Money.it segue la diretta del trend dei mercati finanziari mentre esplode la guerra in Medioriente. Focus su Piazza Affari, partita 7° emissione BTP Valore.
Mercati finanziari in allerta, mentre a seguito dell’uccisione dell’Ayatollah Ali Khamenei avvenuta con gli attacchi sferrati congiuntamente da Israele e gli Stati Uniti contro l’Iran nel fine settimana, esplodono la furia e la vendetta di Teheran.
Continuano i raid iraniani contro Israele e contro le basi americane situate nei Paesi del Golfo, che si sono detti pronti a difendersi dall’offensiva dell’Iran, come è emerso dalla reazione congiunta arrivata con un video diramato dal Consiglio della Cooperazione del Golfo.
Nello specifico, i ministri degli Esteri di sei stati del GCC (Gulf Cooperation Council (GCC) - ovvero degli Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait - hanno annunciato di star adottando misure volte a ripristinare la stabilità nell’area, riservandosi il diritto di rispondere all’“aggressione” di Teheran.
Tutto, mentre Israele non si ferma: sarebbero almeno 10 le vittime dell’attacco lanciato contro Beirut, in Libano.
Mercati scossi dalla geopolitica, schizzati prezzi petrolio e gas (+50%). A Piazza Affari bene Leonardo ed Eni, tonfo di Stellantis
L’asset che ha accusato la reazione più forte è stato il petrolio, che ha scontato la chiusura dello stretto di Hormuz, rotta cruciale per il traporto via mare dell’oro nero e per il commercio mondiale. Insieme al petrolio, impressionante la performance dei prezzi europei del gas, volati fino a +50% circa.
Già nella serata di ieri, i prezzi del petrolio sono schizzati più dell’8%, pagando la paura degli investitori su un conflitto tra gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Iran che finisca per provocare forti interruzioni dell’offerta della commodity.
Le quotazioni del WTI sono volate di $5,5, a $72,57 al barile, mentre il Brent è balzato del 9% circa, +$6,54, a $79,41, dopo la notizia della chiusura dello Stretto di Hormuz decisa dai pasdaran.
Sotto pressione l’azionario, come hanno confermato i sell che si sono abbattuti su Piazza Affari e le borse europee.
Alla fine della giornata di contrattazioni, il Ftse Mib della Borsa di Milano ha chiuso in ribasso dell’1,97%, a quota 46.280,40 punti.
In evidenza il balzo delle azioni del colosso della difesa Leonardo, che hanno beneficiato dell’escalation delle tensioni geopolitiche. Buy anche sull’altro colosso attivo nel settore difesa, ovvero sui titoli di Fincantieri.
Nel caso di Leonardo, l’altra notizia positiva arrivata oggi è stata rappresentata dall’aggiudicazione di un contratto da 1 miliardo di sterline per nuovi elicotteri di media dimensione dal governo del Regno Unito. I titoli hanno chiuso tuttavia lontani dai massimi intraday, guadagnando nel finale il 2,5%, a quota 58,22 euro.
Tra i titoli migliori del Ftse Mib anche ENI, che ha superato nel finale il rally di Leonardo, balzando del 3,63%, Italgas e A2A.
Titolo peggiore è stato invece Stellantis, crollato nel finale del 7,16%, a quota 6,444 euro. Tra le azioni peggiori anche Brunello Cucinelli, Unipol, BPER Banca.
Durante la sessione, tra le azioni che hanno performato peggio sono spiccate di nuovo Mediobanca e MPS , che hanno sofferto il bis delle vendite dopo la presentazione del piano industriale 2026-2030 da parte del Monte dei Paschi di Siena.
Bollettino di guerra, Money ha seguito la diretta
Market mover principale della sessione odierna è stato il trend dei prezzi del petrolio e del gas, volati a seguito degli attacchi di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran e dei contrattacchi che Teheran ha lanciato ovunque contro i Paesi del Golfo, nel tentativo di attaccare postazioni e basi americane.
