Regime forfetario 2020, verso il ripristino dei vecchi limiti?

Regime forfettario, quale sarà il destino della flat tax nel 2020? La politica fiscale di PD è tutt’altro che simile a quella perseguita dalla Lega, ed il limite unico a 65 .000 euro potrebbe avere vita breve.

Regime forfetario 2020, verso il ripristino dei vecchi limiti?

Il regime forfetario sarà abolito nel 2020? Si tratta di una domanda legittima, trattandosi di una misura fortemente voluta dalla Lega, che ormai è, per sua stessa orchestrazione, fuori dai giochi politici.

Col nuovo Governo in formazione tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico sono molte le novità attese, soprattutto in ambito fiscale.

Se è vero che per molti aspetti Pentastellati e PD sono agli antipodi, per quanto riguarda le politiche fiscali forse sarà più facile trovare dei compromessi, considerato che i due partiti hanno a cuore le politiche redistributive.

Tra le varie misure fiscali in bilico, dunque, potrebbe esserci il regime forfetario, visto che la flat tax del 15% per le partite IVA era stata una proposta della Lega osteggiata dagli altri protagonisti della scena politica.

Ancora più a rischio è poi l’imposta sostitutiva del 20%, completamento del progetto flat tax per le imprese per la quale ancora non è arrivata l’autorizzazione dell’Unione Europea.

Regime forfetario verso l’abolizione nel 2020?

Per ora sono solo ipotesi, ma è lecito chiedersi cosa succederà dal punto fiscale ora che, con non poche difficoltà, si sta formando il nuovo Governo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

Tra le misure in bilico per il 2020 potrebbe esserci il regime forfetario, la tassazione agevolata rivolta ai titolari di partita IVA.

Si profilano due diverse soluzioni: la più drastica è quella di una possibile abolizione, la più verosimile è quella di un ridimensionamento e di un ripristino dei vecchi limiti di accesso.

Quella del regime forfetario è stata tra le norme più criticate dall’opposizione, insieme all’interno progetto della flat tax ritenuto vantaggioso solo per i contribuenti con redditi alti.

Proprio quest’argomento è un punto in comune tra i protagonisti del Governo Conte-bis, da sempre interessati a politiche redistributive sul fronte fiscale.

Se davvero la nuova maggioranza politica decidesse di abolire o ridimensionare il regime forfetario, ci sarebbero conseguenze per oltre 411.000 Partite Iva che hanno approfittato della flat tax al 15%.

La Legge di Bilancio 2019 ha infatti allargato la soglia di ricavi e compensi per accedere al forfetario, oltre ad aver eliminato una serie di vincoli su collaboratori, beni strumentali e redditi da lavoro dipendente.

Tantissimi quindi sono stati i professionisti che hanno deciso di aderirvi, considerando che l’aliquota scende al 5% per chi avvia un’attività.

Regime forfetario, la “rivoluzione” dei limiti d’accesso

Il regime forfettario ha rappresentato una delle novità più importanti sul fronte fiscale della Legge di Bilancio 2019: i titolari di Partita IVA, a partire dal 1° gennaio, possono beneficiare della flat tax del 15% nel caso di ricavi o compensi non superiori a 65.000 euro.

Come anticipato, la Legge di Bilancio 2019 ha eliminato una serie di vincoli su collaboratori, beni strumentali e redditi da lavoro dipendente, differenziando in modo sostanziale il regime forfetario del 2018 da quello del 2019.

Il regime forfetario del 2018 infatti prevedeva tra i requisiti spese per lavoro dipendente e assimilati non superiori a 5.000 euro lordi, e beni strumentali di costo non superiore a 20.000 euro: queste caratteristiche sono state abolite dalla Legge di Bilancio dell’anno successivo.

I requisiti per accedere al regime forfetario 2019 sono stati ampliati, non prevedendo più limiti diversi in base all’attività esercitata, ma un solo requisito fondamentale: non superare i 65.000 euro di ricavi.

Per accedere al regime forfetario 2019 sono stati previsti nuovi vincoli, ovvero:

  • divieto di svolgimento in prevalenza dell’attività nei confronti del proprio datore di lavoro o di un soggetto che lo è stato nei due anni precedenti o di un soggetto ad esso riconducibile;
  • divieto di partecipazione a società di persone, associazioni, imprese familiari;
  • divieto di controllo, diretto o indiretto, di Srl o associazioni in partecipazione.

Dal 1° gennaio 2020 è previsto l’avvio del regime agevolato, con imposta sostitutiva del 20% per i titolari di partita IVA con ricavi o compensi da 65.001 e 100.000 euro.

Regime forfetario: verso l’abolizione o il ridimensionamento nel 2020?

Il Partito Democratico e anche i 5 Stelle hanno sempre osteggiato la flat tax così come voluta dalla Lega, poiché rappresenta un vantaggio fiscale solo per i contribuenti più ricchi.

Procedendo per ipotesi quindi, una delle possibilità potrebbe essere l’abolizione del regime forfetario, un’altra il suo ridimensionamento, ad esempio tornando ai parametri di qualche anno fa, che a seconda dell’attività svolta, consentivano l’accesso a contribuenti con fatturato dai 25.000 ai 50.000 euro.

Non è poi azzardato ipotizzare che ancor prima del suo avvio, previsto nel 2020, venga smantellato il progetto dell’imposta sostitutiva del 20% per le imprese con ricavi compresi tra i 65.001 ed i 100.000 euro.

Si tratta, per ora, di ipotesi e supposizioni, che trovano tuttavia fondamento nella necessità del nuovo Esecutivo di “fare cassa”. Sarà alla fine del mese di settembre che arriveranno le prime conferme o smentite, tenuto conto che si avvicina sempre più il termine per il varo della Nota di aggiornamento al DEF, base per la predisposizione della Legge di Bilancio 2020.

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2 commenti

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cor277 • 2 settimane fa

Bene, questa è la volta che mi apro una attività all’estero e basta. Nemmeno un anno di stabilità ... nemmeno un anno! ANDATE AL DIAVOLO ITALIOTI.

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Matteo 2017 • 2 settimane fa

Ma cosa state raccontando??? Ho P.IVA e da 3 anni sono in Regime Forfettario, agevolato 5% per nuovi startup! Introdotto molto prima del governo gialloverde, con limiti piu bassi certo. Altro che osteggiato dal PD! Ma da che parte state? Non quella della verità, sembra.

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