Nomine Ue, il vincitore è Macron ma ora dovrà scendere a patti con i sovranisti

Alessandro Cipolla

3 Luglio 2019 - 11:37

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C’è il timbro di Emmanuel Macron sul pacchetto di nomine per l’Unione Europea: in qualche modo regge l’asse Parigi-Berlino, ma con i Socialisti furiosi adesso per avere una maggioranza serviranno i voti della destra.

Se ci fosse una sorta di classifica a punti al termine della lunga trattativa per le nomine della prossima governance dell’Unione Europea, di certo in testa ci sarebbe Emmanuel Macron che è stato capace di imporre la sua linea convincendo alla fine Angela Merkel.

Il Presidente francese quindi è riuscito a piazzare la connazionale Christine Lagarde alla guida della BCE, da tempo grande obiettivo dell’Eliseo, oltre al Liberale Charles Michel come presidente del Consiglio Europeo.

La Germania e i Popolari hanno avuto Ursula von der Leyen come erede di Jean Claude Juncker al vertice della Commissione Europea, con i Socialisti furiosi per essere stati tagliati fuori, si dovrebbero “accontentare” di una staffetta alla presidenza del Parlamento Europeo, che adesso minacciano di non votare in Parlamento questo pacchetto di nomine.

La von der Leyen per potersi sedere a Palazzo Berlaymont dovrà però ottenere il via libera a maggioranza assoluta dal Parlamento Europeo. Senza i voti dei Socialisti, a quel punto la Merkel e Macron dovranno per forza guardare a destra per la fumata bianca decisiva.

Nomine Ue: il capolavoro di Macron

Alle elezioni europee di fine maggio Emmanuel Macron in Francia si è visto sorpassare da Marine Le Pen, mentre in ambito comunitario il gruppo di cui fa parte, quello dei Liberali, è arrivato nel complesso terzo (anche se in crescita rispetto a cinque anni fa) dietro i Popolari e i Socialisti.

Nonostante questo è stato il presidente francese il vero deus ex machina delle nuove nomine per l’Unione Europea, portando a casa il suo grande obiettivo: la presidenza della Banca Centrale Europea dove è stata indicata la connazionale Christine Lagarde.

Prima di questo Macron è riuscito a far naufragare il sistema dei spitzenkandidat: curioso il fatto che, proprio uno dei leader più europeisti, abbia deciso in pratica di non far decidere il presidente della Commissione Europea ai cittadini preferendo le vecchie trattative politiche.

Uno dopo l’altro ha bruciato così per Palazzo Berlaymont la corsa di Manfred Weber prima e Frans Timmermans poi, rispettivamente i candidati dei Popolari e dei Socialisti, lasciando comunque alla Germania la scelta del presidente portando così alla nomina di Ursula von der Leyen.

Come se non bastasse i Liberali hanno ottenuto anche la presidenza del Consiglio Europeo con Charles Michel, presidente belga uscente, oltre a una vicepresidenza con la danese Margrethe Vestager.

Adesso il problema però è un altro. Ursula von der Leyen per essere nominata dovrà a breve essere votata da una maggioranza assoluta che nel Parlamento Europeo è di almeno 376 deputati.

Con i Socialisti che sembrerebbero essere intenzionati a non votare in maniera favorevole, così come i Verdi, a Popolari e Liberali non rimane quindi che volgere il proprio sguardo a destra se non verrà ricucito lo strappo.

Sia i Conservatori che i sovranisti di Salvini e dalla Le Pen potrebbero quindi entrare nella nuova maggioranza, nonostante che sia la Merkel che Macron in campagna elettorale avevano sempre escluso questa ipotesi. Chiuse le urne però tutto diventa possibile.

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