Nessun dramma tuttavia a Wall Street, che ha smentito le anticipazioni drammatiche arrivate nelle ore precedenti con i forti cali sofferti dai futures USA, riportando una performance all’insegna della debolezza. Nessuno shock, tuttavia, per la Borsa USA, che ha retto il colpo della guerra in Medio Oriente.
Hanno sofferto molto di più le borse europee, alle prese anche con lo scatto record dei prezzi del gas, che sono schizzati fino a +50% circa.
Occhio ai commenti che diversi esperti hanno rilasciato, nel cercare di prevedere il trend di breve e medio periodo dei mercati.
Alla fine, tra le borse europee, la peggiore si è confermata la borsa di Francoforte, che ha ceduto il 2,42%. La borsa di Parigi ha chiuso in flessione del 2,17%, mentre la borsa di Londra è arretrata dell’1,20%. Lo Stoxx 600, indice benchmark dell’azionario europeo, ha ceduto l’1,65%.
Sul mercato del forex, in evidenza il rally del dollaro, che ha portato il cambio EUR-USD a scivolare di oltre lo 0,90%, a quota $1,1699. Il dollaro è salito anche sullo yen, con il rapporto USD-JPY a JPY 157,40.
Mirabaud AM paventa stagflazione. Come si sta posizionando con la guerra che infuria
Così Valentin Bissat, Chief Economist e Strategist Senior di Mirabaud Asset Management, nel commentare la reazione dei mercati finanziari all’altissima tensione presente sullo scacchiere geopolitico:
“I fondamentali economici rimangono solidi, ma è ancora troppo presto per quantificare un impatto duraturo della situazione in Medio Oriente. Molto dipenderà dalla durata e dall’intensità del conflitto, nonché dal suo effetto sui mercati energetici globali. L’Iran non è più un importante produttore di petrolio e la sua produzione potrebbe teoricamente essere compensata dalla capacità di riserva dell’Arabia Saudita. Tuttavia, i rischi principali riguardano la logistica necessaria per portare la produzione mediorientale sui mercati globali: circa il 30% dell’approvvigionamento mondiale di petrolio via mare e circa il 20% del GNL transitano attraverso questo punto critico. Una chiusura prolungata comporterebbe sfide significative per le catene di approvvigionamento energetico globali”.
L’esperto ha aggiunto inoltre che, al di là dei “rischi marittimi, l’acuirsi delle tensioni potrebbe aumentare la probabilità di attacchi contro le infrastrutture petrolifere e del gas in tutto il Golfo da parte dell’Iran o di attori non statali alleati. Tali interruzioni potrebbero avere effetti immediati sulla capacità produttiva, sulle rotte di transito e sul sentiment del mercato”.
A quel punto, “un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio potrebbe alla fine alimentare l’inflazione globale, limitando potenzialmente il margine di manovra per l’allentamento della politica monetaria”.
Non per niente Mirabaud Asset Management ha “già identificato il rischio di stagflazione come uno dei nostri scenari negativi e, se la situazione dovesse continuare a peggiorare, potremmo dover aumentare la probabilità attribuita a questo scenario negativo e ridurre il rischio nei portafogli”. Lato investimenti, Bissat ha rivelato che “attualmente manteniamo un’allocazione significativa sull’oro, un sovrappeso sul franco svizzero, ampia diversificazione settoriale ed esposizioni regionali bilanciate. Questi elementi contribuiscono a mitigare la volatilità legata agli shock geopolitici”.
Wall Street apre in rosso. Ma nessuno shock
Nessun grande trauma di guerra, per ora, per Wall Street. Quando è passata più di un’ora dall’inizio della giornata di contrattazioni, il Dow Jones scende di 107 punti (-0,22%, a quota 48.870,21 punti, mentre lo S&P 500 perde lo 0,23%, a 6.862,72 punti. Il Nasdaq arretra dello 0,22%, a 22.619 punti circa. In rialzo i rendimenti dei Treasury a 10 anni, che salgono al 4,038%.
