Tassi BCE fermi per la quinta volta consecutiva. Oggi il verdetto anche della Bank of England e anche la notizia shock dagli Stati Uniti. Diretta di Money.it.
Niente taglio dei tassi da parte della BCE di Christine Lagarde, e per l’ennesima volta.
Al termine della prima riunione del 2026 del Consiglio direttivo della banca centrale europea, l’annuncio ha ricalcato quanto atteso dai mercati: nulla di fatto per la quinta volta consecutiva.
Ovvero: tassi sui depositi, tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale dell’Eurozona lasciati invariati rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%.
La BCE non tocca i tassi. Lagarde sta sottovalutando la minaccia dell’euro?
Come di consueto, l’annuncio della BCE sui tassi è arrivato alle 14.15 ora italiana, senza generare sorprese in un mercato che aveva già messo in conto l’esito della riunione di oggi, giovedì 5 febbraio 2026.
Nonostante questo, un mix di fattori ha scosso alla fine i nervi dei trader e degli investitori. Tra questi, la poltrona a rischio del premier britannico Keir Starmer e il dato shock arrivato dagli Stati Uniti, che hanno fomentato l’avversione al rischio.
La conferenza stampa di Christine Lagarde, che ha visto la Presidente dell’Eurotower rispondere alle domande sul rischio di un processo disinflazionistico troppo accentuato a causa del Super euro, non ha dato inoltre l’esito sperato dagli investitori.
Lagarde ha ribadito quanto detto diverse altre volte, ovvero che la BCE continuerà a dipendere dai dati macro, non seguendo alcun percorso prestabilito sui tassi.
Nessuna particolare preoccupazione da parte della numero uno della banca centrale per l’inflazione headline salita secondo le stime preliminari dell’Eurostat soltanto dell’1,7% a gennaio, in quanto Francoforte aveva già calcolato un dato al di sotto del target del 2%. E per quanto riguarda l’euro, il Consiglio direttivo ne ha parlato, ha ammesso Lagarde. Ma nessun allarme è stato lanciato, almeno per ora:
“Voglio ricordare che noi non puntiamo a un target di cambio, ma anche che riconosciamo che (il tasso di cambio) è importante per l’outlook sull’inflazione ”, ha sottolineato Lagarde, aggiungendo che “ abbiamo osservato che il dollaro ha perso terreno , e non negli ultimi giorni, ma da mesi, per poi fluttuare ll’interno di un range dalla scorsa estate”.
Niente paura, però, ha insistito la presidente dell’Eurotower, affermando che “riteniamo che i movimenti (del dollaro) siano incorporati nel nostro scenario di base”.
Queste frasi hanno portato così alcuni investitori e analisti a chiedersi se Lagarde abbia davvero preso coscienza del pericolo disinflazionistico che un euro troppo forte nei confronti del dollaro USA potrebbe rappresentare per l’economia del blocco.
Il risultato è che l’azionario europeo ha sofferto, accelerando al ribasso, scontando il permanere di un’incertezza, citata dalla stessa Lagarde, che rende una missione quasi impossibile riuscire a fare previsioni sulla direzione futura dei tassi dell’area euro.
Tassi euro, Lagarde brancola nel buio? Le previsioni degli esperti su cosa accadrà
A cercare di prevedere il trend dei tassi ci hanno provato però gli economisti e gli esperti, snocciolando interpretazioni varie sull’esito della riunione della BCE di oggi.
Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO ha scritto in una nota che, “come ampiamente previsto, la BCE ha mantenuto invariati i tassi di riferimento, con un esito complessivo della riunione sostanzialmente in linea con le indicazioni precedenti e le aspettative del mercato”, aggiungendo che “ la banca centrale rimane in una posizione favorevole , con un’inflazione vicina all’obiettivo, una crescita che si mantiene su livelli tendenziali e mercati del lavoro che restano solidi”.
