Sondaggi politici, crollo del Centrodestra in pochi mesi. Rielezione a rischio

Simone Micocci

12 Maggio 2026 - 11:12

Sondaggi politici, rispetto a inizio anno il Centrodestra è crollato. Ma c’è l’effetto Vannacci da considerare.

Sondaggi politici, crollo del Centrodestra in pochi mesi. Rielezione a rischio
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La sconfitta subita al referendum sulla giustizia rischia di avere conseguenze pesanti per il governo Meloni, come confermano anche gli ultimi sondaggi politici, nei quali Fratelli d’Italia perde ulteriore terreno nei confronti del Partito democratico.

Basta tornare ai sondaggi politici di gennaio scorso per capire quanto siano bastati pochi mesi per cambiare radicalmente il quadro. A inizio anno la posizione di Giorgia Meloni appariva talmente solida da alimentare persino il dibattito su una seconda riforma costituzionale, quella che avrebbe introdotto il premierato in Italia.

Oggi, invece, quel tema non sembra più all’ordine del giorno. Il governo Meloni è costretto soprattutto a concentrarsi sulla legge elettorale, facendo attenzione a evitare che le nuove regole possano trasformarsi in un boomerang per la stessa maggioranza.

Il timore è che la sconfitta al referendum abbia incrinato il rapporto tra Giorgia Meloni e il suo elettorato, aprendo una frattura fiduciaria che, come insegnano diverse esperienze politiche del passato, difficilmente si ricompone in tempi brevi. E il tempo a disposizione non è molto, considerando l’avvicinarsi delle prossime elezioni.

Per il Centrodestra, quindi, la priorità diventa fermare l’emorragia di consensi che in pochi mesi ha portato la coalizione a essere superata persino dal Centrosinistra, oggi favorito in caso di ritorno alle urne.

Sondaggi politici di oggi, Centrodestra fermo. Allunga il campo largo

Negli ultimi sondaggi politici di lunedì 11 maggio, realizzati da Swg per conto del Tg La7, viene confermato il trend che da qualche settimana preoccupa il governo: il Centrodestra non cresce, mentre il cosiddetto campo largo continua ad accorciare le distanze e, in prospettiva, ad allungare sulla maggioranza.

Nel dettaglio, Fratelli d’Italia resta saldamente il primo partito, ma si ferma al 28,8%, lo stesso dato registrato nella rilevazione precedente. Il partito di Giorgia Meloni non riesce più a recuperare terreno, mentre alle sue spalle il Partito democratico continua a crescere, portandosi al 22% con un aumento dello 0,2%.

Stabili anche Forza Italia, ferma al 7,5%, e in lieve crescita la Lega, che guadagna appena lo 0,1% e sale al 6,2%. Numeri che confermano come gli alleati di governo non riescano, almeno per il momento, a compensare le difficoltà di Fratelli d’Italia. In questo quadro va letta anche la crescita di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, che sale al 3,9% con un +0,3% rispetto alla settimana precedente.

Dall’altra parte, invece, il campo largo beneficia soprattutto della crescita del Pd, mentre il Movimento 5 Stelle arretra leggermente al 12,2%, perdendo lo 0,2%. Verdi e Sinistra scendono al 6,8%, mentre +Europa si attesta all’1,5%.

Resta poi il nodo del centro. Azione scende al 3,4%, perdendo lo 0,1%, mentre Italia Viva cresce leggermente al 2,6%. Si tratta di percentuali non decisive se considerate singolarmente, ma che potrebbero diventarlo in uno scenario di alleanze. Per il campo largo, infatti, la capacità di tenere insieme Pd, Movimento 5 Stelle, Verdi e Sinistra e una parte dell’area centrista potrebbe fare la differenza, soprattutto se il Centrodestra dovesse presentarsi alle urne meno compatto rispetto al passato.