Le azioni migliori in premercato a Wall Street. Corrono colossi difesa ed energia con rally petrolio
Anche tra i titoli scambiati a Wall Street primeggiano quelli del settore difesa ed energia. In evidenza le azioni dei colossi della difesa Raytheon, Northrop Grumman e Lockheed Martin, che salgono tutte in premercato di oltre il 5%, mentre i titoli dei colossi energetici e petroliferi come Exxon Mobil e Chevron balzano del 4%, beneficiando del rally dei prezzi del petrolio.
I prezzi del petrolio continuano infatti a correre, con le quotazioni del WTI e del Brent che avanzano entrambe dell’8%, schizzando rispettivamente a $72,25 e a $78,72 al barile circa.
Wall Street, futures USA ancora in forte ribasso
A poche ore dall’inizio della giornata di contrattazioni di Wall Street, i futures sul Dow Jones scivolano di più di 500 punti (-1,03%), mentre i futures sullo S&P 500 e sul Nasdaq arretrano rispettivamente dello 0,97% e dell’1,24%.
Prezzi gas Europa schizzano fino a +27% con chiusura stretto Hormuz a oltre 40 euro al megawattora
Boom per i prezzi del gas in Europa, con il contratto di riferimento scambiato sul mercato di Amsterdan (futures sul gas con scadenza ad aprile), che schizzato stamattina fino a +27%, volando a €40,8 megawattora. Il rally si spiega con la chiusura dello stretto di Hormuz, che alimenta i timori sull’offerta globale di petrolio e di gas. Lo stretto di Hormuz incide sul traffico globale dell’LNG, gas naturale liquefatto, per circa il 20%, includendo anche le esportazioni di gas dal Qatar, da cui dipende il 15% delle importazioni della materia prima da parte dell’Europa.
Mercati in tempi di guerra, Invesco: attenti alle ripercussioni anche su tassi Fed e BCE
Così Luca Simoncelli, Investment Strategist di Invesco, analizza quanto sta accadendo sui mercati finanziari, presentando anche cosa potrà accadere guardando al futuro. Simoncelli sottolinea che “il conflitto in Iran determina il passaggio a un regime di volatilità in cui il rischio geopolitico diventa, nel breve periodo, la variabile dominante il premio per il rischio azionario a livello globale”, sottolineando che “l’attacco militare di per sé non è una sorpresa per il mercato”. Detto questo, “ la durata del conflitto è la principale variabile in gioco, il prezzo del petrolio chiaramente il barometro della situazione”.
I fattori su cui le tensioni esplose in Medioriente avranno un forte impatto? Ovviamente, “ l’inflazione attesa, le proiezioni sui tassi d’interesse e il mercato valutario tramite le variazioni dei termini di scambio su import/export di materie prime”.
“Tuttavia, il rialzo nei costi energetici e di trasporto dovrà permanere nel medio periodo per impattare in maniera significativa il contesto macro”, spiega lo strategist, sottolineando che “in Europa il rischio legato alla volatilità nel prezzo del gas è maggiormente sensibile” e indicando come “movimenti di avversione al rischio siano evidenti dalle prime ore di contrattazione della settimana, con oro, franco svizzero, dollaro e titoli governativi” considerati “i porti sicuri per gli investitori”.
Secondo Simoncelli, “la rottura del sentiment di mercato porterà nel breve termine a ripercussioni negative ai mercati emergenti in maniera più allargata dove il rialzo del prezzo del petrolio e del dollaro porteranno una restrizione delle condizioni finanziarie. Dopo il recente forte momentum positivo si potranno verificare prese di profitto più decise, anche se nella prima sessione della settimana l’indice Kospi ha subito un calo solo del 1%”.
Contestualmente, “sul fronte di inflazione e politiche monetarie, dobbiamo distinguere tra Stati Uniti, dove l’impatto sui FED Funds sarà limitato, rispetto alla BCE dove un’inflazione più sensibile al prezzo di petrolio e gas potrebbe creare un re-pricing temporaneo di eventuali rialzi ai tassi di riferimento. Nel frattempo dinamiche di crescita in Germania continuano a mostrare sempre più evidenze dell’impatto positivo derivante dalla nuova spesa fiscale”.
Spread BTP-Bund a 10 anni in rialzo a 64 punti base, rendimenti BTP 10y al 3,30%
Occhio anche al trend dello lo spread BTP-Bund a 10 anni, con i rendimenti dei BTP a 10 anni che salgono di 3 punti base, al 3,30%, e i rendimenti dei Bund decennali che avanzano di 2 punti base, al 2,66%. Lo spread BTP-Bund avanza così a 64 punti base
Prezzi petrolio ancora in rally, Brent più vicino a $80 al barile
Continuano a volare i prezzi del petrolio, con il contratto WTI scambiato a New York che balza del 7,51%, a quota $72,07 al barile, mentre il Brent mette a segno un rally superiore a +8%, volando a $78,82 al barile. Occhio alle previsioni degli analisti sul trend dei prezzi del petrolio crude, considerando l’escalation delle tensioni geopolitiche.
Ftse Mib pesante ma risale dai minimi. -1,75%. Tra i peggiori ora anche Saipem e Brunello Cucinelli
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari riduce le perdite e, dopo essere scivolato fino a oltre il 2,5%, accusa un ribasso pari a -1,75%, a quota 46.401,37 punti. Titoli migliori sono Fincantieri e Leonardo, che salgono entrambi di oltre il 4%, insieme a ENI e a Italgas, in una situazione che premia le azioni del settore difesa e dell’energia.
Stellantis rimane maglia nera, mentre ora tra le azioni peggiori spiccano Saipem, Mediobanca, Brunello Cucinelli.
Mercati finanziari ostaggio della geopolitica. Il commento di Mucha (Welloington Management)
Nella nota “Conflitto USA–Iran: shock geopolitico e rischi macro-finanziari”, Thomas Mucha, Geopolitical Strategist di Wellington Management, fa il punto della situazione, cercando di prevedere cosa potrebbe accadere a questo punto ai mercati travolti dai venti di guerra: “L’escalation ha assunto una dimensione ancora più significativa con la conferma della morte della Guida Suprema, Ayatollah Ali Khamenei, e di altri esponenti chiave del regime. Questo elemento introduce un livello massimo di incertezza sulla coesione dell’apparato militare, sulla catena di comando, sulla stabilità interna e sulle dinamiche di successione. La combinazione tra guerra aperta e decapitazione della leadership amplia sensibilmente gli scenari di rischio, sia geopolitici sia macro-finanziari”, esordisce così Mucha, continuando a illustrare la situazione e a spiegare il motivo per cui “questa fase è strutturalmente diversa”:
“Dal punto di vista degli investitori, la differenza chiave è il passaggio dalla deterrenza al warfighting diretto tra Stati Uniti e Iran. Questo comporta due implicazioni principali. Primo, cambiano gli incentivi di Teheran. La retorica statunitense si è spinta oltre obiettivi strettamente militari verso una pressione massima sul regime, riducendo gli incentivi iraniani alla moderazione e aumentando la probabilità di una risposta sostenuta, non solo simbolica. Secondo, si è ampliata la dimensione geografica del conflitto. Gli attacchi all’interno dell’Iran hanno già prodotto effetti in Israele e nel Golfo, aumentando il rischio che Paesi terzi, infrastrutture civili e asset economici strategici vengano coinvolti, intenzionalmente o meno. L’incertezza sulla successione interna iraniana complica ulteriormente la gestione dell’escalation”.
L’esperto elenca i principali fattori da monitorare, facendo notare che “l’impatto sui mercati dipenderà meno dalle intenzioni dichiarate di Washington - ormai chiare - e più dalle scelte concrete di Teheran e dalla dinamica regionale”.