Dunque, ha aggiunto l’esperto, “in questo contesto i banchieri centrali sembrano ampiamente soddisfatti dei tassi di riferimento che si attestano intorno al punto intermedio dell’intervallo di neutralità stimato e vedono pochi motivi per modificare l’orientamento in questa fase”.
Veit ha così sottolineato che PIMCO condivide “l’opinione prevalente del Consiglio direttivo secondo cui i rischi per le prospettive di inflazione a medio termine rimangono sostanzialmente bilanciati ”.
Le previsioni sono così di tassi di riferimento che “rimarranno invariati nel prossimo futuro, pur lasciando aperta la valutazione sulla direzione della prossima mossa una volta terminato questo periodo di inazione”.
La nota di Nicolas Forest, CIO di Candriam, ha rispecchiato invece tutta l’incertezza sulla traiettoria futura dei tassi.
“Guardando al futuro”, ha spiegato infatti Forest, “ un calo sostenuto dell’inflazione verso l’1,5% — sensibilmente al di sotto delle attuali previsioni della BCE — potrebbe orientare la comunicazione in una direzione più accomodante e riaprire la possibilità di un taglio dei tassi entro la fine dell’anno”.
Ma, così come esistono rischi al ribasso, ha continuato l’esperto, non mancano neanche i rischi che i tassi vengano alzati:
“Al contrario, una ripresa della crescita più marcata, tale da ridurre ulteriormente la disoccupazione, spingerebbe probabilmente la BCE a rivalutare i rischi di inflazione, aumentando la probabilità che la prossima mossa sui tassi possa essere un rialzo”, ha avvertito il CIO di Candriam.
Detto questo, nessuna mossa dovrebbe manifestarsi nell’immediato:
“In questo contesto, la BCE ha ottime ragioni per mantenere un atteggiamento attendista ancora per qualche tempo. L’inflazione ha continuato a raffreddarsi e si attesta ora al di sotto del target (1,7% su base annua a gennaio). Anche le pressioni salariali si stanno moderando. Tuttavia, l’attività economica si è dimostrata resiliente e la BCE prevede che la crescita si rafforzerà nel 2026, con l’entrata a regime del piano fiscale della Germania”.
E per quanto riguarda l’euro, anche Forest ha fatto notare che “il recente apprezzamento dell’euro non sembra rappresentare una delle principali fonti di preoccupazione” per la BCE, riconoscendo tra l’altro che il trend della valuta “appare ampiamente guidato da un aggiustamento della fiducia sul fronte del dollaro statunitense ”. Lo dimostra il fatto che, rispetto ai suoi partner, la moneta unica si sia “apprezzata solo marginalmente”.
Ha parlato di una BCE destinata ad attivare il pilota automatico Simon Dangoor, deputy chief investment officer of Fixed Income and head of Fixed Income Macro strategies di Goldman Sachs Asset Management:
“La BCE rimarrà in modalità pilota automatico nel prossimo futuro, poiché le recenti turbolenze non sembrano in grado di spingere il Consiglio direttivo a modificare il proprio corso. La pressione accomodante derivante dalla rinnovata possibilità di dazi doganali sulla scia dell’incertezza geopolitica e della forza dell’euro è controbilanciata dalla crescita resiliente e dall’aumento dei prezzi delle commodity, che lasciano pochi incentivi ad agire”.
Vero, tuttavia, che anche Goldman Sachs ha dato alla fine una interpretazione dovish a quanto emerso oggi dalla riunione della BCE: “Sebbene prevediamo che Lagarde continuerà a sottolineare i rischi su entrambi i fronti, l’orientamento complessivo rimane propenso a un ulteriore allentamento, dato il quadro inflazionistico favorevole, soprattutto nella prima metà dell’anno”.
Idem Neil Mehta, Portfolio Manager, RBC BlueBay che, a fronte di una “ BCE in fase di stallo ” ha scritto di stimare che “ la prossima mossa sarà probabilmente un taglio, contrariamente a quanto previsto dal mercato (un aumento di 25 punti base alla fine del 2027)”.
