Prezzi petrolio si infiammano a un passo da $120, futures Dow Jones -1.000 punti, borsa Seoul -6,5%. Panico mercati azionari, attesa per Piazza Affari.
Mercati azionari nel panico, con i prezzi del petrolio che volano fino a oltre +30% schizzando oltre la soglia di $110, pagando gli effetti della guerra in Iran e la decisione di altri Paesi produttori di crude oil, oltre al Qatar, di interrompere la produzione e le esportazioni di crude oil.
Lo stesso ministro dell’Energia del Qatar ha avvertito la scorsa settimana che le quotazioni del Brent potrebbero volare fino a $150. Ma c’è chi vede già quota $200.
L’azionario globale è azzannato dalle vendite: i futures sui principali indici azionari USA Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq Composite sono tutti in forte ribasso, con quelli sul Dow Jones che crollano di 1.000 punti circa.
Malissimo l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo che crolla più del 5%, mentre il Kospi della borsa di Seoul affonda di oltre il 6,6%.
Nel frattempo, in un post su Truth Social, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha scritto che il trend “di breve termine dei prezzi del petrolio” è un “prezzo molto piccolo da pagare” per distruggere la minaccia nucleare dell’Iran. “Soltanto gli stupidi la vedrebbero diversamente”!
Nel frattempo Israele ha annunciato di avere iniziato una nuova ondata di attacchi al fine di colpire le infrastrastrutture “del regime del terrore” dell’Iran.
Petrolio schizza verso quota $120, Wall Street e azionario globale KO. La diretta di Money.it
Prezzi del gas schizzano di oltre +15%, verso 62 euro al megawattora
I prezzi del gas scambiati ad Amsterdam con il contratto TTF balzano di oltre il 15%, a quota 61,595 euro al megawattora.
Il grafico della settimana da monitorare. Ovvero il trend del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz
Così Economic Team di Payden & Rygel, che analizza il flusso di petroliere e navi per il trasporto di gas attraverso lo Stretto di Hormuz, presentando la Chart of the Week, ovvero il Grafico della settimana:
“Per i mercati finanziari, la questione più urgente legata alla crisi in Medio Oriente riguarda il flusso e l’eventuale interruzione delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz. Nella settimana precedente allo scoppio delle ostilità, circa 735 navi commerciali, tra cui 210 petroliere e navi per il trasporto di gas, hanno attraversato lo Stretto.
Nei cinque giorni successivi all’inizio del conflitto, invece, il traffico marittimo è sceso ai livelli più bassi dal 2020. Oltre 150 petroliere sono attualmente in attesa di attraversare lo Stretto, una nave portacontainer è già stata colpita e due imbarcazioni hanno invertito la rotta.
Non sorprende quindi che il prezzo del Brent sia aumentato del 17% rispetto alla chiusura di giovedì, mentre i Future sul gas europeo hanno registrato un rialzo del 59%, dopo che gli attacchi agli impianti di gas naturale liquefatto del Qatar hanno causato una sospensione della produzione.
L’impatto macroeconomico finale dipenderà dalla durata delle interruzioni, se sarà di settimane, mesi o trimestri.
La nostra ipotesi di base è che più a lungo verrà limitato il flusso di energia, maggiore sarà il rischio di un rallentamento della crescita economica globale, più che di un aumento dell’inflazione. In particolare, Asia ed Europa sarebbero le aree più esposte, mentre gli Stati Uniti risulterebbero relativamente meno vulnerabili, dato che attraverso lo Stretto di Hormuz transita solo circa il 2% delle loro importazioni energetiche”.
ll grafico della settimana da monitorare secondo Payden&Rygel
Il trend giornaliero del traffico dei tankers e delle navi che trasportano gas nello Stretto di Hormuz. Per Payden&Rygel è questo il grafico da tenere sott'occhio (Fonte AIS, Bloomberg).
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Rendimenti BTP & Co. schizzano, spread torna a infiammarsi. Oltre quota 80
Non solo l’azionario mondiale. Oggi sono sotto attacco anche i bond, che pagano la prospettiva di banche centrali pronte a intervenire con rialzi dei tassi di interessi per scongiurare l’inflazione da guerra. I rendimenti dei BTP a 10 anni schizzano di 11 punti al 3,73%. Volano di 11 punti anche i rendimenti dei Titoli di Stato della Grecia, balzando al 3,70%. Al 3,70% sono anche i rendimenti degli OAT francesi, che avanzano di 9 punti base al 3,60%, mentre i rendimenti dei Bund tedeschi mettono a segno un rialzo più limitato, di 4 punti base, al 2,89%. Il risultato è che lo spread BTP-Bund a 10 anni continua a salire, e ora supera gli 80 punti base.