In questo contesto, i principali “signpost” sono i seguenti:
- Ampiezza e natura della ritorsione iraniana: L’estensione della lista dei bersagli sarà determinante. Attacchi limitati a obiettivi militari israeliani implicherebbero un rischio più contenuto rispetto a un’espansione verso basi USA, infrastrutture del Golfo, obiettivi civili o cyberattacchi. Più ampia è la platea dei target, maggiore è la probabilità di conflitto regionale prolungato.
- Rischi per le infrastrutture energetiche: Attacchi confermati o minacce credibili contro impianti petroliferi e del gas in Iran o nei Paesi del Golfo aumenterebbero in modo significativo il premio per il rischio sul petrolio. Anche senza distruzioni su larga scala, un contesto di minaccia persistente può sostenere volatilità e tensioni sui prezzi.
- Shipping e Stretto di Hormuz: Una chiusura totale resta uno scenario a bassa probabilità ma ad altissimo impatto. Più plausibili sono episodi di molestia alle navi commerciali, rischi di mine, aumento dei costi assicurativi, deviazioni delle rotte o rallentamenti prolungati, tutti fattori sufficienti a generare volatilità nei mercati energetici e nei trasporti.
- Durata e intensità delle operazioni militari: Le valutazioni dei danni inflitti saranno cruciali. Se la campagna dovesse estendersi da ’giorni’ a settimane, ciò indicherebbe una degradazione incompleta delle capacità iraniane e aumenterebbe il rischio di conflitto prolungato.
Lo strategist di Wellington Management conclude la nota, presentando il proprio outlook:
“Nel brevissimo termine, i mercati dovrebbero concentrarsi meno sui titoli e più sugli indicatori osservabili: ampiezza della risposta iraniana, coesione tra regime e apparato militare, rischi per energia e shipping, e durata della campagna militare. Le prossime 24–72 ore saranno determinanti per capire se il conflitto stia cercando un ’tetto’ o stia scivolando verso un confronto prolungato. Nel medio-lungo periodo, questa escalation si inserisce in un contesto di crescente frammentazione geopolitica globale. Anche in presenza di una stabilizzazione tattica, le soglie superate tra fine febbraio e inizio marzo sono destinate a lasciare un premio per il rischio più elevato e persistente nei mercati energetici, nelle valutazioni macro e nelle scelte strategiche degli attori globali”.
Borse europee piegate dai sell, la peggiore è Piazza Affari
I sell piegano le borse europee. L’indice Dax della borsa di Francoforte perde il 2% circa, mentre il Cac 40 della borsa di Parigi arretra dell’1,95%). Il Ftse 100 della borsa di Londra riesce a limitare le perdite, riportando una flessione dell’1% circa. L’indice Ftse Mib di Piazza Affari rimane sotto forte pressione, confermandosi il listino azionario peggiore in Europa con una perdita pari a -1%. Lo Stoxx 600, indice di riferimento dell’azionario europeo, soffre una flessione pari a -1,80% circa.
Ftse Mib accelera al ribasso, -2,5%. Leonardo e Fincantieri in rally, MPS e Mediobanca ancora tra le azioni peggiori
Il Ftse Mib accelera al ribasso, scivolando del 2,5% circa a quota 46.038,74 punti. Le azioni Leonardo si confermano tuttora le migliori, riducendo i guadagni, ma segnando comunque un importante rally.
Molto bene anche l’altro titolo del settore difesa, che beneficia dell’escalation delle tensioni geopolitiche, ovvero Fincantieri, mentre lo scatto dei prezzi del petrolio e degli energetici fa bene a ENI e a Italgas.
Tra i titoli peggiori, la maglia nera spetta a Stellantis. Seguono le azioni delle banche, con i titoli MPS e Mediobanca che si confermano tra i più venduti anche oggi, dopo i forti sell che si sono abbattuti contro le due azioni venerdì scorso, a seguito della presentazione del piano industriale da parte della banca senese.