Se infatti “è comprensibile che, dopo l’impennata dell’inflazione indotta dallo shock dell’offerta nel 2022, molti policymaker siano ossessionati riguardo a un possibile ripetersi dello scenario ”, il gestore ha fatto notare che “la crescita è poco incoraggiante (ad esempio, l’ultimo PMI è appena sopra 50), la domanda di credito è modesta e l’Europa si trova in un momento geopolitico critico ”.
Questo insieme di fattori ha portato così RBC BlueBay a prevedere che “ l’inflazione complessiva sarà inferiore al 2% nel primo semestre del 2026 , consentendo ai membri più accomodanti della BCE di farsi sentire maggiormente nei prossimi mesi”.
BCE Day, la diretta di Money.it. L’annuncio sui tassi, le parole di Lagarde, la reazione dei mercati
Money.it ha seguito la diretta del BCE di oggi, giovedì 5 febbraio 2026, dando aggiornamenti in tempo reale sulle parole di Lagarde e sulla reazione dei mercati.
Focus su euro, dollaro e sterlina dopo annunci tassi BCE e BoE. Ma attenti anche alla poltrona del premier UK
Sotto i riflettori le principali valute a livello mondiale, a seguito degli annunci sui tassi dell’Eurozona e del Regno Unito arrivati rispettivamente dalla BCE e dalla Bank of England ma sulla scia, anche, delle pessime notizie che sono arrivate dal fronte macroeconomico degli Stati Uniti, relative agli annunci dei licenziamenti nel mese di gennaio.
L’euro è ora sotto pressione nei confronti del dollaro USA cedendo lo 0,15% circa, a quota $1,1785. La moneta unica perde dunque di nuovo quota $1,18. Il dollaro perde sullo yen, con il rapporto di cambio USD-JPY giù dello 0,11%, a JPY 156,67.
La sterlina capitola di quasi lo 0,90% sul dollaro USA, in una giornata caratterizzata dall’alta tensione nel Regno Unito, non tanto e non solo per la decisione sui tassi UK presa dalla Bank of England, ma per lo scandalo Epstein che sta facendo barcollare la stessa poltrona del premier britannico Keir Starmer, a causa dei legami tra l’ex ministro Peter Mandelson, che lui aveva nominato ambasciatore in USA e il finanziarie pedofilo morto suicida in carcere nel 2019.
Dagli Epstein files è emerso infatti che i rapporti tra Peter Maldelson ed Epstein erano più stretti di quanto si pensasse. E sebbene Starmer abbia già licenziato Mandelson nel settembre del 2025, la rabbia di molti britannici nei suoi confronti per avere nominato una figura tanto vicina a Epstein è tornata a montare, a danno della sterlina e dei Gilt, ovvero dei Titoli di Stato UK, che tornano nel mirino degli smobilizzi.
Sell sull’azionario globale, Piazza Affari peggiore in Europa. Nasdaq -1,7%
Come hanno reagito i vari asset finanziari all’annuncio della BCE e alle dichiarazioni di Christine Lagarde, considerando anche il sentiment negativo di Wall Street? Decisamente male, si può rispondere, guardando al trend dell’azionario globale. Il Ftse Mib di Piazza Affari scivola di oltre il 2%, viaggiando attorno a 45.648 punti. Titoli peggiori si confermano Stellantis, con un tonfo di quasi il 6%, UniCredit, in flessione di più del 4%.
Fa -4% anche Intesa SanPaolo. Le azioni migliori sono invece Inwit, che avanza di oltre il 2%, Amplifon, Italgas e STM.
A Wall Street, le vendite si abbattono soprattutto sul Nasdaq Composite, che scivola dell’1,7%. Giù anche lo S&P 500, che perde l’1,5%, mentre il Dow Jones capitola di oltre 600 punti.
Sell anche sul resto delle principali borse europee, con la borsa di Londra e di Parigi che cedono lo 0,75% e la borsa di Francoforte, che lascia sul terreno più dell’1%. Ma il listino peggiore è indubbiamente il Ftse Mib della borsa di Milano.
