Regime forfettario 2020, limiti e novità per le Partite IVA

Rosaria Imparato

13/02/2020

13/02/2020 - 13:36

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Regime forfettario 2020, conferma ufficiale del MEF e dell’Agenzia delle Entrate: i limiti sono in vigore dal 1° gennaio. Tante le novità per le partite IVA: vediamo quali sono i requisiti per rimanere o entrare nella flat tax al 15%.

Regime forfettario 2020, limiti e novità per le Partite IVA

Regime forfettario 2020, i nuovi limiti e i requisiti sono entrati in vigore già dal 1° gennaio.

Una prima risposta ufficiale ai dubbi di migliaia di titolari di partite IVA era arrivata dal Ministero dell’Economia durante il question time del 5 febbraio.

L’11 febbraio, con la risoluzione numero 7/E, è arrivata la conferma sostanziale anche da parte dell’Agenzia delle Entrate: i limiti sono entrati in vigore con la manovra, quindi dal 1° gennaio.

È arrivata così la conferma dell’esclusione definitiva di mezzo milione di partite IVA dalla flat tax al 15%.

I limiti a cui facciamo riferimento sono quelli introdotti dalla Legge di Bilancio 2020, ovvero:

  • quello dei 20.000 euro di spesa per il personale dipendente e per i collaboratori;
  • quello da 30.000 euro di reddito da lavoro dipendente o da pensione.

Il dubbio è nato dal contrasto tra l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2020, cioè il 1° gennaio, e la norma di tutela prevista dallo Statuto del Contribuente, che prevede un termine minimo per l’entrata in vigore di nuovi adempimenti pari a 60 giorni.

La risposta del MEF, così come quella dell’Agenzia delle Entrate, è stata chiara: non c’è nessun contrasto, poiché i limiti imposti dalla manovra al regime agevolato non comportano un nuovo adempimento, ma solo una verifica dell’eventuale superamento di dette soglie.

Resta il fatto però che l’unico modo per avere la certezza dei propri redditi è tramite la Certificazione Unica, che viene consegnata al lavoratore dipendente il 31 marzo.

Dunque, la manovra finanziaria ha confermato la flat tax al 15% per ricavi e compensi fino a 65.000 euro, ma con l’introduzione di nuovi requisiti.

Tornando alle novità della manovra, questa non ha introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari, ma ha aperto le porte a un regime premiale: per le partite IVA che se ne avvalgono, i termini di accertamento verranno ridotti di un anno, cioè quattro anni invece dei cinque previsti per la maggior parte dei casi.

Quindi, per i forfettari la fatturazione elettronica è consigliata, ma facoltativa.

Sorge però un nuovo adempimento a partire dal 1° gennaio 2020: lo scontrino elettronico sarà obbligatorio per tutti, anche per chi è nel regime dei minimi.

Abolita, invece, la flat tax del 20% per le partite IVA con ricavi o compensi da 65.001 a 100.000 euro.

Analizziamo di seguito le novità sul regime forfettario 2020, partendo da cosa prevede la Legge di Bilancio per le partite IVA.

Regime forfettario 2020, limiti e novità per le Partite IVA

Si preannuncia un 2020 particolarmente intenso per le Partite IVA. Dopo la corsa alle novità e alle smentite sul regime forfettario, la Legge di Bilancio 2020 ha ottenuto la fiducia nella notte tra il 23 e il 24 dicembre.

Le modifiche al regime forfettario si pongono tre obiettivi fondamentali, come spiega la relazione illustrativa alla Legge di Bilancio:

  • ridurre la pressione tributaria sulle partite IVA;
  • semplificare gli adempimenti tributari;
  • porre le condizioni affinché il corretto adempimento sia spontaneo, contrastando i comportamenti evasivi ed elusivi.

La flat tax fino a 65.000 rimane invariata, quindi confermata, con aliquota del 15%, ma sono stati introdotti nuovi requisiti per l’accesso al regime forfettario.

Sono stati reintrodotti, infatti, i limiti relativi alle spese per i compensi al personale o ai collaboratori, per un totale che non può essere superiore a 20.000 euro lordi.

Non ci sono limiti che riguardano le spese per i beni strumentali.

Viene reintrodotto anche il limite dei 30.000 euro di reddito massimo percepibile da lavoro dipendente o da pensione, pena l’esclusione dall’accesso o dalla permanenza nel regime forfettario.

A lanciare l’allarme che riguarda quest’ultimo requisito è stato l’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, in collaborazione con il Dipartimento Economia e Fiscalità del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

Secondo il loro studio “Regime forfetario: i dati 2019 e la proiezione sul 2020”, sono migliaia le partite IVA a rischio chiusura a causa dei nuovi limiti.

Il report analizza i dati relativi alle aperture delle partite IVA avvenute durante il 2019 da contribuenti che contemporaneamente avevano un reddito da lavoro dipendente o assimilato da oltre 30.000 euro.

