Sondaggi centrodestra, elezioni politiche 2018: maggioranza sempre lontana

Centrodestra in leggero calo secondo i sondaggi per le elezioni politiche 2018: al 12 febbraio mancherebbe ancora lo sprint decisivo per ottenere la maggioranza.

Sondaggi centrodestra, elezioni politiche 2018: maggioranza sempre lontana

Centrodestra in leggero calo secondo gli ultimi sondaggi relativi alle elezioni politiche del 4 marzo: per ottenere una maggioranza alla Camera e al Senato occorrerà migliorarsi ancora visto che i numeri al momento non ci sarebbero.

Sarà necessario quindi un programma elettorale azzeccato al centrodestra per poter effettuare uno sprint finale, con i sondaggi che ci dicono che all’appello mancherebbero ancora poco più di mezzo milione di voti per poter brindare alle elezioni.

I sondaggi per il centrodestra

Saranno quattro i principali blocchi politici a presentarsi a queste elezioni. Nel grande susseguirsi dei sondaggi abbiamo deciso di prendere come punto riferimento quello che viene realizzato con cadenza settimanale da EMG Acqua per contro del Tg La7.

Questo è il responso per quanto riguarda le preferenze nei vari partiti nell’indagine elettorale resa nota lo scorso 16 febbraio. Ricordiamo che come prevede la legge, da sabato 17 febbraio non sarà più possibile divulgare nuovi sondaggi.

  • Movimento 5 Stelle - 27,1% (-0,2%)
  • Partito Democratico - 22,7% (-0,1%)
  • Forza Italia - 16% (-0,1%)
  • Lega Nord - 14,2% (+0,3%)
  • Liberi e Uguali - 5,4% (+0,2%)
  • Fratelli d’Italia - 4,6% (/)
  • Noi con l’Italia - 2,7% (-0,1%)
  • Più Europa - 2,2% (+0,1%)
  • Lista Insieme - 1,6% (/)
  • Civica Popolare - 1% (/)
  • Potere al Popolo - 0,8% (/)
  • CasaPound - 0,6% (/)
  • SVP - 0,4% (/)
  • 10 Volte Meglio - 0,3% (/)
  • Altri - 0,4% (-0,1%)
  • Astenuti - 32% (+0,9%)
  • Indecisi - 12,3% (+0,7%)
  • Bianca - 2% (/)

Alla luce di queste percentuali, ecco come sarebbe la situazione considerando le coalizioni che dovrebbero presentarsi alle urne.

  • Centrodestra - 37,5% (+0,1%)
  • Centrosinistra - 27,9% (/)
  • Movimento 5 Stelle - 27,1% (-0,2%)
  • Liberi e Uguali - 5,4% (+0,2%)

Nonostante il netto vantaggio, il centrodestra sarebbe comunque ancora lontano dalla vittoria elettorale. Stando ad alcuni calcoli, per poter governare si dovrebbe ottenere il 40% nel proporzionale e vincere in almeno il 70% dei collegi.

Nella parte proporzionale si dovrebbero guadagnare almeno altri due punti percentuali. Tradotto in voti, se l’affluenza dovesse essere simile a quella delle elezioni del 2013, si tratterebbe di 750.000 di preferenze che mancherebbero all’appello.

Discorso simile nei collegi dove il centrodestra è favorito dalla divisione tra Partito Democratico e il resto della sinistra. La vittoria elettorale quindi non è una chimera per la coalizione, ma per colmare questo gap si dovrà mettere in campo una campagna elettorale perfetta lasciando da parte le incomprensioni, almeno fino alla chiusura delle urne.

La coalizione

Il prossimo 4 marzo oltre che per le politiche si voterà anche per le regionali in Lombardia e nel Lazio. Dopo il passo indietro di Roberto Maroni, dovrebbe essere il compagno di partito Attilio Fontana, ex sindaco di Varese, il candidato per il Pirellone.

Nel Lazio invece ancora non c’è l’accordo, con in ballo il senatore forzista Maurizio Gasparri e il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, che ha già annunciato a prescindere la sua presenza.

Nonostante alcune divergenze sul programma, alla fine il centrodestra si presenterà compatto sia in ambito nazionale che in quello regionale. A breve verrà messo tutto nero su bianco con l’ufficializzazione anche dei vari candidati nei collegi uninominali.

Oltre a Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia, l’alleanza sarà completata anche dalla cosiddetta “quarta gamba” rappresentata da Noi con l’Italia, una lista centrista formata dall’UdC più altri partiti e movimenti di ispirazione centrista e liberale.

Per quanto riguarda il candidato premier, la nuova legge elettorale non obbliga le coalizioni a doverne indicare uno. Il partito della coalizione che alle urne risulterà essere il più votato, sarà quello che poi andrà a indicare il Presidente del Consiglio in caso di una vittoria elettorale.

Se quindi la Lega Nord dovesse finire davanti a Forza Italia, sarebbe Matteo Salvini a salire a Palazzo Chigi. In caso contrario, toccherebbe invece a Silvio Berlusconi indicare l’eventuale premier

Il sistema elettorale

In autunno il Parlamento ha approvato in maniera definitiva quella che sarà la legge elettorale con la quale gli italiani saranno chiamati a esprimersi alle prossime elezioni politiche. Vediamo allora come funziona questo sistema elettorale denominato Rosatellum-bis.

La nuova legge elettorale prevede il 61% dei parlamentari eletti con il sistema proporzionale, pescando nei listini plurinominali, mentre il restante 37% con quello maggioritario, attraverso 231 collegi uninominali. Il restante 2% dei seggi è riservato alla circoscrizione estero.

La soglia di sbarramento è del 3% per quanto riguarda le singole liste e del 10% per le coalizioni. Non sarà possibile il voto disgiunto: la preferenza espressa a un partito varrà per il proporzionale e andrà direttamente al candidato nel collegio, i voti poi espressi solo al candidato saranno ripartiti in maniera proporzionale tra i vari partiti che appoggiano quel candidato.

Non è previsto un premio di maggioranza così come non c’è l’obbligo per le coalizioni di indicare l’eventuale premier. Ogni “capo” di ciascuna forza politica però dovrà essere indicato.

Clicca qui per una infografica riassuntiva del nuovo sistema di voto.

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