Si è conclusa la conferenza stampa di Christine Lagarde
Si è conclusa la conferenza stampa di Christine Lagarde successiva al primo annuncio sui tassi dell’area euro del 2026 da parte della Banca centrale europea.
Lagarde conferma. BCE prenderà le proprie decisioni di riunione in riunione
“La nostra politica monetaria è in forma, ed è in forma perché è agile ”, ha detto Lagarde, confermando che la BCE continuerà a prendere le proprie decisioni “ di riunione in riunione, a seconda dei dati ”.
Lagarde su nomina Warsh a numero uno Fed. “La accolgo con favore”
“Accolgo con favore la nomina di Kevin Warsh a Presidente della Fed. Lo conosco da molto”. Così Lagarde nel rispondere a una domanda sulla sua reazione alla nomina di Warsh alla Presidenza della Banca centrale USA da parte del Presidente americano Donald Trump.
“L’inflazione è in una buona posizione, non guardiamo a un solo dato”
“Siamo in una buona posizione e l’inflazione versa in buone condizioni”. Per “buona posizione intendiamo la situazione in cui siamo fiduciosi nei confronti di un trend dell’inflazione che converga verso il target del 2% nel medio termine ”. Così Lagarde, nel precisare che “non ci facciamo condizionare da un solo dato”, anche perché “è da tempo che prevediamo la possibilità che nel 2026 l’inflazione cresca a un ritmo inferiore al target della BCE pari al 2%”. Così Lagarde nel commentare l’ultimo dato relativo all’inflazione dell’area euro, che ha messo in evidenza una crescita dell’inflazione headline dell’area euro dell’1,7%.
Lagarde, “abbiamo parlato di euro e dollaro in questa riunione”
Lagarde ha confermato che “la BCE non si impegna a seguire alcun percorso predeterminato nel decidere la direzione da dare ai tassi”.
Riguardo al tasso di cambio, ha aggiunto la Presidente della BCE rispondendo ad alcune domande sul rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro, “voglio ricordare che noi non puntiamo a un target di cambio, ma anche che riconosciamo che (il tasso di cambio) è importante per l’outlook sull’inflazione ”, tanto che proprio di questo, oggi, la Banca centrale europea ha discusso: “ Abbiamo osservato che il dollaro ha perso terreno , e non negli ultimi giorni, ma da mesi, per poi fluttuare ll’interno di un range dalla scorsa estate”. In ogni caso, ha aggiunto Lagarde, “riteniamo che i movimenti del dollaro siano incorporati nel nostro scenario di base”.
Lagarde riconosce il problema euro, i commenti su PIL e inflazione
La Presidente della BCE ha ammesso che la forza dell’euro rappresenta una sfida. Nell’aprire la conferenza stampa con cui ha motivato la decisione della banca centrale di lasciare i tassi fermi, Lagarde ha affermato che “ l’euro più forte si aggiunge alle sfide esterne ”.
La numero uno della Banca centrale ha continuato, affermando che “la crescita (del PIL) è supportata dal settore servizi, in particolare dall’IT e dalle comunicazioni” e osservando che anche il settore manifatturiero dell’Eurozona “è resiliente”. Lato inflazione, Lagarde ha sottolineato che “i prezzi dei beni alimentari sono saliti”. Riferimento anche alle “spese dei governi, che dovrebbero rafforzare la domanda”.
Iniziata conferenza stampa Lagarde, “l’outlook è incerto”
Iniziata la conferenza stampa di Christine Lagarde. Lagarde conferma come l’outlook rimanga incerto ma mette in evidenza anche la resilienza dell’economia dell’euro, rimarcando l’impegno della Banca centrale europea a far sì che l’inflazione rimanga stabile, in linea con il target della BCE pari al 2%.
