Quanto costa ricaricare un’auto elettrica a casa?

Emanuele Di Baldo

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Con l’auto elettrica si risparmia e si rispetta l’ambiente, ma tra costi d’acquisto e gestione bisogna mettere in conto anche la ricarica, a casa o fuori

Quanto costa ricaricare un'auto elettrica a casa?

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Fare il «pieno» nel box di casa è da sempre l’argomento preferito di chi difende l’auto elettrica. Al giorno d’oggi, però, il conto è cambiato, e non poco. Dal 1° ottobre il prezzo di riferimento ARERA dell’energia elettrica per i clienti vulnerabili in maggior tutela è salito a 43,43 centesimi di euro per kWh, tasse incluse, con un balzo del 37,3% rispetto al trimestre precedente. Per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta del quarto valore più alto di sempre, superato solo dai picchi della crisi energetica tra il 2022 e l’inizio del 2023.

Quanto costa ricaricare un’auto elettrica a casa, allora? Tutto dipende da tre variabili: il prezzo effettivo del kWh in bolletta, il consumo reale della vettura e le dispersioni durante la ricarica. Ragionare sul singolo «pieno» serve a poco: i numeri che contano davvero sono il costo per 100 km e la spesa annua. Ecco i conti aggiornati, con il confronto tra wallbox e presa domestica e quello, sempre più serrato, con benzina e diesel.

Quanto costa il kWh in bolletta?

Il primo errore da evitare è fermarsi al prezzo pubblicizzato nell’offerta commerciale. In bolletta, oltre alla materia energia, finiscono trasporto e gestione del contatore, oneri di sistema e imposte. ARERA scompone così i 43,43 centesimi del quarto trimestre: 27,64 centesimi per l’approvvigionamento dell’energia (63,7% del totale, +63,4% sul trimestre precedente), 2,11 per la commercializzazione, 6,18 per trasporto e contatore, 3,32 per gli oneri di sistema e 4,18 per IVA e accise.

Il rincaro, spiega l’Autorità, riflette le attese di crescita del prezzo all’ingrosso (PUN) e i valori più alti del previsto registrati nel terzo trimestre per effetto dell’instabilità geopolitica internazionale. Per misurare la corsa basta guardare indietro: ad aprile il prezzo di riferimento era di 30,24 centesimi/kWh, a luglio di 31,63.

Due precisazioni sono d’obbligo. L’aggiornamento riguarda direttamente solo i circa 3 milioni di clienti vulnerabili ancora serviti in maggior tutela: chi è sul mercato libero paga quanto previsto dal proprio contratto, che può risultare più o meno conveniente del riferimento, soprattutto se a prezzo fisso. Inoltre il cliente tipo ARERA consuma 2.000 kWh l’anno con 3 kW di potenza impegnata, mentre un’auto elettrica può più che raddoppiare il fabbisogno di una famiglia. Il valore va quindi letto come riferimento e confrontato con il prezzo effettivo della propria bolletta.

La formula: kWh caricati per prezzo del kWh

Il calcolo di base è elementare: kWh caricati × prezzo del kWh = costo della ricarica. Per aggiungere 40 kWh a 0,4343 €/kWh si spendono circa 17,4 euro; con il prezzo di riferimento di aprile (0,3024 €/kWh) lo stesso rabbocco sarebbe costato circa 12,1 euro.

Per la stima annuale serve però un passaggio in più, perché non tutta l’energia prelevata dalla rete arriva nella batteria. Una parte si disperde sotto forma di calore tra impianto domestico, caricatore di bordo e gestione termica dell’accumulatore. L’ADAC, l’automobile club tedesco, ha misurato le perdite su cinque modelli recenti: con una wallbox da 11 kW oscillano tra il 5,1% e il 7%, mentre con la presa domestica Schuko da 2,3 kW salgono tra il 12,7% e il 24,2%. A pesare sono soprattutto i tempi: a bassa potenza la ricarica dura molte più ore e l’elettronica di bordo resta attiva più a lungo. Non solo: la presa di casa non è progettata per sostenere carichi continui per ore, ragione per cui lo stesso ADAC la considera una soluzione d’emergenza. Molto dipende anche dalle condizioni dell’impianto e dalla sua idoneità a reggere un assorbimento prolungato.

Wallbox o presa domestica: il confronto su 15.000 km l’anno

Per i conti si prende come esempio un’elettrica compatta o media con un consumo di 16 kWh/100 km misurato alla batteria. Un valore orientativo, che cambia con modello, stagione e stile di guida, ma utile per ragionare su basi concrete. Su 15.000 km l’anno, l’energia effettivamente utilizzata dall’auto è pari a 2.400 kWh.

A questa base vanno aggiunte le perdite. Sulla scorta dei test ADAC si ipotizza un 7% di dispersioni con la wallbox e un 15% con la presa domestica, valore in linea con la maggior parte dei modelli testati. Per uniformare il confronto, la simulazione applica a tutta l’energia prelevata il prezzo di riferimento ARERA del quarto trimestre: un’ipotesi di scenario, non una previsione della bolletta, che dipende da contratto, componenti variabili ed eventuali costi fissi aggiuntivi.

Con la wallbox l’energia prelevata dalla rete sale a circa 2.581 kWh, per una spesa annua di circa 1.121 euro. Con la presa domestica si arriva a circa 2.824 kWh e a una spesa di circa 1.226 euro.