Borse europee, Francoforte e Parigi in calo di più del 2,5%
Si intensificano i ribassi per le borse europee, che arretrano tutte del 2% circa. Oltre al Ftse Mib di Piazza Affari che cede il 2,4% circa, la borsa di Francoforte perde il 2,7%, la borsa di Parigi scivola del 2,6%, la borsa di Londra arretra dell’1,87%. L’indice azionario di riferimento delle europee, lo Stoxx 600 Europe, perde il 2,3%
Piazza Affari, Ftse Mib -2,4%, Azioni peggiori Prysmian e banche. Tra le azioni migliori Nexi e Lottomatica
Dopo pochi minuti dall’inizio della giornata di contrattazioni a Piazza Affari, l’indice Ftse Mib rimane in forte calo, arretrando del 2,4%, a quota 43.085,38 punti.
Tra le azioni peggiori si mettono ora in evidenza oltre a Prysmian, i titoli delle banche italiane UniCredit, Popolare di Sondrio, Mediobanca, che arretrano del 4% circa. Molto male anche le azioni di MPS, che perdono il 3,6% circa.
Tra le azioni migliori, in evidenza ora Nexi, a seguito del forte tonfo successivo alla pubblicazione dei conti e alla presentazione del nuovo piano nel Capital Markets Day, Lottomatica, ENI e Leonardo.
Borse europee sotto pressione, Francoforte sconta pubblicazione dati macro negativi
I sell non risparmiano le altre borse europee, oltre a Piazza Affari. L’indice Dax della borsa di Francoforte perde lo 0,94%, a 23.591,03 punti, mentre il Cac 40 della borsa di Parigi arretra dello 0,65% a 7.993,49 punti. Il Ftse 100 della borsa di Londra scende dell’1,24% a 10.284 punti circa. In particolare la borsa di Francoforte accusa tra le altre cose la pubblicazione del dato relativo agli ordinativi all’industria, che sono crollati dell’11,1% su base mensile nel mese di gennaio, decisamente oltre la flessione del 4,5% attesa dal consensus degli analisti. Nel mese di dicembre, gli ordinativi all’industria della Germania sono saliti del 6,4% (dato rivisto al ribasso rispetto al +7,8% inizialmente reso noto). Annunciato anche il dato relativo alla produzione industriale tedesca, scesa a gennaio dello 0,5% su base mensile, rispetto al +1% atteso.
Piazza Affari va subito al tappeto, le azioni peggiori e migliori
Piazza Affari, così come l’intero azionario globale, paga il panico per i prezzi del petrolio, che si infiammano scattando fino a +30% e puntando dritto verso quota - L’indice Ftse Mib apre la giornata di contrattazioni scivolando subito del 2,5% circa a quota 43.060,98 punti. Occhio alle azioni peggiori che, nei primi minuti di contrattazioni, sono Prysmian, che crolla di oltre il 7%, STM -4,4%, Telecom Italia e Stellantis, che cedono il 3% circa. Si salvano per ora solo Leonardo, in rialzo dell’1% circa, e Lottomatica.
Buy sul dollaro, occhio all’impatto della guerra in Iran sull’Asia
Sul mercato del forex gli acquisti si riversano sul dollaro USA. Il rapporto euro-dollaro EUR-USD cede più dello 0,55%, a quota $1,1557.
Il dollaro USA scatta anche sullo yen, con il rapporto USD-JPY che avanza dello 0,42% a JPY 158,46, e nei confronti della sterlina, con il rapporto sterlina-dollaro, GBP-USD che perde lo 0,56%, a quota $1,3335. Occhio anche al cambio USD-CHF, in rialzo dello 0,37% circa, a quota 0,7786. Così Vishnu Varathan, responsabile della ricerca macro per l’Asia (escluso il Giappone) presso Mizuho a Singapore:
“L’Asia subisce il peso maggiore della forte escalation dei prezzi del petrolio e ci sono pochi asset dove correre a nascondersi. Il dollaro si conferma la valuta che sovraperforma, considerando l’esposizione del Giappone e della Corea e il forte impatto negativo che ci si può aspettare”.