Futures Nasdaq -0,80% dopo shock licenziamenti USA, il dollaro va giù. Euro piatto a $1,18
A Wall Street il trend dei futures peggiora in modo evidente. I futures sul Dow Jones scendono di 160 punti circa (-0,31%), mentre i futures sullo S&P 500 arretrano dello 0,57%. Quelli sul Nasdaq scivolano dello 0,80% circa. Il dollato torna sotto pressione.
Dopo l’annuncio sui tassi da parte della BCE e la pubblicazione del rapporto relativo agli annunci di licenziamenti in USA, l’euro azzera le perdite e riagguanta debolmente il territorio positivo, attorno a quota $1,1811, per poi azzerare anche i guadagni e oscillare nervosamente attorno a $1,18.
Il dollaro perde sullo yen lo 0,20% circa a JPY 156,57, mentre sulla sterlina (sotto i riflettori a seguito della decisione della Bank of England di lasciare fermi i tassi UK), arretra dello 0,50% a $1,3581. Nei confronti del franco svizzero, il dollaro cede lo 0,30% circa a CHF 0,7749.
Borse europee ostaggio anche di Wall Street. Fioccano i sell dopo shock mercato lavoro USA
In attesa dell’inizio della conferenza stampa di Christine Lagarde, i mercati reagiscono all’annuncio sui tassi dell’area euro da parte della BCE confermando il trend negativo e al contempo guardando anche alle pessime notizie arrivate dagli Stati Uniti, dove è stato pubblicato il rapporto stilato da Challenger, Gray & Christmas.
Dal rapporto, è emerso che, nel mese di gennaio, gli annunci dei licenziamenti da parte dei datori di lavoro USA sono schizzati del 118% su base annua a 108.435 unità, balzando del 205% su base mensile, rispetto al dicembre del 2025.
Si tratta di un valore record per gli annunci di licenziamenti negli Stati Uniti relativi a ciascun mese di gennaio dal 2009. Lo Stoxx Europe 600 Index perde lo 0,75%, mentre l’indice Ftse Mib della borsa di Milano riporta un calo dello 0,90%.
Male anche le altre borse europee, mentre si intensificano i sell a Wall Street, con i futures sui principali indici azionari che accelerano al ribasso.
Il comunicato della BCE sulla decisione relativa ai tassi
“Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di mantenere invariati i tre tassi di interesse di riferimento della BCE. La sua valutazione aggiornata conferma nuovamente che l’inflazione dovrebbe stabilizzarsi sull’obiettivo del 2% a medio termine. L’economia continua a mostrare buona capacità di tenuta in un difficile contesto mondiale. Il basso livello di disoccupazione, la solidità dei bilanci del settore privato, l’esecuzione graduale della spesa pubblica per difesa e infrastrutture, insieme agli effetti favorevoli derivanti dalle passate riduzioni dei tassi di interesse, stanno sostenendo la crescita. Al tempo stesso, le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa dell’indeterminatezza delle politiche commerciali e delle tensioni geopolitiche in atto a livello mondiale.
Il Consiglio direttivo è determinato ad assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine. Per definire l’orientamento di politica monetaria adeguato, il Consiglio direttivo seguirà un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono adottate di volta in volta a ogni riunione. In particolare, le decisioni del Consiglio direttivo sui tassi di interesse saranno basate sulla valutazione delle prospettive di inflazione e dei rischi a esse associati, considerati i nuovi dati economici e finanziari, nonché della dinamica dell’inflazione di fondo e dell’intensità della trasmissione della politica monetaria, senza vincolarsi a un particolare percorso dei tassi.
Tassi di interesse di riferimento della BCEI tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale rimarranno invariati al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%, rispettivamente.
Programma di acquisto di attività (PAA) e Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP)
I portafogli del PAA e del PEPP (pandemic emergency purchase programme) si stanno riducendo a un ritmo misurato e prevedibile, dato che l’Eurosistema non reinveste più il capitale rimborsato sui titoli in scadenza.