La differenza sfiora i 105 euro l’anno a favore della wallbox. Non abbastanza, da sola, per ripagare in fretta acquisto, installazione ed eventuale adeguamento dell’impianto, ma la scelta non si gioca solo sulle dispersioni: contano anche sicurezza, comodità e potenza disponibile. La wallbox ricarica in tempi molto più brevi e, se dotata di gestione dinamica del carico, modula la potenza in base agli altri consumi domestici, riducendo il rischio di superare la soglia del contatore. I modelli compatibili consentono inoltre di programmare i rabbocchi nelle fasce orarie più convenienti. E più chilometri si percorrono, più l’efficienza diventa una voce di spesa rilevante.

Auto elettrica, benzina o diesel: chi spende meno?

Per il confronto con i motori termici restano fissi i 15.000 km annui. Sul fronte carburanti, l’Osservatorio prezzi del MIMIT ha rilevato il 10 ottobre 2026 un prezzo medio self service sulla rete stradale di 2,035 euro/litro per la benzina e 2,252 euro/litro per il gasolio. Valori che fotografano la corsa dei prezzi alla pompa partita in estate: l’8 luglio la benzina self costava in media 1,855 euro e il gasolio 1,941.

Si assumono consumi indicativi di 6 l/100 km per un’auto a benzina e 5 l/100 km per una diesel. Esempi volutamente semplici: SUV, utilitarie, ibride o un uso prevalentemente autostradale possono spostare parecchio il risultato.

  • Elettrica con wallbox: circa 7,5 euro ogni 100 km, 1.121 euro l’anno;
  • Elettrica con presa domestica: circa 8,2 euro ogni 100 km, 1.226 euro l’anno;
  • Benzina: 900 litri l’anno, circa 12,2 euro ogni 100 km, 1.832 euro l’anno;
  • Diesel: 750 litri l’anno, circa 11,3 euro ogni 100 km, 1.689 euro l’anno.

Nello scenario considerato, anche con la luce ai livelli più alti dall’inizio del 2023, l’elettrica ricaricata a casa resta in vantaggio: circa 710 euro l’anno in meno rispetto alla benzina e circa 570 euro in meno rispetto al diesel, nel solo costo dell’energia. Il margine, però, si è assottigliato: con il prezzo di riferimento di aprile, la stessa ricarica in wallbox sarebbe costata circa 780 euro l’anno.

Il vantaggio si riduce con una tariffa più cara, con un’elettrica più energivora o una termica più parca, con ricariche frequenti alle colonnine rapide o con tanta autostrada nei mesi freddi, quando consumi e dispersioni aumentano. Cresce, invece, con un contratto a prezzo fisso conveniente, un impianto fotovoltaico ben integrato o percorrenze prevalentemente urbane. Va ricordato, infine, che il confronto riguarda solo l’energia: assicurazione, manutenzione, bollo e valore residuo sono un capitolo a parte.

Ricarica a casa o colonnina: dove conviene?

La ricarica domestica resta di norma la scelta più prevedibile per chi dispone di un box o di un posto auto e di un impianto adeguato, perché permette di programmare i rabbocchi e di sfruttare la tariffa di casa. La colonnina pubblica, invece, è indispensabile in viaggio e per chi non può installare un punto di ricarica privato, ma i prezzi variano molto in base a operatore, potenza, abbonamento e modalità di pagamento.

Nella scelta tra ricarica domestica e colonnina pubblica, il prezzo massimo o minimo dice poco. Contano piuttosto la frequenza con cui serve davvero la ricarica veloce, le ore in cui l’auto resta ferma di notte e la possibilità di concentrare i consumi nelle fasce più convenienti. Per molti automobilisti la strategia più efficace è riservare la colonnina rapida ai viaggi, salvo i casi in cui un abbonamento renda il costo per kWh stabile e competitivo anche nell’uso quotidiano.

La tariffa luce fa la differenza

Il quarto trimestre 2026 ne è la prova più concreta. Tra il prezzo di riferimento di aprile e quello di ottobre ballano 13,19 centesimi a kWh: applicate ai 2.581 kWh annui dell’esempio con wallbox, le due tariffe portano la spesa teorica da circa 780 a 1.121 euro, cioè circa 340 euro in più a parità di auto, chilometri e abitudini. Ecco perché il contratto va controllato prima ancora di scegliere accessori e potenza.

Una tariffa luce per l’auto elettrica va valutata su più fronti. Il primo è il prezzo variabile del kWh, l’unica voce che cresce con i chilometri. Poi le fasce orarie: con una tariffa bioraria, chi ricarica soprattutto di sera, di notte e nel weekend (fascia F23) può risparmiare rispetto alla monoraria, a patto che il prezzo applicato in quella fascia sia davvero più basso. Seguono le quote fisse, che incidono di più quando i consumi sono bassi, e la potenza impegnata: aumentarla rende la ricarica più comoda, ma modifica i costi fissi. Infine, la compatibilità con una wallbox smart, capace di modulare la potenza e distribuire i carichi domestici riducendo il rischio di superare la potenza disponibile.

È qui che la domanda su quanto costi ricaricare un’auto elettrica a casa diventa davvero personale: due famiglie con la stessa vettura possono spendere cifre molto diverse se una ricarica di notte con una tariffa favorevole e l’altra si affida spesso alle colonnine ad alta potenza.

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