Mentre l’economia USA dà segnali di stanchezza – assunzioni in calo, inflazione in risalita e fiducia dei consumatori ai minimi storici – i mercati azionari vivono una fase di euforia. L’S\&P 500 ha toccato quattro massimi storici solo a settembre, e il Dow Jones ha superato per la prima volta quota 46.000. Ma perché le borse festeggiano mentre il Paese arranca?
La risposta sta in gran parte nelle aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve. Il rallentamento del mercato del lavoro ha alimentato la convinzione che Jerome Powell e il suo team saranno costretti a tagliare i tassi di interesse più volte entro la fine del 2025. I mercati stimano con quasi certezza un intervento già nel prossimo meeting.
I tassi più bassi significano prestiti meno costosi per le imprese, maggiori margini di profitto e dunque più valore percepito per le azioni. Allo stesso tempo, i rendimenti obbligazionari in discesa riducono i costi del debito e spingono gli investitori a cercare ritorni più alti proprio nell’azionario.
Un altro motore della crescita è l’esplosione del settore intelligenza artificiale, che ha trasformato aziende come Oracle, Microsoft e Nvidia nei protagonisti assoluti di Wall Street. Oggi nove delle dieci società più preziose sono legate direttamente all’AI e rappresentano circa il 40% della capitalizzazione complessiva del mercato.
Anche le tariffe introdotte dall’amministrazione Trump hanno paradossalmente fornito più certezza alle aziende dopo mesi di incertezza, mentre gli sgravi fiscali continuano a sostenere i bilanci societari. E nonostante tutto, i consumatori americani non hanno smesso di spendere: i dati di luglio hanno registrato un +0,5%, segnale cruciale visto che i consumi valgono due terzi del PIL statunitense.
Tuttavia, non mancano i rischi. Le valutazioni sono tirate: l’S&P 500 quota 25 volte gli utili attesi, un livello storicamente alto. L’inflazione pesa già per circa 195 dollari al mese in più sulle famiglie americane, mentre il rientro delle rate dei prestiti studenteschi rischia di sottrarre 80 miliardi all’economia. A ciò si aggiunge l’impennata dell’oro, bene rifugio per eccellenza, che ha superato i 3.700 dollari l’oncia.
Il rally delle borse americane sembra fondato su un mix di aspettative di tagli ai tassi, boom dell’intelligenza artificiale e consumi ancora resilienti. Ma dietro l’euforia si nascondono fragilità che potrebbero trasformare i record odierni in un equilibrio instabile.