Cosa c’è dietro il calo del prezzo del Bitcoin?

Ufficio Studi Money.it

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Bitcoin scivola sotto gli 80.000 dollari alla vigilia della Fed, tra deflussi dagli ETF e petrolio in tensione. Analizziamo supporti, resistenze e indicatori da seguire oggi.

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La soglia degli 80.000 dollari resta a portata di mano, eppure Bitcoin (BTC/USD) continua a girarle intorno senza riuscire a riprendersela. Alle 8:55 di questa mattina la criptovaluta passava di mano a 79.831,00 dollari, lo 0,22% in meno rispetto alla sessione di ieri, confinata ancora una volta nella parte bassa del corridoio in cui si dibatte da quasi un mese.

Cosa c’è dietro il calo del prezzo del Bitcoin?

Buona parte della cautela si spiega con l’attesa per la riunione della Federal Reserve, che domani, mercoledì 28 ottobre, annuncerà le sue scelte sui tassi. Che la banca centrale di Kevin Warsh li lasci tra il 3,75% e il 4% dopo la stretta di settembre è dato quasi per scontato. Il FedWatch del CME assegna però intorno all’80% di probabilità a un nuovo rialzo a dicembre, e il denaro più caro non è mai stato una buona notizia per chi investe negli asset più speculativi.

Nemmeno il petrolio concede tregua, dopo che gli attacchi degli Houthi contro alcuni impianti sauditi hanno spinto nei giorni scorsi il Brent oltre i 116 dollari al barile. Intanto Wall Street fa i conti con la debolezza dei titoli legati all’intelligenza artificiale, e il banco di prova arriverà già domani sera, quando a mercati chiusi parleranno i conti di Microsoft e Alphabet, seguiti giovedì da quelli di Amazon.

Chi sperava in un sostegno da parte degli investitori istituzionali è rimasto deluso. Giovedì 22 ottobre gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno perso 635,6 milioni di dollari, la peggiore emorragia giornaliera da giugno, e venerdì se ne sono andati altri 137,9 milioni. La settimana si è chiusa comunque in attivo di 301,2 milioni grazie agli acquisti tra lunedì e mercoledì, ma ottobre è tornato in rosso. Poi è arrivato il sabato, con una discesa fino a 79.145 dollari che in appena due ore ha spazzato via posizioni rialziste per quasi 150 milioni. Il famoso «Uptober», il mese che per tradizione regala soddisfazioni a chi possiede Bitcoin, si avvia così a chiudersi in perdita per il secondo anno di fila.

Il quadro tecnico

I due supporti indicati ieri, a 80.748,42 e 80.576,52 dollari, sono saltati entrambi e adesso rischiano di diventare i primi ostacoli per chi volesse tentare un recupero. Sopra di loro si affollano le resistenze a 81.006,28 e 81.092,23 e, un gradino più su, i massimi relativi degli ultimi mesi a 81.148,51 e 82.103,23. Verso il basso, il minimo relativo a 80.464,05 è già alle spalle. Ieri le vendite hanno spinto i prezzi per qualche ora anche sotto 79.440,70, un livello che in passato aveva retto due volte e che questa mattina è tornato a fare da pavimento.

Chi guarda alle medie mobili, nei dati di ieri sera, trova un grafico spaccato in due. Il prezzo è scivolato sotto quella a 20 sedute (82.463,92) e sotto quella a 50 (81.756,16), ma resta lontano da quella a 100, ferma a 75.261,39, e ancor più da quella a 200, a 72.907,41. Il danno, per ora, riguarda il breve periodo e lascia intatta la tendenza di fondo. Le bande di Bollinger a 20 sedute, comprese tra 79.661,65 e 85.266,19, mostrano una quotazione schiacciata contro il bordo inferiore, che il minimo di ieri era addirittura riuscito a forare.

Il segnale più netto arriva dal MACD, sceso a -229,69 contro una linea del segnale a 81,08, con un istogramma a -310,77 che lascia pochi dubbi su chi stia comandando in questa fase. Più sfumate le indicazioni dell’RSI a 14 sedute, a 44,6, e dello stocastico, con %K a 31,2 e %D a 28,8, entrambi ancora distanti dalla zona di ipervenduto. L’ADX a 14 sedute si ferma a 18,0, troppo poco per parlare di un trend vero e proprio, anche se il -DI a 25,6 sopra il +DI a 18,3 fa pendere il piatto della bilancia dalla parte dei venditori. Se la discesa dovesse accelerare, i ritracciamenti di Fibonacci tracciati sul rialzo degli ultimi sei mesi, da 58.045,93 a 87.281,16 dollari, indicano come possibili tappe il 38,2% a 76.113,30, il 50% a 72.663,54 e il 61,8% a 69.213,79.

Trend di medio e lungo periodo

Nelle rilevazioni di ieri sera il conto segnava un -2,44% su sette giorni e un -4,48% su un mese, ma è il confronto con l’autunno scorso a fare più impressione. Il 26 ottobre 2025 un Bitcoin valeva circa 114.579 dollari e da allora la quotazione ha lasciato sul terreno il 30,3%, a poche settimane da quel massimo storico intorno ai 126.000 dollari toccato all’inizio dello stesso ottobre.

Una pendenza positiva dello 0,12% al giorno nella regressione a 60 sedute potrebbe sembrare incoraggiante, se non fosse che l’R², fermo a 0,33, rivela quanto i prezzi abbiano seguito quella retta solo a grandi linee. L’esponente di Hurst a 0,64 descrive invece un mercato incline a insistere sulla strada già imboccata, mentre il ciclo dominante, lungo circa 120 sedute, sarebbe oggi vicino al minimo, un dettaglio che gli ottimisti non mancheranno di sottolineare.

Molto dipenderà dall’ampiezza delle oscillazioni che accompagneranno la decisione della Fed. La media giornaliera a 20 sedute è dell’1,31% e l’ATR a 14 sedute vale 1.947,42 dollari, il 2,44% del prezzo attuale, per cui basterebbe un’escursione di quella portata per riportare Bitcoin verso i 77.900 dollari oppure di nuovo sopra gli 81.700. La volatilità storica annualizzata, al 21,46% su 20 sedute contro il 29,93% su 60, indica che negli ultimi giorni il mercato si è mosso meno che nei due mesi precedenti, una calma relativa che la riunione di mercoledì potrebbe incaricarsi di interrompere.

Articolo revisionato da Flavia Provenzani il

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