Nuovo downgrade sulle stime del PIL dell’Italia da parte dell’Ocse. Le nuove previsioni sul PIL mondiale, con tanto di worst case scenario.
L’Ocse ha appena annunciato di avere tagliato le stime sulla crescita del PIL dell’Italia relative al 2026, abbassandole dal +0,6% precedentemente previsto al +0,5%, nell’ambito di un downgrade con cui ha rivisto al ribasso l’intero outlook del PIL mondiale.
Ora l’organizzazione parigina prevede un ritmo di espansione del PIL globale, quest’anno, pari ad appena il 2,8%, rispetto alla crescita precedentemente attesa del 3,4%.
Ocse pubblica previsioni economiche di giugno. Sforbiciata a stime PIL, c’è anche worst case scenario
E’ tutto scritto nelle previsioni economiche di giugno pubblicate oggi, 3 giugno 2026.
La ragione del downgrade è negli effetti della guerrra USA-Iran e nel rischio che l’economia del pianeta soffra un forte deterioramento, nel caso in cui lo shock energetico scatenato dalla chiusura dello Stretto di Hormuz dovesse persistere.
Non manca neanche il worst case scenario: quello di un indebolimento della crescita del PIL mondiale fino a +2,1%.
In questo caso, lo shock energetico persistente si tradurrebbe in un’inflazione e in una disoccupazione ancora più alt e in investimenti più deboli.
Per il 2027, le previsioni sul PIL mondiale sono state confermate invece dall’Ocse al ritmo di crescita pari a +3,1%.
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PIL Italia, taglio stime a +0,5%. E l’inflazione azzererà aumenti salari reali
Per quanto riguarda il PIL dell’Italia, l’Ocse stima ora un’espansione pari a +0,5%, inferiore a quella attesa in precedenza (+0,6%), sempre a causa degli effetti del nuovo shock dei prezzi dell’energia che, si legge nel suo rapporto, peserà sui consumi delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni, compensando lo slancio derivante dall’aumento dell’erogazione dei fondi del Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Pessimo effetto dell’inflazione sui salari reali, che erano stati appena interessati da un miglioramento.
Secondo gli economisti dell’associazione, di fatto, “l’impennata dei prezzi dell’energia farà salire l’inflazione, annullando i recenti miglioramenti dei salari reali ”.
L’inflazione divorerà insomma i salari.
Non sorprende, se si considera che ora il tasso di inflazione in Italia è previsto quasi raddoppiare a +3% rispetto al +1,6% del 2025.
Bisognerà aspettare il 2027 per tornare a vedere un ritmo di crescita annua dell’inflazione pari a +2,2%, comunque superiore ancora al target della BCE, fissato al 2%.
Nelle proiezioni precedenti, l’Ocse aveva previsto per l’Italia un tasso inflazione all’1,7% per il 2026 e all’1,8% per il 2027.
La situazione per il PIL dell’Italia migliorerà nel 2027, quando il calo dei prezzi dell’energia e la riduzione dell’incertezza dovrebbero portare la crescita allo 0,6%.
In generale, sottolinea l’organizzazione, “le prospettive dell’Italia sono relativamente esposte all’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, dato l’elevato ricorso a combustibili fossili importati e per l’importanza della produzione manifatturiera destinata all’esportazione”.
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L’Ocse menziona la croce del debito e lancia stesso monito BCE
Non poteva non essere menzionata la croce del debito, così come non sono mancati alcuni consigli:
“Portare avanti il consolidamento fiscale insieme a un programma completo di riforme strutturali per aumentare la produttività e l’occupazione aiuterà a iniziare a ridurre il debito e a migliorare la resilienza dell’economia agli shock esterni. Garantire che le misure di sostegno ai prezzi dell’energia siano temporanee e mirate alle famiglie e alle imprese più vulnerabili limiterà i danni dello shock contenendo i costi fiscali. Portare avanti riforme nei processi di pianificazione e di autorizzazione per accelerare gli investimenti nella produzione e trasmissione di energia rinnovabile può ridurre i costi energetici e la vulnerabilità ai prezzi elevati dei combustibili fossili”.
L’Ocse invita dunque il governo Meloni, così come ha fatto già la BCE rivolgendosi anche ad altre economie, a non esagerare nello sfornare eventuali bazooka fiscali, dunque stimoli fiscali volti ad aiutare le famiglie a far fronte al caro energia, caro benzina, caro carburante e così via, scatenati dallo shock dell’offerta di energia. Leggi anche “Caro energia, Lagarde (BCE) ha appena bocciato la richiesta di Meloni”.
Le previsioni dell’Ocse su deficit e disoccupazione Italia
Nel caso dell’Italia, il no ad aiuti senza freni è motivato soprattutto con la spina dei conti pubblici, in modo specifico con il rapporto debito-PIL.
L’associazione parla infatti di nuovo di “ un debito pubblico che ha superato il 137% del PIL nel 2025”, facendo riferimento ancora agli effetti del Superbonus.
Il debito dovrebbe tra l’altro gonfiarsi ulteriormente dal 137,1% del PIL del 2025 al 138,8% quest’anno e poi iniziare a limarsi al 138,6% nel 2027.
Si tratta di proiezioni più alte rispetto al 137,7% atteso in precedenza per quest’anno e al 137,4% stimato per il prossimo nel precedente outlook dell’Ocse.
Per quanto riguarda il rapporto deficit-PIL, l’outlook è del 2,9% (comunque superiore al 2,7% atteso nelle previsioni precedenti) e al 2,8% nel 2027 (rispetto al 2,6% precedente).
Buone notizie dall’Ocse per l’Italia, invece, per quanto concerne il mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione è atteso scendere infatti dal 6% del 2025 al minimo storico del 5,4% nel 2026, per poi salire al 5,6% nel 2027. Outlook migliori rispetto al 6% per il biennio attesi in precedenza.
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