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Partita la settima emissione del BTP Valore. Da oggi si può comprare
E’ partita oggi alle ore 9 la settima emissione da parte del MEF-Ministero dell’Economia e delle Finanze del BTP Valore, il Titolo di Stato rivolto esclusivamente alla platea dei piccoli risparmiatori e investitori retail. Il nuovo BTP Valore, il primo del 2026 ha una durata di 6 anni con scadenza a marzo 2032, premio fedeltà pari allo 0,8% e cedole crescenti nel tempo pagate ogni tre mesi, secondo un meccanismo “step-up” di 2+2+2 anni. Occhio ai tassi minimi garantiti.
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Piazza Affari, sul Ftse Mib schizza Leonardo (+6%). Affonda Stellantis, sell sulle banche
Sul Ftse Mib di Piazza Affari si mette in evidenza subito il forte rally di Leonardo, che scatta subito in cima al listino con un rally di oltre +6%. Le vendite si abbattono su Stellantis, che affonda di più del 5%, e sulle banche, con BPER, Intesa SanPaolo, Mediobanca che perdono fino a oltre -4%.
A Piazza Affari indice Ftse Mib parte subito in forte calo, -1,80%
A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha aperto subito in calo dell’1,80%, a quota 46.349 punti circa.
Buy sul dollaro. Euro, sterlina, yen sotto forte pressione
Sul mercato del forex, si mette in evidenza la corsa del dollaro, che porta il rapporto euro-dollaro EUR-USD a scivolare dello 0,85%, a quota $1,1713.
Il dollaro USA scatta anche sullo yen, con il rapporto USD-JPY che avanza dello 0,60% a JPY 157, e nei confronti della sterlina, con il rapporto sterlina-dollaro, GBP-USD che perde lo 0,90%, a quota $1,3367. Occhio anche al cambio USD-CHF.
Buy sull’oro, oltre $5.400 l’oncia
La corsa ai beni rifugio da parte degli investitori scatena gli acquisti sull’oro.
I prezzi del contratto spot salgono del 2,6%, a 5.413,81 all’oncia, mentre le quotazioni dei contratti futures con scadenza ad aprile avanzano del 3,3%, a 5.420 dollari circa.
Borsa Tokyo -1,35%. Sell sui titoli delle compagnie aeree e buy sugli energetici in Asia
L’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso la giornata di contrattazioni in ribasso dell’1,35%, a 58.057,24 punti.
In evidenza sull’azionario asiatico i sell che si sono abbattuti sulle azioni delle principali compagnie aeree, che pagano l’interruzione dei voli e l’effetto del balzo dei prezzi energetici.
Singapore Airlines ha perso più del 6%, mentre le azioni delle compagnie aeree del Giappone ANA e JAL sono scivolate di oltre il 4%.
Male anche Cathay Pacific, il cui titolo ha ceduto alla borsa di Hong Kong più del 3,5%. Giù di oltre il 4% le azioni della compagnia aerea australiana Qantas.
In rialzo i titoli delle aziende energetiche, come di China National Offshore Corporation, che sale a Hong Kong di oltre il 3%. Tornando ai principali indici azionari asiatici, l’Hang Seng della borsa di Hong Kong capitola di oltre il 2%, mentre il Kospi della borsa di Seoul cede l’1%.
Prezzi petrolio fuori controllo, WTI e Brent scattano di oltre +8%
Non si ferma il rally dei prezzi del petrolio. I futures sul contratto WTI scambiati a New York volano di oltre l’8%, a $72,40 al barile, mentre il Brent schizza dell’8,5%, a $79,07 al barile.
Wall Street, futures accelerano al ribasso, contratti Dow Jones affondano di più di 600 punti.
I futures sui principali indici azionari USA accelerano al ribasso. I futures sul Dow Jones affondano di più di 600 punti (-1,24%), a quota 48.390 punti, mentre i futures sullo S&P 500 perdono l’1,34%, a 6.796,50 punti.
I contratti sul Nasdaq Composite accusano una flessione dell’1,71%, a 24.578 punti.
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