionato da baluardo negli anni contro certi eccessi finanziari occorsi dalla bolla tech in poi, tanto da scatenare una reazione di pancia decisamente estrema da parte dell’opinione pubblica all’emergere dei particolari relativi allo scandalo che ha travolto Wirecard.

Ora, al netto di questo mood popolare e diffuso e del suo poco conciliarsi con il peso che il trading desk ha rivestito negli anni per un campione di teutonicità come Deutsche Bank, recordman di multe assortite con la sua operatività negli Usa, questo altro grafico mostra la vera e propria rivoluzione in atto nel Paese.

German stock 2Fonte: Bundesbank/Barkow Consulting

Nei primi sei mesi di quest’anno e nel pieno della pandemia, infatti, i tedeschi hanno acquistato titoli azionari per qualcosa come 23,9 miliardi di euro di controvalore, il massimo assoluto. E questa trasformazione del tedesco medio da investitore parsimonioso a novello Gordon Gekko ha spaventato molto Angela Merkel, non fosse altro per il suo DNA culturale di rigorosa e austera donna dell’Est, cresciuta e formatasi negli anni della Ddr. Tutti vittime della febbre da conto titoli, trading on-line durante il lockdown e dipendenza da Robinhood come alternativa ai social network? Anche.

Ma il problema è terribilmente interconnesso alla prima criticità e alla sua radice. Con il mercato immobiliare fuori controllo e dominato da compratori esteri, banche che non pagano più nulla sui depositi e anzi flirtano con tassi negativi su sempre più ampi settori di correntisti, titoli di Stato di ogni genere e provenienza che pagano rendimenti ridicoli, ecco che le equities spinte alle stelle dalla liquidità delle Banche centrali diventano un’alternativa quasi obbligata anche per il solitamente cauto investitore tedesco. Insomma, a far paura alla Mutti è la sparizione della spesso salvifica angst tipica dei suoi connazionali e del loro approccio all’idea di investimento.

Anche perché, come mostra questo grafico, oggi i cittadini tedeschi annegano nei risparmi ma anche nella disponibilità finanziaria, visto che gli asset totali facenti capo a questa voce hanno toccato il record storico assoluto di 6,63 trilioni di euro nei primi sei mesi di quest’anno, un primato garantito sia da accantonamenti addizionali pari a 109 miliardi di euro solo nel secondo trimestre che proprio dall’aumento delle valutazioni dei titoli azionari.

german assetFonte: Bundesbank/Barkow Consulting

Un mix pericoloso, un cocktail che in tempi di incertezza economica da pandemia può dare alla testa. Anche ai rigorosi tedeschi. Soprattutto alla luce della proiezione macro mostrata da questo ultimo grafico, dal quale si evince come già oggi il consensus medio relativo alla crescita dell’economia tedesca per il quarto trimestre sia stato tagliato dell’1,1% a un previsionale +1,5% finale.

germany q4Fonte: Bloomberg

Rispetto al +2,7% prospettato soltanto a inizio agosto, quasi un dimezzamento netto. E con la seconda ondata di pandemia che, stante gli allarmi di questi giorni, rischia di erodere ulteriori punti nelle prossime settimane, materializzando nell’opinione pubblica il fantasma di una nuova double-dip recession, dopo quella primaverile.

Per quanto la Germania, se le manovre di contenimento del virus non permetteranno un generale riconsolidarsi delle ripresa a livello europeo, potrà accettare gli «effetti collaterali» di una politica monetaria della Bce che, stante la quasi sprezzante ammissione di Pedro Sanchez, finora è servita solo a calmierare gli spread dei Paesi del Sud e finanziare i loro deficit?

La pazienza di Jens Weidmann pare già terminata, almeno stando ai messaggi in codice che continua ad inviare. Quando però finirà quella della Mutti, magari in contemporanea con il semestre di presidenza, potrebbero davvero iniziare i guai per il cosiddetto Club Med, Italia in testa.

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories