Reddito di Cittadinanza, è realizzabile il piano di finanziamento proposto dal Movimento 5 Stelle?

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Reddito di Cittadinanza, è realizzabile il piano di finanziamento proposto dal Movimento 5 Stelle?

Reddito di Cittadinanza: il Movimento 5 Stelle continua a portare avanti la sua battaglia sul tema, vediamo allora se sarebbe economicamente sostenibile.

Reddito di Cittadinanza: il Movimento 5 Stelle continua a portare avanti il progetto di un assegno per tutti gli italiani in difficoltà, ma la loro proposta è economicamente realizzabile per lo Stato Italiano?

Con la politica che ormai è pronta a tuffarsi in questa lunga campagna elettorale che, salvo clamorose crisi di governo, dovrebbe concludersi con il voto a maggio 2018, si torna a parlare del Reddito di Cittadinanza.

Di fatti si tratta del più famoso cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, assieme a quello dei tagli ai costi della politica, al quale il governo di recente ha contrapposto l’approvazione del Reddito di Inclusione, ovvero un assegno mensile da 485 euro per tutti gli italiani che al momento vivono in una situazione di povertà assoluta.

Oltre alle discussioni sull’efficacia del Reddito di Cittadinanza, è interessante capire se anche dal punto di vista economico la proposta del Movimento 5 Stelle è sostenibile e attuabile. Vediamo allora i pro e i contro finanziari di questo provvedimento che sarebbe epocale per il nostro paese.

Il Movimento 5 Stelle e il Reddito di Cittadinanza

Il Reddito di Cittadinanza è da sempre il tema forte del Movimento 5 Stelle. Molto criticato ma anche temuto da tutte le forze politiche avverse ai pentastellati, il provvedimento finora ha creato molte polemiche sia sulla sua efficienza che sulla sua sostenibilità.

La proposta grillina del Reddito di Cittadinanza infatti prevede un assegno mensile di 780 euro a tutti gli italiani che dichiarano un reddito netto inferiore ai 9.360 euro, fino al massimo di 37.440 euro per ogni famiglia.

In molti hanno messo a confronto il Reddito di Cittadinanza con il Reddito di Inclusione, ovvero il provvedimento recentemente approvato dal governo di centrosinistra che prevede un bonus mensile di 485 euro per tutte le persone che vivono in una situazione di assoluta povertà.

Matteo Renzi e tutto il Partito Democratico hanno sempre criticato la proposta dei 5 Stelle. Per loro infatti si andrebbe a devastare l’Articolo 1 della Costituzione, dichiarandosi a favore del lavoro e non dell’assistenzialismo. Il Reddito di Inclusione invece da poco approvato è per loro un sostegno necessario a tutte quelle persone che sono in grave difficoltà.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Matteo Salvini, di recente più di una volta accostato a un possibile governo assieme ai grillini, che in merito al Reddito di Cittadinanza ha dichiarato che le persone bisogna pagarle per lavorare e non per starsene a casa.

Ma oltre al fattore politico, c’è anche quello economico. Per poter mettere in atto il Reddito di Cittadinanza, il Movimento 5 Stelle ha messo assieme una serie di punti grazie ai quali sarebbe possibile ricavare i 20 miliardi di euro l’anno necessari per finanziare il provvedimento.

Vediamo allora come il Movimento 5 Stelle pensa di poter trovare i fondi e, nel caso, se i loro calcoli possono essere ritenuti esatti e soprattutto attuabili in questo delicato momento economico.

Reddito di Cittadinanza: è economicamente realizzabile?

Visto che allo stato attuale il Reddito di Cittadinanza andrebbe a interessare 9 milioni di italiani, l’ISTAT ha stimato in 16,9 miliardi l’anno i costi necessari mentre l’INPS ha parlato invece di 30 miliardi.

Quasi a fare la media, il Movimento 5 Stelle nel presentare il suo provvedimento ha parlato di 20 miliardi per poter far funzionare il Reddito di Cittadinanza. Vediamo allora come hanno pensato di trovare questa cospicua somma.

  • Riduzione detrazioni Irpef (5,3 miliardi)
  • Divieto di cumulo pensionistico tra redditi autonomi e redditi da lavoro dipendente, la riduzione dei costi degli organi costituzionali ed il taglio ai dividendi di Banca d’Italia (5 miliardi)
  • Centralizzazione degli acquisti (2,5 miliardi)
  • Tassazioni banche e assicurazioni (2 miliardi)
  • Tassazioni sulle trivellazioni (1,5 miliardi)
  • Fondo per il sostegno alla povertà (1,5 miliardi)
  • Tassazione sul gioco d’azzardo (1 miliardo)
  • Riduzione indennità parlamentari (60 milioni)
  • Soppressione enti inutili (500 milioni)
  • Taglio auto blu (400 milioni)
  • Taglio ai finanziamenti ai partiti (20 milioni)
  • Taglio finanziamento all’editoria (23 milioni)
  • Concessioni autostradali (140 milioni)
  • Riduzione pensioni d’oro (150 milioni)
  • Taglio del 50% dei vitalizi (150 milioni)
  • Riduzione affitti d’oro (250 milioni)
  • Eliminazioni contributi statali per le intercettazioni (29 milioni)

Il totale di tutte queste voci porta a un tesoretto da 20,5 miliardi che potrebbero così finanziare il Reddito di Cittadinanza. Scorrendo però i vari punti, sono diversi i dubbi che sorgono spontanei.

In sostanza si tratterebbe di 13 miliardi di tasse e di 7 miliardi di tagli, con un aumento della pressione fiscale stimabile all’1%. Le voci più sostanziose poi andrebbero incontro a problematiche di vario tipo.

I tagli alle detrazioni Irpef soprattutto per i redditi superiori ai 90.000 euro, è una misura che spesso si è tentato di applicare. Il governo Letta riuscì a portare in cassa 2 miliardi, il Movimento 5 Stelle conta a quasi triplicare quella cifra. Impresa difficile.

Il divieto di cumulo delle pensioni potrebbe incontrare delle problematiche legali, mentre il risparmiare 2,5 miliardi tagliando la spesa per l’acquisto di beni e servizi è anche questa un’impresa spesso provata in precedenza però mai riuscita a fondo.

Appaiono poco realizzabili anche l’aumento delle tasse sulle trivellazioni, sul gioco d’azzardo, sulle banche e assicurazioni oltre che i tagli alle auto blu e alla soppressione degli enti inutili: difficilmente si potrebbero portare in cassa le somme stimate dal piano dei 5 Stelle.

Molto più fattibili sono i vari tagli ai costi alla politica oppure ai finanziamenti dei partiti o all’editoria. Il problema è che tutta questa serie di voci danno nel loro insieme una parte minoritaria del totale del gettito ipotizzato.

In pratica, non è impossibile trovare i 20,5 miliardi necessari per rendere attuativo il Reddito di Cittadinanza, ma le voci più cospicue tra quelle ipotizzate tra le entrate potrebbero essere di difficile attuazione.

Il rischio è che si potrebbe ripresentarsi una situazione simile a quella che si è venuta a creare a Roma. Pochi giorni fa infatti la sindaca pentastellata Virginia Raggi ha chiesto allo Stato 1,8 miliardi allo Stato per affrontare la questione delle periferie.

Il problema è che in campagna elettorale la Raggi aveva promesso 1,2 miliardi di tagli agli sprechi, mentre ora dopo un anno batte cassa visto che con ogni probabilità di sforbiciate ce ne sono state molto poche.

Alla fine quindi il progetto del Movimento 5 Stelle non appare necessitare di costi fuori dalla portata, solo che le soluzioni pensate per trovare questi soldi potrebbero non essere idonee e di difficile realizzazione, con l’intero progetto che quindi potrebbe rischiare poi di naufragare.

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