Dal gennaio a oggi: cosa è cambiato nei sondaggi politici

Il confronto con i sondaggi politici di gennaio rende ancora più evidente il cambio di fase. Il 26 gennaio Fratelli d’Italia era al 31,2%, la Lega all’8% e Forza Italia all’8,2%: il Centrodestra appariva ancora largamente competitivo, con Giorgia Meloni saldamente al centro della scena politica e una maggioranza che sembrava in grado di dettare l’agenda anche sul terreno delle riforme costituzionali.

A distanza di pochi mesi, però, il quadro è cambiato. Fratelli d’Italia è scesa al 28,8%, perdendo 2,4 punti rispetto a gennaio. La Lega è passata dall’8% al 6,2%, con un calo di 1,8 punti, mentre Forza Italia è arretrata dall’8,2% al 7,5%.

Nel frattempo è comparso sulla scena Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, oggi stimato al 3,9%, un dato che pesa soprattutto nello spazio politico alla destra della maggioranza.

Partito 26 gennaio 2026 11 maggio 2026 Differenza
Fratelli d’Italia 31,2% 28,8% -2,4%
Partito democratico 22,6% 22,0% -0,6%
Movimento 5 Stelle 12,1% 12,2% +0,1%
Forza Italia 8,2% 7,5% -0,7%
Lega 8,0% 6,2% -1,8%
Verdi e Sinistra 6,6% 6,8% +0,2%
Futuro Nazionale - 3,9% +3,9%
Azione 3,0% 3,4% +0,4%
Italia Viva 2,0% 2,6% +0,6%
+Europa 1,3% 1,5% +0,2%
Noi Moderati 1,1% 1,1% =
Altre liste 3,9% 4,0% +0,1%
Non si esprime 32% 27% -5%

Il dato più evidente riguarda quindi il ridimensionamento dei principali partiti di governo. Basti pensare che la somma dei tre principali alleati passa dal 47,4% di gennaio al 42,5% di maggio. Anche aggiungendo Noi Moderati, il Centrodestra tradizionale scende dal 48,5% al 43,6%.

È qui che entra in gioco il fattore Vannacci. Futuro Nazionale, oggi al 3,9%, intercetta verosimilmente una parte dell’elettorato più spostato a destra, deluso da una linea di governo percepita come più moderata rispetto alle aspettative iniziali. Non è detto che quei voti siano definitivamente persi per il Centrodestra, ma il loro spostamento segnala una difficoltà politica per Giorgia Meloni: una parte della sua base guarda altrove, chiedendo una postura più radicale alcuni temi ritenuti fondamentali.

A questo si aggiunge la sconfitta al referendum sulla giustizia, che ha avuto un effetto politico più ampio del semplice risultato alle urne. Per il governo si è trattato di una battuta d’arresto sul terreno della credibilità: una riforma sostenuta dalla maggioranza e presentata come passaggio qualificante dell’azione politica si è trasformata in un voto contrario, dando l’impressione che l’esecutivo non riesca più a mobilitare il proprio elettorato come nei mesi precedenti.

Dall’altra parte va detto che il campo largo non registra comunque una crescita travolgente dei singoli partiti, beneficiando perlopiù della somma dei movimenti interni. Il Pd è leggermente sotto il dato di gennaio, ma resta sopra il 22% e anche il Movimento 5 Stelle è sostanzialmente stabile. Solo Verdi e Sinistra guadagnano qualcosa, come pure le forze centriste potenzialmente decisive in uno scenario di alleanze.

Il risultato è che il Centrosinistra allargato appare oggi più competitivo rispetto a gennaio. Non perché abbia risolto tutte le sue contraddizioni interne, ma perché il Centrodestra ha perso compattezza e forza propulsiva. La distanza tra i due blocchi si è ridotta, mentre l’uscita di Vannacci e la sconfitta referendaria hanno contribuito a indebolire l’immagine di invincibilità che Giorgia Meloni aveva costruito nella prima parte della legislatura.

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