Forti sell sulle borse asiatiche. Borsa Tokyo (-5,29%) e borsa Seoul (-6%) crollano
Pessima la performance delle borse asiatiche: l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso la giornata di contrattazioni affondando di 2.892,12 punti (-5,20%), a quota 52.728,72 punti, scendendo sotto la soglia psicologica di 53.000 punti per la prima volta dal 6 febbraio scorso. A essere travolte dai sell soprattutto le azioni della conglomerata del Giappone Softbank Group, precipitate di quasi -10%.
Male alla borsa di Tokyo anche i titoli dei produttori di chip Advantest e Lasertec, scivolati rispettivamente di oltre l’11% e l’8%.
L’indice Kospi della borsa di Seoul è scivolato del 6% a quota 5.25187 punti, dopo essere capitolato di oltre l’8%, scatenando la sospensione del trading per 20 minuti a partire dalle 10.31 ora locale. A soffrire soprattutto i pesi massimi Samsung Electronics (7.81%) e SK Hynix (-9.52%). La borsa di Shanghai limita i danni (-0,67% a 4.096,602), mentre l’indice Hang Seng della borsa di Hong Kong arretra dell’1,66% a 25,329.97 punti. Male anche la borsa di Sidney, con il listino S&P/ASX 200 in ribasso del 2,85% a quota 8,599 punti.
Paura per Piazza Affari e borse europee. Attenti ai futures
I futures sui principali indici azionari europei anticipano un avvio di seduta in forte ribasso. I contratti sul Ftse 100 di Londra sono attesi aprire la giornata di contrattazioni in calo dello 0,9%, mentre peggio è il trend atteso per le borse di Francoforte, di Parigi e di Piazza Affari. Il DAX tedesco è previsto capitolare del 2,67%, mentre per il CAC 40 di Parigi e il Ftse Mib di Piazza Affari i futures anticipano flessioni rispettivamente del 2,3% e del 2,7%.
Wall Street, futures Dow Jones crollano fino a -1.000 punti dopo settimana peggiore da inizi aprile 2025
A Wall Street i futures sul Dow Jones sono affondati nelle ultime ore fino a - 1.026 punti o di oltre il 2%. A perdere più del 2% anche i futures sullo S&P 500 e sul Nasdaq 100.
La scorsa settimana il Dow Jones è crollato del 3% circa, riportando la performance settimanale peggiore da quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il 2 aprile 2025 i dazi contro la maggior parte dei Paesi con cui gli USA hanno rapporti commerciali.
Lo S&P 500 ha perso la scorsa settimana il 2%, mentre il Nasdaq ha ceduto l’1,2%. Al momento i futures sul Dow Jones segnano un tonfo di 892 punti (-1,88%), a quota 46,625 punti, mentre i futures sullo S&P 500 e sul Nasdaq arretrano rispettivamente dell’1,65% e dell’1,71%.
Petrolio, WTI fino a +30%, Brent +25%. Prezzi puntano dritto a $120 al barile
I prezzi del contratto WTI sul petrolio scambiato sul Nymex di New York sono balzati di circa il 30%, o di $27, a $117 al barile, mentre il Brent è schizzato di oltre il 25% a $118.
L’ultima volta che i prezzi del petrolio hanno superato la soglia di $110 al barile è stata a seguito dell’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, dalla Russia.
Con le consegne di petrolio ferme, a causa della decisione di diversi Paesi di non fare transitare le navi nello Stretto di Hormuz per timore che vengano colpite dall’Iran, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwair e l’Iraq hanno annunciato che taglieranno la produzione.
Nel frattempo, il segretario all’Energia USA Chris Wright ha riferito nella giornata di ieri, domenica 8 marzo 2026, che il traffico nello stretto di Hormuz sarà ripristinato, una volta che Washington stroncherà le minacce dell’Iran contro chi transiti nel corridoio cruciale per il transito del crude oil e del gas.
Così intanto Clayton Seigle, presidente della divisione di energia e geopolitica presso CSIS, nel commentare la fiammata delle quotazioni di petrolio:
“Il periodo di grazia che ha caratterizzato i mercati per la maggior parte della scorsa settimana, sulla base del presupposto che (la guerra) non sarebbe andata fuori controllo e non avrebbe iniziato a contagiare altre parti dell’economia, è arrivato chiaramente alla sua fine. E’ probabile che ci stiamo dirigendo verso una crisi che durerà per più tempo...e il mercato si sta un po’ affannando per rimettersi al passo”.
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