Abbiamo chiarito che i limiti del regime forfettario sono entrati in vigore dal 1° gennaio, vista anche la risoluzione n. 7 dell’11 febbraio dell’Agenzia delle Entrate, che conferma la posizione del MEF.

Per le partite iva escluse dal regime forfettario scatta l’obbligo immediato di fattura elettronica e, sembra, nessuna moratoria delle sanzioni.

Regime forfettario 2020, niente obbligo di fatturazione elettronica

La Legge di Bilancio 2020 non introduce l’obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari.

Dall’altro lato, però, lo incentiva attraverso l’introduzione di un regime premiale per le partite IVA che fatturano solo elettronicamente.

L’articolo 88 della Legge di Bilancio infatti recita:

“per i contribuenti che hanno un fatturato annuo costituito esclusivamente da fatture elettroniche, il termine di decadenza di cui all’articolo 43, primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, è ridotto di un anno.”

Quindi, per le partite IVA che emettono solo fatture elettroniche, viene ridotto di un anno il termine di accertamento, che passa così a quattro anni, invece dei cinque previsti nella generalità dei casi.

Regime forfettario 2020, scontrino elettronico obbligatorio anche per i minimi

A partire dal 1° gennaio 2020 c’è un nuovo adempimento a cui tutti gli esercenti dovranno far fronte, anche minimi e forfettari: l’obbligo dello scontrino elettronico.

La memorizzazione e l’invio dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate può avvenire:

  • comprando un nuovo registratore telematico (si può usufruire del relativo bonus, che arriva a un massimo di 250 euro);
  • adeguando, se tecnicamente possibile, il proprio registratore di cassa (il credito d’imposta, in questo caso, è di 50 euro);
  • utilizzando i servizi online gratuiti del sito dell’AdE.

Queste sono le modalità per adeguarsi allo scontrino elettronico ed evitare le sanzioni.

Regime forfettario 2020, flat tax 20% abolita

Già il Documento Programmatico di Bilancio non lasciava dubbi, ma è il testo della manovra a togliere qualsiasi incertezza: la “seconda” flat tax per le Partite IVA sarà abolita.

Il superforfait per le partite IVA dai 65.001 ai 100.000 euro di ricavi o compensi sarebbe dovuto entrare in vigore dal 1° gennaio 2020, e invece è stato abolito ancora prima di nascere.

La ratio della cancellazione è quella di riequilibrare la tassazione tra i titolari di partita IVA, ed evitare fenomeni evasivi ed elusivi.

Partite IVA “bancomat” del Governo?

Tra gli obiettivi che il Governo si è posto nel modificare il regime forfettario c’è la necessità di alleggerire il carico fiscale sulle partite IVA.

Secondo i calcoli del CNDCEC, però, non è proprio così: sono previsti ben 3 miliardi di euro di entrate in più nelle casse dello Stato proprio grazie alle partite IVA.

Questi 3 miliardi in più arrivano proprio dalle novità introdotte dalla Legge di Bilancio, quindi l’abolizione della flat tax del 20% e le modifiche del regime forfettario del 15%, e saranno utilizzati per realizzare il taglio cuneo fiscale.

Per aumentare la busta paga ai dipendenti statali, insomma, lo Stato si appoggia sulle partite IVA, a discapito di lavoratori autonomi e professionisti, che secondo il Presidente del CNDCEC Massimo Miani, vengono usati come un bancomat dal Governo.

Massimo Miani auspicava un cambiamento in corso d’opera, in modo che il testo finale della Legge di Bilancio, una volta approvati gli emendamenti, potesse correggere alcune delle ingiustizie previste ad oggi per le partite IVA, come ad esempio la nuova stretta sulle compensazioni di crediti e debiti prevista dal Decreto Fiscale, ma non è andata così.

Il Presidente del CNDCEC non è l’unico a prendere posizione contro le misure previste dalla Manovra.

Anche Marina Calderone, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, durante l’evento “Festival del Lavoro: anteprima 2020” del 22 novembre, ha espresso le proprie perplessità.

La Legge di Bilancio 2020 danneggia le partite IVA: questa la situazione messa in evidenza da Marina Calderone.

Il problema principale ravvisato dalla Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro è che in Italia c’è ancora moltissima diffidenza nei confronti del lavoro autonomo, che continua a essere trattato come fonte di evasione fiscale e poco rispetto delle norme.

Inoltre, viene alimentato il dualismo tra dipendenti e autonomi, con la riproposizione degli stessi schemi. Eppure, i titolari di partita IVA producono PIL e reddito, come i lavoratori dipendenti.

Il testo della Legge di Bilancio ha ottenuto l’ok definitivo e le regole per il 2020 sono state stabilite.

Anche per quest’anno i suggerimenti di Associazioni e Ordini di professionisti rimarranno inascoltati.

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