Rimborsi IVA 2020, perché le Entrate chiedono copia della fattura elettronica?

Rimborsi IVA 2020, l’Agenzia delle Entrate sta inviando delle comunicazioni in cui richiede, come prova, copia delle fatture elettroniche di acquisto e vendita dello scorso anno. Ma questi dati non sono già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria?

Rimborsi IVA 2020, perché le Entrate chiedono copia della fattura elettronica?

Rimborsi IVA 2020, l’Agenzia delle Entrate sta inviando delle comunicazioni ai titolari di partita IVA che hanno già inviato la dichiarazione annuale chiedendo copia delle fatture elettroniche.

Se da un lato è lecito che l’Amministrazione Finanziaria chieda la documentazione dimostrante natura e legittimità del credito richiesto a rimborso, dall’altro lato appare quanto meno bizzarra la richiesta delle copie di cortesia delle fatture.

Essendo elettroniche, infatti, sono già a disposizione dell’Agenzia delle Entrate. Perché dunque le Entrate ne chiedono una copia?

Ma non è l’unica anomalia riscontrata all’interno delle PEC inviate dal Fisco: nell’elenco dei documenti richiesti come prova dell’idoneità al rimborso, viene domandato anche il test di operatività.

Di nuovo, la stessa contraddizione, visto che il test viene richiesto anche ai titolari di partita IVA di cui l’Agenzia delle Entrate possiede i dati (e quindi dovrebbe già essere a conoscenza della sua operatività o meno).

Rimborsi IVA 2020, perché le Entrate chiedono copia della fattura elettronica?

I titolari di partita IVA che già all’inizio di febbraio hanno inviato la dichiarazione IVA 2020 per richiedere il rimborso dei crediti maturati lo scorso anno - o per poterli usare in compensazione- in questi giorni stanno ricevendo una comunicazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.

In questa PEC risultano due anomalie nell’elenco dei documenti richiesti come prova della natura e legittimità del credito richiesto a rimborso.

L’Agenzia delle Entrate infatti richiede copia di cortesia delle fatture di acquisto e vendita dello scorso anno. Trattandosi però di fatture elettroniche, dovrebbero già essere a disposizione negli archivi dell’Amministrazione Finanziaria.

A che serve la digitalizzazione del Fisco se poi vengono richiesti dati già in possesso del sistema? L’intero nocciolo della questione non era semplificare e velocizzare i procedimenti?

Rimborsi IVA 2020, le richieste anomale dell’Agenzia delle Entrate

Il resto delle informazioni sollecitate nell’elenco dei documenti richiesti dall’Agenzia delle Entrate ai titolari di partita IVA risulta senza dubbio legittimo, e indispensabile affinché l’Amministrazione Finanziaria proceda nei controlli prima di erogare i rimborsi.

L’unico appunto da fare è quello sulle fatture elettroniche di acquisto e vendita in riferimento allo scorso anno.

Ricordiamo, infine, che in base a quanto contenuto nel Decreto Fiscale collegato alla Legge di Bilancio 2020, a partire dal 1° luglio i registri IVA e LIPE saranno messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate in modalità precompilata.

Il comma 1-bis dell’articolo 16 del decreto 124/2019 infatti recita:

“A partire dalle operazioni IVA 2021, oltre alle bozze dei documenti di cui al comma 1, lettere a) e b), l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione anche la bozza della dichiarazione annuale dell’IVA.”

Rimborsi IVA 2020, ecco i dati richiesti dall’Agenzia delle Entrate

Nella richiesta di documentazione ai fini del rimborso IVA 2020 per l’anno di imposta 2019, l’Agenzia delle Entrate chiede al contribuente di inviare una serie di atti che dimostrino la natura del credito.

I contribuenti hanno 15 giorni di tempo dalla ricezione della PEC da parte delle Entrate per inviare i seguenti documenti:

  • numero di telefono e indirizzo di posta elettronica della persona a cui rivolgersi per ulteriori chiarimenti;
  • dichiarazione di conformità all’originale dei documenti prodotti in copia, con allegata fotocopia del documento d’identità del rappresentante legale o del titolare della ditta in caso di ditta individuale;
  • campione delle fatture di vendita dell’anno della richiesta per operazioni non soggette all’imposta;
  • campione delle fatture di vendita dell’anno della richiesta per operazioni soggette all’IVA, con un’imposta pari al 5% dell’importo richiesto;
  • campione delle fatture di acquisto dell’anno della richiesta, con un’imposta pari al 5% dell’importo richiesto;
  • registri IVA acquisti e vendite degli anni in cui si è formato il credito chiesto a rimborso;
  • relazione sintetica che chiarisca quali sono le attività economiche svolte e le ragioni che hanno portato alla formazione del credito chiesto a rimborso; in particolare descrivere le attività all’estero;
  • principali contratti o documenti di incarico delle operazioni effettuate all’estero relativi alle fatture presentate;
  • test di operatività, per l’anno relativo al rimborso;
  • prospetto di liquidazione annuale iva.

In allegato, la comunicazione con cui l’Agenzia delle Entrate richiedere la documentazione di cui sopra al contribuente.

Richiesta documentazione per rimborso IVA periodo d’imposta 2019
Clicca qui per scaricare la pagina 1.
Richiesta documentazione per rimborso IVA periodo d’imposta 2019
Clicca qui per scaricare la pagina 2.

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