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Il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti nell’ambito del proprio mandato per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine e per preservare l’ordinato funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria. Inoltre, lo strumento di protezione del meccanismo di trasmissione della politica monetaria può essere utilizzato per contrastare ingiustificate, disordinate dinamiche di mercato che mettano seriamente a repentaglio la trasmissione della politica monetaria in tutti i paesi dell’area dell’euro, consentendo così al Consiglio direttivo di assolvere con più efficacia il proprio mandato della stabilità dei prezzi.
La Presidente della BCE illustrerà i motivi di tali decisioni nella conferenza stampa che avrà luogo questo pomeriggio alle 14.45 (ora dell’Europa centrale)”.
La BCE lascia fermi i tassi euro per la quinta volta consecutiva
La BCE ha lasciato i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale dell’Eurozona invariati rispettivamente al 2%, 2,15% e 2,40%.
We kept our key interest rates at their current levels.
We did this because we see inflation stabilising where we want it to be: 2%.
Read today’s monetary policy decisions https://t.co/YDUtYLHQxy pic.twitter.com/2SRFCdxWJf
— European Central Bank (@ecb) February 5, 2026
Bank of England spaccata sui tassi UK, che rimangono fermi al 3,75%
La Bank of England, banca centrale del Regno Unito, ha annunciato oggi di avere lasciato i tassi UK fermi al 3,75%. La decisione conferma la profonda spaccatura della banca centrale.
A votare a favore dello status quo sui tassi sono stati infatti 5 esponenti della Commissione di politica monetaria, rispetto a 4 contrari, che avrebbero preferito ridurre ulteriormente i tassi.
Sell sull’oro, mentre i prezzi dell’argento affondano fino a -12%
Nel giorno della BCE, i riflettori degli investitori continuano a essere puntati sull’oro e sull’argento, a causa dei movimenti che interessano i due metalli preziosi, reduci da un 2025 e da un inizio 2026 di buy scatenati, che hanno fatto salire i prezzi a livelli record.
Dopo il forte tonfo shock soprattutto per l’argento e la successiva rimonta, nelle ultime ore sono ritornati i sell. I prezzi del contratto spot sull’oro tornano così a bucare la soglia psicologica di $5.000 l’oncia, perdendo più del 2% e scivolando a quota 4.838 dollari circa.
Male anche i futures sull’oro, che arretrano a quota $4.858,90, in flessione dell’1,75% circa.
Decisamente peggio fanno i prezzi dell’argento, con i contratti futures che crollano di oltre l’8%, a quota $77,10 l’oncia e quelli spot che affondano di oltre il 12%, a quota 77,26.
Wall Street, futures deboli dopo dietrofront Nasdaq e S&P 500. In evidenza Qualcomm e Alphabet-Google
Poco mossi i futures sui principali indici azionari di Wall Street dopo la sessione negativa di ieri, alimentata dai nuovi timori sulle azioni delle Big Tech USA e sulla grande scommessa - bolla secondo molti - dell’AI (intelligenza artificiale).
Lo S&P 500 ha chiuso la giornata di contrattazioni in calo dello 0,51%, a quota 6.882,72 punti, mentre il Nasdaq Composite ha perso l’1,51%, a quota 22.904,579. Si è salvato il Dow Jones, in crescita di più di 260 punti (+0,53%), a 49.501,30 punti.
Tra i singoli titoli, forti vendite su Qualcomm, capitolata del 9% dopo la pubblicazione di previsioni che non hanno convinto Wall Street.
Sotto i riflettori anche le azioni del colosso Alphabet-Google, l’ultima tra le Big Tech che ha pubblicato la propria trimestrale, annunciando di prevedere forti aumenti dei propri investimenti nell’AI, facendo salire le spese in conto capitale per il 2026 fino a $185 miliardi: notizia positiva ovviamente per i produttori di chip per l’AI Broadcom e Nvidia.
I futures sul Nasdaq e sullo S&P 500 rimangono tuttavia piatti, mentre i futures sul Dow Jones scendono dello 0,17%.
