Il cibo da asporto aumenta l’inquinamento: uno studio lancia l’allarme

27 ottobre 2020 - 12:02 |

L’incremento della richiesta di cibo da asporto non è una buona notizia per l’ambiente. Uno studio della National University of Singapore (NUS) fa chiarezza sull’argomento.

Il cibo da asporto aumenta l'inquinamento: uno studio lancia l'allarme

Il cibo da asporto non fa bene al Pianeta, dal momento che gli imballaggi incrementano la produzione di plastica e l’inquinamento atmosferico. A fare luce sulla questione è uno studio della National University of Singapore (NUS) che spiega come inquinamento atmosferico e consegne a domicilio siano strettamente legati.
Un team di scienziati malesi ha infatti notato che, più l’aria è inquinata, e più è probabile che in quel momento le persone stiano richiedendo cibo da asporto.

A creare problemi non è solamente l’inquinamento atmosferico, ma anche la maggiore produzione di spazzatura, determinata da un incremento degli imballaggi in plastica usati per le consegne del cibo.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Human Behaviour ha analizzato le abitudini alimentari di centinaia di persone, riuscendo a scoprire l’impatto che esse hanno sull’ambiente e come esse siano modificate dallo smog.

Il cibo da asporto non fa bene all’ambiente: lo studio

Quanto inquina il cibo da asporto? A rispondere a questo quesito è un team di scienziati malesi che ha esaminato le abitudini alimentari di 251 impiegati per 11 giorni lavorativi su tre differenti città note per il loro tasso di smog: Pechino, Shenyang e Shijiazhuang.
Per svolgere gli studi i ricercatori hanno esaminato gli ordini di una nota piattaforma di consegne che conta 350.000 utenti e cercato di capire non solo quanto inquina un pasto consegnato in ufficio, ma anche come le abitudini alimentari si leghino allo smog.

I dati degli ordini effettuati sulla piattaforma sono stati poi confrontati con quelli dell’inquinamento atmosferico nel momento della pausa pranzo, rivelando che i lavoratori avevano il 43% di possibilità in più di ordinare cibo a domicilio quando si riscontrava un incremento di 100 μg m-3 dell’inquinamento da particolato. In questi momenti l’inquinamento da smog in queste città era difatti così grave da essere visibile a occhio nudo dalla finestra dell’ufficio. Elemento che spingeva le persone ad incrementare gli ordini e le consegne, in modo da non esporsi all’aria inquinata. Lo smog quindi incideva sulle abitudini degli impiegati, portandoli a non lasciare l’ufficio.

Lo studio non si è fermato a questa analisi, dal momento che ha cercato anche di comprendere quale fosse l’impatto delle confezioni del cibo ordinato. Per riuscire a capire la produzione di spazzatura i ricercatori hanno chiesto ai dipendenti coinvolti di inviare una foto del pasto giunto sul luogo di lavoro. Si è così quantificato che un pasto da asporto richiede in media 54 grammi di plastica monouso, un quantitativo ben maggiore rispetto a quello del pasto consumato in un ristorante o in un bar che ne richiede invece 6,6 grammi.

L’incremento dell’asporto incide quindi in modo preoccupante sulla produzione di plastica nel mondo e con le nuove disposizioni per affrontare la pandemia la situazione non potrà di certo migliorare. Considerando i nuovi provvedimenti presi dall’ultimo DPCM anche l’Italia darà il suo apporto (negativo) nella produzione di rifiuti. I ricercatori che hanno condotto questo studio lanciano così un appello chiedendo di adottare imballaggi più rispettosi dell’ambiente e riciclabili.

Argomenti:

Ambiente Inquinamento

Iscriviti alla newsletter

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.

Money Stories