Putin presidente per sempre? Novità da Mosca

Putin potrebbe continuare ad essere presidente fino al 2036. Le ultime novità che arrivano da Mosca, infatti, raccontano di un emendamento a favore della strategia di potenza del nuovo zar di Russia.

Che Putin non avrebbe mollato il potere in Russia era chiaro a tutti. Anche a metà gennaio scorso, quando con le dimissioni in blocco dell’esecutivo, il presidente russo aveva annunciato una riforma costituzionale senza precedenti per rinnovare la democrazia.

Stando alle novità proposte, Putin non si sarebbe potuto ricandidare al Cremlino, facendo credere alla popolazione di voler lasciare libero il campo del potere. Una mossa all’insegna della legittimità, almeno in apparenza, per annunciare che il primo interesse del presidente era quello di una maggiore stabilità, efficienza e trasparenza della democrazia. Non della potenza personale e personalizzata.

In realtà, l’intenzione era chiara: restare al potere il più a lungo possibile. E quello che è accaduto ieri, 10 marzo, lo dimostra. Ora, grazie ad un emendamento, Putin potrebbe restare alla presidenza fino al 2036.

Putin: perché potrebbe essere presidente fino al 2036

Putin insostituibile al Cremlino? Stando alle ultime novità che arrivano da Mosca sembrerebbe di sì.

Il piano egemonico del nuovo zar di Russia sta per concretizzarsi e, diversamente da quanto aveva fatto credere con la riforma costituzionale di gennaio, Putin potrebbe continuare a comandare come presidente fino al 2036. Una carica a vita per l’uomo che domina la grande nazione euroasiatica da venti anni?

Le possibilità ci sono. Tutto è accaduto ieri, 10 marzo, presso la Duma. Un deputato ha avanzato una proposta con un emendamento specifico: azzerare il conteggio dei mandati già esercitati da Putin. Se dunque, fino poche ore fa il presidente in carica non si sarebbe potuto candidare per la terza volta nel 2024, ora potrà farlo. E per ben altre due volte.

A conti fatti, Putin potrebbe restare al Cremlino fino al 2036, ovvero all’età di 83 anni. Una vita al potere, quindi, superando anche il record di Stalin al comando della Russia.

Una mossa a favore del Paese secondo i più fedeli sostenitori di Putin, che hanno accolto con entusiasmo la novità, l’unica che può davvero garantire stabilità alla nazione. Lo stesso presidente ha ricordato quanto lo Stato abbia ancora bisogno di un potere personalizzato.

Approvato dal parlamento, ora l’emendamento sarà sottoposto a referendum il 22 aprile. I cittadini dovranno esprimersi sull’intera riforma istituzionale e costituzionale orchestrata con astuzia da Putin: più poteri al Parlamento, al Governo, meno autorità al presidente e possibilità di candidarsi di nuovo.

La parvenza di un’apertura verso la democrazia c’è. E la legittimazione popolare invocata da Putin sarà probabilmente una facciata, considerando la scarsa propensione al dissenso politico in Russia.

Il disegno egemonico di Putin

Non c’è solo il consolidamento dell’influenza interna nella strategia di Putin. Il suo piano di potenza è ormai attivo a tutto campo.

La Russia non sarà una forza economica globale come USA e Cina, ma la sua presenza sulla scena geopolitica internazionale è sempre più massiccia, ingombrante e allarmante.

Putin gioca un ruolo di primo piano in Siria, Libia, nei rapporti con la Turchia di Erdogan. La sua strategia è stata decisiva nel fallimento del vertice Opec di due giorni fa, contribuendo a far crollare il prezzo del petrolio e a innescare tensioni pericolose con l’Arabia Saudita.

Inoltre, l’attivismo di Putin nei settori energetico e delle novità nucleari è evidente, con tanto di irritazione a Washington.

Il prolungamento della presidenza fino al 2036, quindi, non fa che confermare la posizione egemonica senza eguali di Putin, in Russia e non solo.

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