Titoli di Stato euro sotto lieve pressione, rendimenti di Spagna, Portogallo, Grecia, Olanda
Guardando sempre al mercato dei debiti sovrani, in generale oggi i Titoli di Stato dell’Eurozona sono sotto pressione, anche se in modo lieve, con i rendimenti decennali che salgono di 1 punto base nel caso dei bond spagnoli (Bonos, al 3,24%) e dei Titoli di debito del Portogallo (al 3,22%), della Grecia (3,47%) e dell’Olanda (2,93%).
Spread BTP-Bund in rialzo in attesa annuncio tassi BCE, rendimenti BTP ora più alti degli OAT
Cosa fa lo spread BTP-Bund a 10 anni nel giorno della BCE? Il differenziale tra i rendimenti dei BTP e i rendimenti dei Bund tedeschi segna un rialzo, viaggiando a 62 punti punti base, con i rendimenti dei Bund che avanzano di 1 punto base al 2,87% e i rendimenti dei BTP a 10 anni che salgono di 2 punti base, al 3,49%.
I rendimenti dei BTP a 10 anni, va fatto notare, continuano a viaggiare da giorni a un livello più alto dei rendimenti degli OAT francesi, che oggi, in attesa del verdetto sui tassi di Francoforte, mettono a segno un progresso di 1 punto base, al 3,46%.
Lo spread Italia-Francia, che si era azzerato diventando anche negativo, è tornato dunque in territorio positivo.
Focus sulle previsioni aggiornate della BCE su inflazione e PIL euro fino al 2028
Vale la pena di ricordare le ultime previsioni economiche che sono state formulate dallo staff degli economisti e che sono state annunciate dalla BCE nell’ultima riunione del Consiglio direttivo del 2025 del 18 dicembre scorso.
In quell’occasione, la Banca centrale europea ha annunciato che “le ultime proiezioni elaborate dagli esperti dell’Eurosistema indicano un’inflazione complessiva pari in media al 2,1% nel 2025, all’1,9% nel 2026, all’1,8% nel 2027 e al 2,0% nel 2028. L’inflazione al netto della componente energetica e alimentare si porterebbe in media al 2,4% nel 2025, al 2,2% nel 2026, all’1,9% nel 2027 e al 2,0% nel 2028”.
La BCE ha fatto notare che “ l’’inflazione è stata rivista al rialzo per il 2026, principalmente perché gli esperti si attendono ora che quella relativa ai servizi scenda più lentamente ”.
Riguardo al PIL, l’istituzione si è mostrata più ottimista, comunicando che, secondo le previsioni dei suoi economisti, “la crescita economica dovrebbe essere più sostenuta rispetto alle proiezioni di settembre, trainata in particolare dalla domanda interna. A seguito di una sua revisione al rialzo, si collocherebbe all’1,4% nel 2025, all’1,2% nel 2026 e all’1,4% nel 2027, livello sul quale dovrebbe mantenersi nel 2028”.
Il commento del gestore su direzione tassi BCE e su fattore apprezzamento euro
Così Philippe Haik, portfolio manager di Axiom Alternative Investments, nel prevedere quanto la BCE di Lagarde annuncerà nella giornata di oggi, al termine della sua prima riunione del 2026:
“Il meeting della BCE di questa settimana sarà probabilmente un’altra riunione senza particolari novità, con Lagarde che ribadirà che la politica monetaria è adeguata e che le incertezze rimangono elevate. I dati macroeconomici sono stati sostanzialmente in linea con le proiezioni di dicembre della BCE, sia per quanto riguarda la crescita, che per l’inflazione. Detto questo, ci saranno sicuramente molte domande sui recenti movimenti dei cambi. Ci aspettiamo che la BCE riconosca questi movimenti, probabilmente utilizzando la consueta formula ’stiamo monitorando gli sviluppi’, ma minimizzando le implicazioni a breve termine per la politica monetaria”.
