Arriva l’obbligo per legge. 2 giorni di lavoro a settimana in smart working in Australia

Laura Pellegrini

6 Marzo 2026 - 06:25

La proposta dello stato del Victoria piace ai lavoratori ma non ai manager. Da settembre sarà obbligatorio prevedere due giorni di smart working a settimana.

Arriva l’obbligo per legge. 2 giorni di lavoro a settimana in smart working in Australia

Due giorni a settimana su cinque da svolgere in smart working: un sogno per moltissimi lavoratori, un incubo per la maggior parte dei manager. Mentre in Italia sfuma la proposta della settimana corta, dall’altra parte del mondo ci si prepara a una rivoluzione per il mondo del lavoro.

Nello stato del Victoria, in Australia, è stata approvata una proposta di legge che sancisce il diritto al lavoro da remoto e introduce, da settembre 2026 (con alcune deroghe per le piccole aziende), un nuovo obbligo per le imprese: si dovranno garantire due giorni a settimana in smart working per tutti i dipendenti.

«Il lavoro da casa è vantaggioso per le famiglie perché fa risparmiare tempo e denaro e fa lavorare più genitori», ha affermato la premier dello stato Jacinta Allan. Inevitabili le critiche dall’opposizione liberale, che ha invece sottolineato come lo smart working preveda modelli insostenibili per il settore pubblico.

Due giorni in smart working a settimana: nuovo obbligo per le aziende australiane

La proposta di legge appena presentata in Victoria sancisce il diritto dei lavoratori al lavoro da remoto e obbliga gli imprenditori a concedere almeno due giorni su cinque in smart working ai propri dipendenti, sia nel settore pubblico sia in quello privato. In particolare a Melbourne, capitale dello stato di Victoria e città più grande dell’Australia, si trovano numerose grandi aziende, tra cui BHP, Rio Tinto, ANZ Bank, Telstra e alcuni dei maggiori fondi pensione del Paese.

L’obbligo scatterà da settembre 2026, con una piccola deroga fino a luglio 2027 per le piccole aziende (con meno di 15 dipendenti). Il governo ha stimato un risparmio medio di 110 dollari australiani a settimana in costi di trasporto e tempo considerando la possibilità di svolgere il proprio lavoro direttamente da casa.

Questa legge si aggiunge ad altre recenti tutele per i lavoratori australiani, come il già approvato diritto alla disconnessione, che permette di ignorare chiamate e messaggi di lavoro fuori dall’orario stabilito.

Lo stato del Victoria diventa così il primo ad approvare una legge così specifica, il cui dibattito è aperto in tutto il paese e molte testate internazionali citano l’Australia come un modello per il futuro del lavoro agile.

I benefici dello smart working

Come riportano alcune fonti australiane, il lavoro da remoto è utile tanto per le famiglie quanto per le coppie: non solo riduce i costi di trasporto e gli spostamenti casa-lavoro, ma sblocca anche molto tempo libero da dedicare ad altre attività. I dipendenti le cui mansioni si possano svolgere da casa, quindi, potrebbero risultare più rilassati, felici e produttivi sul lavoro.

Tra gli ulteriori benefici dello smart working, il premier del Victoria ha sottolineato diversi aspetti:

  • oltre un terzo dei lavoratori, tra cui il 60% dei professionisti, lavora regolarmente da casa;
  • il lavoro da casa permette di risparmiare denaro alle famiglie, restituendo agli australiani in media 110 dollari a settimana o 5.308 dollari ogni anno;
  • riduce la congestione delle strade. I cittadini del Victoria ora risparmiano in media più di tre ore a settimana di spostamenti;
  • incoraggia più persone a lavorare. La partecipazione alla forza lavoro è ora superiore del 4,4% rispetto a prima della pandemia.

Questa nuova proposta piace ai lavoratori, ma non convince i manager che sottolineano invece la necessaria presenza in ufficio per tutta una serie di mansioni legate a profili professionali.

Lo smart working in Italia

Com’è la situazione dello smart working in Italia? Nel 2026 il lavoro agile nel nostro Paese registra una crescita, con circa 3,57 milioni di lavoratori coinvolti, in particolare nelle grandi imprese e nel settore pubblico. Nonostante questo, l’Italia rimane sotto la media UE (5,9% contro 9,1% UE) per il lavoro svolto prevalentemente da casa. Finlandia e Irlanda guidano la classifica con oltre il 20%.

E mentre numerose aziende spingono i lavoratori a rientrare in ufficio, la nuova proposta di legge sulla settimana corta in Italia viene respinta dal Parlamento.

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