Guida in stato d’ebbrezza, più facile contestare la multa: ecco perché

Guida in stato d’ebbrezza, multe più facili da contestare: la sentenza della Corte di Cassazione numero 38618/2019 stabilisce che l’onere di dimostrare il corretto funzionamento dell’etilometro usato per misurare il tasso alcolemico spetta al pubblico ministero e non al contribuente.

Guida in stato d'ebbrezza, più facile contestare la multa: ecco perché

Guida in stato d’ebbrezza, diventa più facile contestare la multa grazie alla recente sentenza della Corte di Cassazione.

Secondo la sentenza della Corte di Cassazione numero 38618/2019 è necessario dimostrare che l’etilometro usato per misurare il tasso alcolemico, e quindi alla base della multa comminata all’automobilista, sia stato sottoposto revisione e quindi sia omologato.

L’onere della dimostrazione sul corretto funzionamento dell’etilometro spetta al pubblico ministero, e non all’automobilista, com’è avvenuto di prassi finora sia in ambito civile che penale.

La decisione della Cassazione è orientata in tal senso in quanto tutti gli strumenti, soprattutto quelli elettronici, sono soggetti a variazioni, che possono dipendere dalla normale usura del tempo o essere causati da urti o shock termici.

Proprio per questo motivo strumenti come l’etilometro, utilizzati per misurare il tasso alcolemico, non possono essere esenti da verifiche periodiche, le uniche a garantire il corretto funzionamento degli strumenti e quindi che la multa per guida in stato d’ebrezza sia legittima a tutti gli effetti.

Inoltre, anche la sentenza 113/15 della Corte Costituzionale sottolinea l’importanza di un “canone di razionalità pratica”, ovvero risulta irragionevole non sottoporre a manutenzione qualsiasi apparecchio, anche e soprattutto se elettronico e in un settore come la circolazione stradale.

Dunque, non basta che l’etilometro sia omologato, ma ci vuole la prova che sia stato revisionato.

Guida in stato d’ebbrezza, più facile contestare la multa: ecco perché

In un settore così complicato come quello della circolazione stradale, in cui il confine tra civile e penale è labile, spunta dalla sentenza numero 38618/2019 della Corte di Cassazione una “scappatoia” per chi è stato multato per guida in stato d’ebbrezza.

La sentenza numero 38618/2019 pubblicata il 19 settembre dalla quarta sezione penale della Cassazione stabilisce che:

“in tema di guida in stato di ebbrezza, allorquando l’alcoltest risulti positivo, costituisce onere della pubblica accusa fornire la prova del regolare funzionamento dell’etilometro, della sua omologazione e della sua sottoposizione a revisione.”

Dunque, in caso di alcol test positivo, non spetta più al conducente fermato e multato per guida in stato di ebbrezza dimostrare il malfunzionamento dell’etilometro usato per misurare il tasso alcolemico, com’è stata prassi finora sia in ambito civile che in quello penale.

Per il contribuente si trattava di un compito anche particolarmente difficile da portare a termine, visto che gli apparecchi rimangono nelle mani dell’amministrazione.

Con la sentenza della Corte l’onere di dimostrare che l’etilometro sia in perfette condizioni passa al pubblico ministero.

Guida in stato d’ebbrezza, se l’etilometro non è a norma si può contestare la multa

Il punto di partenza della sentenza numero 38618/2019 della Corte di Cassazione è la sentenza della Corte Costituzionale 113/2015, la prima pronuncia della giurisprudenza che ha sottolineato l’importanza del canone di razionalità pratica inteso come necessità di controllo degli strumenti utilizzati.

La sentenza in questo caso si rivolge all’appello di un contribuente che aveva impugnato una multa presa per eccesso di velocità.

La suddetta decisione della Corte Costituzionale evidenzia come qualsiasi strumento di misura, soprattutto se elettronico, può subire delle variazioni delle sue caratteristiche sia per la normale usura del tempo, sia per cause esterne come urti, shock termici, variazioni della tensione di alimentazione.

Per questo motivo la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 45 del Nuovo codice della strada, nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

Queste variazioni potrebbero influire anche sui valori misurati e, nel caso dell’etilometro, dare un risultato dell’alcol test sbagliato e quindi una multa in realtà non dovuta per l’automobilista.

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