Previsioni per l’esito della riunione della BCE in calendario domani, giovedì 11 giugno 2026. Cosa dicono gli analisti e i mercati?
Mercati ed economisti ne sono ormai certi, a quanto pare il dado è tratto: domani, giovedì 11 giugno 2026, la riunione della BCE si concluderà con l’annuncio del primo rialzo dei tassi dell’area euro dal settembre 2023.
Ma quali sono al momento le previsioni su cosa accadrà ai tassi dell’Eurozona in tutto il 2026?
Quante strette monetarie la Banca centrale europea guidata dalla Presidente Christine Lagarde potrebbe decidere ancora di varare nel corso dell’anno?
BCE alzerà i tassi. In gioco la sua credibilità dopo l’errore storico
Dopo aver confermato lo status quo per la settima volta consecutiva nell’ultimo meeting del 30 aprile, la BCE, tallonata da un’inflazione che a maggio è salita del 3,2%, ben al di sopra del suo target del 2%, non rimarrà più con le mani in mano.
Secondo le previsioni degli esperti, al fine di tamponare l’inflazione ed evitare i tanto temuti effetti secondari, ovvero la spirale salari-prezzi, la BCE annuncerà domani una stretta di 25 punti base.
Risultato: i tassi sui depositi, i tassi sulle operazioni di rifinanziamento principali e i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginali saliranno rispettivamente al 2,25%, al 2,40%, al 2,65%.
In gioco c’è la reputazione stessa dell’istituzione, che ha subito già un duro colpo sotto l’egida di Lagarde tra la fine del 2021 e il luglio del 2022, quando si rifiutò di alzare i tassi, nonostante l’inflazione stesse chiaramente andando fuori controllo.
Trascorsero tra l’altro un bel po’ di mesi dall’inizio della guerra tra l’Ucraina e la Russia - il 24 febbraio 2022 - e la prima stretta monetaria che Lagarde varò soltanto nel luglio dello stesso anno, quando la BCE annunciò un rialzo di ben 50 punti base.
Fu l’inizio di un ciclo di strette monetarie quasi disperato, che dimostrò quanto Lagarde avesse sottovalutato la cosiddetta tassa dell’inflazione, così nota in quanto erode il potere di acquisto dei consumatori.
La BCE finì per alzare i tassi 10 volte consecutive, in tutto di ben 450 punti base. L’ultima stretta risale al 14 settembre 2023, quando il rialzo, pari a +25 punti base, portò il tasso sui depositi al 4%, dunque al doppio rispetto ai livelli attuali.
Interpellato da Reuters Bas van Geffen, senior macro strategist presso Rabobank ha detto di ricordare bene quel periodo, spiegando che “la BCE non vuole commettere di nuovo l’errore di sottovalutare l’inflazione”, tanto che per l’esperto, in questo momento il costo di tenere fermi i tassi, in termini di credibilità “è probabilmente più alto del rischio di un rialzo dei rialzi dei tassi”
In sostanza, Lagarde non può permettersi più il lusso di optare per un nulla di fatto.
Il conto che la guerra USA-Iran sta presentando si fa ogni giorno più alto, visto che, dall’ultimo dato relativo all’inflazione è emerso che l’inflazione headline, che include i prezzi energetici e dei beni alimentari, sta iniziando a infettare anche l’inflazione core che, sempre a maggio, ha segnato un rialzo del 2,5%, più delle attese, ben oltre anch’essa oltre il target del 2% della BCE.
Previsione rialzi tassi nel 2026. Quante altre strette dalla BCE?
Ma fino a che punto la BCE potrà continuare ad alzare i tassi nel corso del 2026, a fronte di un’economia che è in fase evidente di indebolimento?
Più del 60% degli economisti che hanno partecipato al sondaggio di Reuters lanciato tra il 29 maggio e il 3 giugno, 49 su un totale di 80, ritiene che un altro rialzo dei tassi potrebbe essere varato nella riunione di settembre.
D’altronde, con i prezzi del petrolio Brent schizzati del 40% rispetto al periodo precedente la guerra l’inflazione, secondo gli interpellati, è attesa attestarsi al 3,3% in media in ogni trimestre dell’anno.
Il dilemma tuttavia è immancabile, ed è rappresentato dall’indebolimento del PIL dell’area euro, le cui previsioni sono state tagliate per la terza volta consecutiva dal mese di marzo dagli analisti interpellati da Reuters.
Le previsioni sono di una crescita del PIL dell’area euro di appena lo 0,7% nel 2026, l’outlook più debole dal 2023, in una situazione che Lagarde si rifiuta di definire stagflazione.
Il timore per il PIL ha portato Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, a sottolineare di non prevedere “un inasprimento aggressivo dei tassi”, considerando “poco probabile che vi siano più di due rialzi”.
Attenzione, però: stando ai dati che sono stati raccolti dal London Stock Exchange Group, i trader prevedono che la BCE alzerà i tassi ben tre volte nel 2026. “ Un errore in corso d’opera ” iniziare già ad alzarli, secondo Holger Schmieding, capo economista presso Berenberg, che ha citato citando il calo della fiducia dei consumatori, la contrazione dell’attività dei servizi e il rallentamento dei prestiti bancari alle famiglie.
A suo avviso, “un ulteriore vento contrario sotto forma di tassi di interesse più elevati per esacerbare i danni della guerra in Iran” è l’ultima cosa di cui la zona euro ha bisogno.
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