Oro e Bitcoin hanno tradito chi cercava protezione? Il meccanismo nascosto dietro il crollo

Tommaso Scarpellini

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Oro e Bitcoin crollano proprio quando dovrebbero proteggere. Un tradimento? Forse no. Dietro la caduta potrebbe nascondersi un meccanismo che il mercato conosce bene (e che pochi notano).

Oro e Bitcoin hanno tradito chi cercava protezione? Il meccanismo nascosto dietro il crollo

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Per qualche settimana i listini avevano viaggiato con una tranquillità che, a ripensarci, avrebbe dovuto insospettire. Poi l’ingranaggio si è inceppato e le azioni hanno preso a scendere con una certa fretta, trascinandosi dietro anche ciò che in teoria avrebbe dovuto restare a galla.

L’oro, il bene rifugio per eccellenza, e Bitcoin, che da anni qualcuno si ostina a chiamare oro digitale, sono scivolati insieme alle Borse. Per chi li teneva in portafoglio proprio come paracadute la sorpresa è stata amara, e viene spontaneo domandarsi a cosa servano davvero. Prima di tirare conclusioni conviene però guardare dentro il meccanismo della caduta, perché le ragioni sono più tecniche, e meno definitive, di quanto lascino pensare i grafici di questi giorni.

Bitcoin e la discesa a gradini

Bitcoin ha seguito i mercati azionari amplificandone ogni oscillazione, e a spingerlo verso il basso hanno contribuito soprattutto due fenomeni che si sono rafforzati a vicenda.

Sul fronte dei derivati si è innescata una cascata di liquidazioni. Chi opera a leva deve lasciare alla piattaforma una garanzia, il collaterale, che perde valore man mano che i prezzi scendono. Appena il ribasso delle Borse ha eroso quei margini oltre le soglie minime, gli algoritmi hanno chiuso le posizioni in automatico con ordini di vendita a mercato, eseguiti a qualsiasi prezzo disponibile. Vendite di questo tipo assottigliano il book di negoziazione, la fila di compratori pronti ad acquistare ai diversi livelli di prezzo, e ogni scalino verso quota 80.000 dollari ha fatto scattare nuove chiusure forzate, come in un domino che si rimette in piedi da solo per cadere di nuovo.

Nello stesso momento da Wall Street arrivava una spinta di segno analogo. In una sola seduta gli ETF spot statunitensi su Bitcoin hanno visto uscire 635,5 milioni di dollari, e siccome questi fondi detengono davvero la criptovaluta, per rimborsare chi chiedeva indietro i propri soldi è stato necessario venderne una quantità equivalente sul mercato a pronti. La scelta di alleggerire il rischio presa in qualche comitato d’investimento americano si è così tradotta, quasi senza filtri, in pressione diretta sul prezzo.

Che fine ha fatto la protezione

Vedere scendere nella stessa giornata azioni, metalli preziosi e criptovalute fa pensare che la diversificazione sia stata un’illusione. La spiegazione più probabile passa invece per una distinzione che nei manuali occupa poche righe e sui mercati pesa parecchio, quella tra la correlazione misurata su lunghi periodi e il modo in cui gli asset si comportano quando la volatilità esplode.

Guardando ai dati di molti anni, l’oro tende a muoversi in senso opposto alle azioni. Nelle giornate di panico questo rapporto può saltare per qualche tempo, e per capirne il motivo bisogna seguire il percorso del denaro contante nelle ore più concitate. Quando uno shock colpisce insieme i titoli tecnologici e l’energia, fondi a leva e grandi investitori si ritrovano con perdite immediate sulla parte azionaria del portafoglio e devono versare subito nuovi margini in liquidità. Per procurarsela si vende quello che si riesce a vendere in fretta e senza svendere troppo.

Perché a pagare è l’oro

Il metallo giallo risponde perfettamente a quell’identikit, perché è liquido, ha tenuto meglio del resto del portafoglio e cederne una parte permette di fare cassa limitando i danni. Chi lo vende in quelle ore non ha perso fiducia nella sua funzione, ha bisogno di contanti per coprire le perdite accumulate sui tecnologici. Il calo di prezzo che ne deriva, visto da fuori, ha tutta l’aria di un voltafaccia, eppure nasce dalla stessa qualità che rende l’oro prezioso nei momenti difficili.

Su Bitcoin agisce un meccanismo diverso e meno visibile. Con l’arrivo degli ETF spot la criptovaluta è entrata nei portafogli multi asset e, insieme a loro, nei modelli con cui i gestori tengono a bada il rischio. Il Value at Risk, che stima quanto si può perdere al massimo con una certa probabilità in un dato periodo, e la Risk Parity, che ripartisce il capitale in funzione della volatilità di ciascuno strumento, reagiscono a un’impennata delle oscillazioni allo stesso modo, chiedendo di ridurre l’esposizione. Bitcoin, che di volatilità ne ha da vendere, finisce tra i primi a essere tagliato.

Un segnale da leggere con cautela

Prendere questi giorni come la prova che la decorrelazione non esiste più equivale a giudicare un nuotatore nell’istante in cui l’onda lo travolge. È proprio nelle fasi di stress che, per ragioni tecniche, tutto tende a muoversi nella stessa direzione, e la volatilità finisce per cancellare temporaneamente quella correlazione negativa su cui molti investitori fanno affidamento.

Nessuno può garantire che oro e Bitcoin tornino a salire, né che svolgano sempre il ruolo di scudo che si attribuisce loro. Il loro comportamento in piena tempesta, però, dice poco su come si muoveranno quando le acque si saranno calmate.

Il VIX come bussola

Per capire quando la pressione potrebbe allentarsi, molti operatori tengono d’occhio il VIX, l’indice che il Cboe ricava dai prezzi delle opzioni sull’S&P 500 per misurare la volatilità attesa nei trenta giorni successivi. Lo chiamano indice della paura perché sale quando gli investitori corrono a comprare protezione e fanno lievitare il prezzo delle opzioni.

Il suo legame con quanto accaduto è diretto, visto che le correlazioni si stringono e le vendite forzate prendono il comando proprio quando la volatilità è elevata. Per convenzione si considerano tranquilli i mercati con il VIX sotto quota 20, mentre sopra 30 si entra di solito in una fase di forte tensione. Fintanto che l’indice resterà in alto è probabile che oro e Bitcoin continuino a subire la stessa pressione delle azioni, e un ritorno verso livelli più bassi potrebbe indicare che l’ondata di liquidazioni sta perdendo forza e che ogni asset ricomincia a seguire le proprie dinamiche. Chi si chiede quanto durerà farebbe bene, insomma, a guardare il grafico della paura prima ancora di quello dell’oro o di Bitcoin.

Prima di vendere

Liberarsi d’impulso di oro e criptovalute nel pieno della tensione rischia di trasformare chi lo fa in un ingranaggio dello stesso meccanismo che ha spinto giù i prezzi. Ha più senso chiedersi se le quote che si detengono siano coerenti con il proprio orizzonte temporale e con la capacità di sopportare oscillazioni come quelle degli ultimi giorni, magari confrontandosi con un consulente. Episodi come questo hanno almeno il merito di mostrare come si comportano davvero i propri investimenti quando il mercato va in affanno, ed è un’informazione che conviene avere prima della prossima tempesta piuttosto che scoprirla durante.

DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.

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