Partite IVA, il Governo batte cassa: 8,4 miliardi di tasse da pagare

Il Governo batte cassa e a pagare sono le partite IVA. Non c’è stata nessuna proroga delle imposte sui redditi col decreto Rilancio, e la scadenza è al prossimo 20 luglio. Il sottosegretario MEF Villarosa ha chiarito, durante l’interrogazione del 16 luglio, che non ci sono fondi per un ulteriore rinvio.

Partite IVA, il Governo batte cassa e le usa come bancomat: non ci sarà nessuna proroga delle imposte sui redditi. Il 20 luglio i soggetti ISA e chi ha aderito al regime forfettario è chiamato a pagare Ires, Irpef, cedolare secca e Irap (se dovuta).

Come mai non è arrivata la tanto sospirata proroga al 30 settembre, così da dare un attimo di respiro ai professionisti, che si trovano in grave crisi di liquidità? Il motivo è molto semplice: non ci sono abbastanza fondi per un ulteriore rinvio.

Ricordiamo infatti che la scadenza delle imposte sui redditi era fissata per il 30 giugno, ma entro questa data hanno pagato solo dipendenti e pensionati. Il MEF ha spostato di 20 giorni (facendo così cadere il termine ultimo al 20 luglio) la scadenza per ISA e forfettari. Un rinvio minimo, insomma, venti giorni che non hanno cambiato la vita a nessuno, ma che sarebbero potuti servire per stabilire la proroga al 30 settembre.

Non è andata così: vediamo come si è svolta l’interrogazione al Ministero dell’Economia da parte del deputato Bignami di Fratelli d’Italia.

Partite IVA, il Governo batte cassa: 8,4 miliardi di tasse da pagare

Il Governo si appoggia, di nuovo, alle partite IVA: la risposta del MEF è stata un secco no alla richiesta di associazioni e professionisti di prorogare la scadenza delle imposte sui redditi almeno al 30 settembre.

La proroga massima che le partite IVA hanno avuto ammonta a “ben” 20 giorni. Il rinvio della scadenza avrebbe dovuto far parte del decreto Rilancio, ma alla fine così non è stato: non è stata prevista nessuna norma in tal senso, e quando è arrivato in Senato non c’erano i tempi tecnici per aggiungere o modificare il testo del provvedimento.

Il decreto ha ottenuto quindi l’approvazione del Senato il 16 luglio così com’era, senza prevedere nessuna proroga delle imposte sui redditi per le partite IVA.

Il 20 luglio, quindi, contribuenti ISA e forfettari sono chiamati alle casse.

Come mai non c’è stata la proroga? È semplice: allo Stato servono soldi e le partite IVA fanno da bancomat per l’ennesima volta.

Per rimandare la scadenza sarebbero serviti 8,4 miliardi di euro, risorse che in questo momento sono fondamentali per lo Stato.

Partite IVA salvadanaio del Governo: le promesse non mantenute dal MEF

La notizia dell’addio alla proroga è stata data durante le interrogazioni parlamentari a risposta immediata del 16 luglio in Commissione Finanze da Alessio Villarosa, sottosegretario al MEF, in seguito al quesito posto dall’On. Bignami di Fratelli d’Italia:

“Occorre preliminarmente far presente che il differimento delle imposte è motivato dall’esigenza di agevolare i contribuenti anche a fini organizzativi e in tal senso il governo ha operato rinviando le scadenze ordinarie del 30 giugno e del 30 luglio con maggiorazione dello 0,4% rispettivamente al 20 luglio e al 20 agosto.

L’ulteriore proroga richiesta inciderebbe sull’elaborazione delle previsioni delle imposte autoliquidate della Nota di Aggiornamento del DEF che come noto deve essere presentata entro la fine di settembre.”

Il sottosegretario ha poi espresso il suo “grande rammarico”, viste le sue precedenti battaglie per ottenere la proroga. Nella replica dell’On. Bignami viene sottolineata l’insoddisfazione e irritazione per “ragioni di merito e metodo”, visto che non sono stati mantenuti gli impegni presi dal Governo, nemmeno in fase di conversione del decreto Rilancio.

Una promessa non mantenuta, con la conseguente sfiducia dei professionisti, che durante il periodo di crisi “sono stati usati come parastatali” per aiutare i cittadini a richiedere le indennità, i contributi a fondo perduto e in generale a orientarsi nel marasma normativo.

Non solo, continua Bignami sottolineando la mancanza di liquidità dei professionisti, il Governo con una mano dà aiuti e con l’altra -vista la mancata proroga e l’imminente scadenza- li toglie (anche perché il 20 luglio è il termine ultimo anche per un altro adempimento: il pagamento dell’imposta di bollo per la fattura elettronica).

In conclusione, quindi, amarezza e disappunto da parte dei professionisti, visto che le parole del sottosegretario MEF Villarosa non lasciano aperta nessuna porta.

Iscriviti alla newsletter

Partite IVA, il Governo batte cassa: 8,4 miliardi di tasse da pagare

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories