Pignoramenti riprendono dal 15 ottobre: quali beni sono a rischio

Lo stop ai pignoramenti deciso in seguito all’emergenza coronavirus sta per finire: dal 15 ottobre 2020 si torna alle regole ordinarie. Ecco quali beni non si possono espropriare.

Pignoramenti riprendono dal 15 ottobre: quali beni sono a rischio

Il blocco dei pignoramenti stabilito nel decreto Agosto contro l’emergenza Covid sta per concludersi: cartelle esattoriali ed espropriazioni forzate tornano a pieno regime a partire dal 15 ottobre 2020.

Termina così la “tregua” concessa dall’Agenzia delle Entrate ai contribuenti insolventi, una misura necessaria ad arginare la crisi economica venutasi a creare durante e dopo il lockdown. Dalla metà di ottobre, invece, le Entrate e gli enti locali (Comuni e Regioni) potranno avviare i pignoramenti su beni mobili e immobili, stipendi e pensioni dei cittadini con irregolarità fiscali.

Ma non tutti i beni sono pignorabili e alcuni di essi sono pignorabili fino ad un certo importo, non potendo intaccare il “minimo vitale” per vivere. In vista della fine della proroga è bene “ripassare” cosa si può pignorare e cosa invece non può mai essere sequestrato ed espropriato.

Pignoramenti bloccati fino al 15 ottobre: tutti i beni impignorabili

Il pignoramento è il termine giuridico con cui si indica il primo di una serie di passaggi che porta all’espropriazione forzata dei beni o dei crediti del cittadino non in regola con il Fisco. È portato a termine dall’ufficiale giudiziario incaricato ma deve essere preceduto dall’atto di precetto, altrimenti non è valido. L’atto di precetto deve essere notificato al debitore e contiene l’intimazione a versare le somme dovute entro un certo termine, se questo spira inutilmente il pignoramento potrà avere inizio.

Tra l’atto di precetto e il pignoramento vero e proprio deve trascorrere un tempo prefissato per legge: non meno di 10 giorni e non più di 90. Al 91° giorno, quindi, sarebbe illegittimo.

La legge prevede un elenco di beni che non può mai essere sottoposto a pignoramento, e quindi ad esecuzione forzata, poiché di vitale importanza, valore affettivo o necessari per lavoro; questi beni sono indicati nell’articolo 514 del Codice di procedura civile:

  • cose sacre e quelle che servono all’esercizio di culto;
  • anello nuziale, vestiti, biancheria, letti, i tavoli per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli armadi guardaroba, cassettoni, il frigorifero, le stufe ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad un mobile idoneo a contenerli, in quanto indispensabili al debitore ed alle persone della sua famiglia con lui conviventi;
  • i commestibili e i combustibili necessari per un mese al mantenimento del debitore e delle altre persone indicate nel numero precedente;
  • gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore (ad esempio il computer);
  • le armi e gli oggetti che il debitore ha l’obbligo di conservare per l’adempimento di un pubblico servizio;
  • le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti, salvo che formino parte di una collezione;
  • gli animali di affezione o da compagnia tenuti presso la casa del debitore o negli altri luoghi a lui appartenenti, senza fini produttivi, alimentari o commerciali;
  • gli animali impiegati ai fini terapeutici o di assistenza del debitore, del coniuge, del convivente o dei figli (ad esempio il cane guida per i ciechi).

La prima casa può essere pignorata?

Molti pensano che l’immobile adibito a prima casa non possa mai essere pignorato, ma le cose non stanno esattamente così. Se il titolare del credito è un soggetto privato - ad esempio una banca - anche la prima casa potrà essere pignorata secondo regole e procedure ordinarie.

Al contrario la prima casa non è pignorabile se il creditore è l’Ente della riscossione pubblico, ovvero l’Agenzia delle Entrate. Nello specifico è vietato pignorare la prima casa se:

  • l’immobile in questione non è classificato tra quelli “di lusso”;
  • il debitore vi ha dichiarato la residenza anagrafica.

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