Smart working: si guadagnano 10mila euro. Pro e contro del lavoro agile

Smart working: le aziende ogni anno guadagnerebbero 10mila euro dal risparmio che deriva per ogni posto di lavoro spostato in remoto. Ci sono tuttavia pro e contro del lavoro agile secondo gli esperti.

Smart working: si guadagnano 10mila euro. Pro e contro del lavoro agile

Con lo smart working le aziende guadagnano in un anno 10mila euro a posto di lavoro. Si tratta nel dettaglio del risparmio che l’azienda che adotta lo smart working può avere ogni anno per ogni dipendente che lavora da casa.

Sono sei mesi almeno che molte aziende in Italia stanno adottando lo smart working a causa dell’emergenza coronavirus. Ovviamente quello che è anche conosciuto come lavoro agile ha pro e contro che lo caratterizzano.

Il risparmio per le aziende per ogni dipendente ogni anno è di 10mila euro, ma non per lo smart working che prevederebbe anche turnazioni in ufficio, ma per il telelavoro inteso come fissa attività tra le mura domestiche.

Il risparmio riguarderebbe per l’azienda le spese fisse e i servizi legati alla sede. Ovviamente nello smart working non vi è solo il guadagno di ben 10mila euro l’anno, ma anche dei contro da dover considerare e che vediamo di seguito.

Smart working: le aziende guadagnano 10mila euro. Ecco come

Con lo smart working le aziende guadagnano 10mila euro ed è questo un elemento a favore del lavoro agile che ha preso piede in Italia negli ultimi mesi. Come riporta il quotidiano Repubblica, prima della pandemia da COVID-19 erano l’1,2% i lavoratori del settore privato in smart working, dato che si è poi alzato all’8,8%, quasi 2 milioni di dipendenti in pieno lockdown, restando ora al 5,3%.

Sempre come riporta Repubblica è Andrea Gatti, manager della Expense Reduction Analysts, a spiegare come vi sarebbe questo guadagno che è un risparmio di ben 10mila euro per le aziende.

Si arriva ai 10mila euro, spiega il manager:

“Dividendo pro quota tutte le voci che, al netto del costo del lavoro vero e proprio cioè salario e contributi, gravano sul datore per ogni dipendente presente in sede, dunque affitto, facilites e manutenzioni, pulizie, servizi di vigilanza e portierato, aree parcheggio, mensa e aree break, utilizzo e manutenzione linee telefoniche, riscaldamento, energia elettrica, spedizioni, stampe e fotocopie.”

Non solo si sottolinea il guadagno per le aziende pari al 20% del fatturato, ma se ben disciplinato, nel rispetto soprattutto del lavoro delle donne, lo smart working può avere degli effetti benefici a livello esistenziale oltre anche per l’ambiente dal minor traffico che genera inquinamento al minor consumo di energia in ufficio.

Vi sono tuttavia degli effetti collaterali, dei contro che vanno considerati nello smart working che va disciplinato riconoscendo soprattutto il diritto alla disconnessione ai lavoratori da casa.

Smart working: i contro

Esistono anche i contro dello smart working, perché se da una parte le aziende risparmiano traendone guadagno, dall’altra ci sono dei settori che rischiano una crisi, come abbiamo già tra le altre cose evidenziato, che sono ristoranti, bar e tutte quelle attività legate agli uffici.

Sempre come riporta il quotidiano secondo le stime di Fipe-Confcommercio nel2020 la spesa per il pranzo infrasettimanale registrerà un calo dei 64,9% (-3,2 miliardi di euro) un valore equivalente al fatturato di 19mila imprese e 38mila dipendenti. Imprese che quindi sono in difficoltà in questo periodo in cui il ricorso allo smart working si è fatto più massiccio.

I meno pessimisti ritengono di poter riorganizzare queste attività intorno a uno stile di vita che sta obiettivamente mutando. Non solo le aziende, ma anche i lavoratori stessi, sebbene ricevano dei benefici dallo smart working, rischiano di subire la trasformazione.

Lo smart working infatti pare, secondo alcune ricerche come quella dell’Inapp, possa aumentare le disuguaglianze di reddito. Anche nella stessa azienda infatti, come nel settore manifatturiero, vi sono dipendenti che possono accedere allo smart working e altri che non possono. Non solo, il lavoro agile è praticabile essenzialmente da chi occupa posizioni manageriali nel 60% dei casi, solo il 30% della forza lavoro in Italia può infatti svolgere la propria attività da casa.

Pare che il salario medio di chi è escluso dallo smart working vada dai 500 ai 1.800 euro mensili contro gli 800 e 3.500 euro di chi invece lavora da casa. Non solo una ricerca condotta da Praxidia per Elior, gruppo della ristorazione collettiva, sostiene che anche la pausa pranzo sia cambiata in smart working. In particolare:

  • il 39% degli intervistati ritiene che sia più complesso mantenere un menu vario e bilanciato;
  • il 42% percepisce il momento della pausa come meno rilassante con l’impossibilità di staccare davvero dal lavoro;
  • il 49% ritiene di avere meno possibilità di fare movimento;
  • il 30% pensa di avere meno tempo per sé stesso.

Insomma è chiaro che se lo smart working dovesse rimanere in percentuali sostenute nei prossimi mesi questo dovrà essere disciplinato in modo tale da essere maggiormente adattato alle varie esigenze degli attori in campo.

Argomenti:

Italia Smart Working

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