Il gestore ha ricordato che, “in alcune recenti dichiarazioni, i funzionari della BCE hanno sottolineato che non considerano il tasso di cambio in sé, ma si concentrano esclusivamente sulle sue implicazioni per l’inflazione e che il rafforzamento dell’euro contro il dollaro è stato finora relativamente moderato”.
Haik ha fatto inoltre notare che “questi ultimi adeguamenti riflettono più un deprezzamento del dollaro USA che un rafforzamento dell’euro e si sono verificati nei confronti di un ampio paniere di valute, determinando un apprezzamento ponderato per il commercio solo limitato (circa +0,3-0,4%) nonostante un apprezzamento del 2-3% rispetto al dollaro USA”. Di questo, “la BCE ne sarà consapevole”. Di conseguenza, “ la BCE è al momento saldamente ferma sui tassi e la barra per modificare la sua politica monetaria in qualsiasi direzione è probabilmente piuttosto alta”.
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Forex, euro sotto pressione sul dollaro. Il biglietto verde sale anche su yen, sterlina, franco
Sul mercato del forex, il rapporto euro-dollaro EUR-USD segna un calo dello 0,15%, a quota $1,1788, scontando la ripresa del dollaro USA.
Il dollaro avanza anche nei confronti dello yen, con il cambio USD-JPY che sale dello 0,20% circa, a JPY 157,20.
I buy sul biglietto verde portano inoltre il rapporto sterlina-dollaro, GBP-USD a scendere dello 0,50% circa, a quota $1,358.
La valuta americana avanza anche nei confronti del franco svizzero, con il cambio USD-CHF in progresso dello 0,11%, a 0,778.
Borse europee sotto pressione
In generale, nel giorno della BCE le vendite colpiscono tutto l’azionario europeo. L’indice di riferimento Stoxx 600 arretra dello 0,50% circa. Giù oltre a Piazza Affari l’indice Dax della borsa di Francoforte, il Cac 40 della borsa di Parigi (-1,25%), il Ftse 100 della borsa di Londra.
Alla borsa di Francoforte spicca il calo delle azioni Rheinmetall, dopo che il colosso tedesco ha annunciato di prevedere per il 2026 risultati più deboli, a causa del rallentamento della crescita atteso in tutte le sue divisioni del business core della difesa. L’effetto è negativo per le azioni italiane Fincantieri e Leonardo.
Tonfo alla borsa di Stoccolma per le azioni della compagnia automobilistica Volvo, che affondano del 16% dopo che il gruppo ha pubblicato una trimestrale che ha messo in evidenza un calo dell’utile operativo nel quarto trimestre del 2025 68% su base annua, a 1,8 miliardi di corone svedesi.
Piazza Affari, Ftse Mib accelera al ribasso. Focus su BPER, MPS e Mediobanca
A Piazza Affari l’indice Ftse Mib accelera al ribasso, in attesa del verdetto sui tassi della BCE. Il listino principale della borsa di Milano arretra dello 0,57%, a quota 46.368,54 punti.
Nel pieno della stagione delle trimestrali delle banche italiane, i riflettori sono puntati su BPER, le cui azioni si confermano tra le migliori del Ftse Mib dopo la pubblicazione dei conti da parte dell’istituto di credito.
Allo stesso tempo, si parla di un nuovo blitz lanciato su MPS dall’imprenditore romano e tra i principali azionisti di Rocca Salimbeni, Francesco Gaetano Caltagirone.
Rimane sotto i riflettori il dossier MPS-Mediobanca, dopo la febbre OPA scattata ieri sulle azioni di Piazzetta Cuccia e mentre circolano rumor su un possibile salasso che Monte dei Paschi di Siena potrebbe soffrire nel lanciare l’OPA residuale per conquistare l’intera Mediobanca.
Tra i titoli peggiori Fincantieri, Stellantis, Leonardo e Intesa SanPaolo. Quest’ultima ha annunciato i propri conti nella giornata di lunedì.
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