L’industria cinese del carbone continua a dominare il mondo

Federico Giuliani

21/06/2025

L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha fatto notare che oltre la Muraglia il settore della trasformazione del carbone in combustibili liquidi ha raggiunto proporzioni gigantesche.

L’industria cinese del carbone continua a dominare il mondo

Negli ultimi anni la Cina ha investito miliardi di dollari per rendere sostenibile e green il proprio sistema economico. Ha puntato fortissimo sull’elettrificazione dei trasporti. Ha scommesso sulle energie rinnovabili per abbattere le emissioni di CO2. Ha ridotto l’inquinamento promuovendo politiche ambientali sempre più dure e stringenti. Allo stesso tempo la Cina conta però ancora su un’industria del carbone floridissima.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE) ha fatto notare che oltre la Muraglia il settore della trasformazione del carbone in combustibili liquidi – il “lato oscuro” dell’industria carbonifera cinese - ha raggiunto proporzioni gigantesche: consuma circa 380 milioni di tonnellate di carbone come materia prima per la realizzazione di prodotti chimici e combustibili liquidi.

Bloomberg ha fatto un paragone emblematico: se questo particolare settore carbonifero cinese fosse un Paese sarebbe il terzo maggior consumatore di carbone al mondo, dietro al resto del settore carbonifero cinese e all’India, ma davanti agli Stati Uniti, al Giappone e ad altri grandi consumatori di carbone come Indonesia e Turchia.

Schiavi del carbone

Nonostante i suoi enormi progressi nell’energia verde la Cina consuma più carbone di tutti gli altri Paesi del pianeta messi insieme. E più a lungo Pechino rimarrà dipendente dal carbone (non solo lei ma anche lei), più difficile sarà ridurre le emissioni di anidride carbonica.

In generale l’industria cinese di conversione del carbone è destinata a espandersi ulteriormente, compensando potenzialmente la riduzione della domanda di questa materia prima per la produzione di cemento e acciaio. «Prevediamo una crescita tra il 5% e il 10% nei prossimi anni», ha dichiarato a Bloomberg Carlos Fernandez Alvarez, responsabile del settore carbone presso l’AIE.

Per decenni la Cina ha convertito parte del suo carbone in prodotti chimici e combustibili liquidi usando il carbone metallurgico convertito in coke e trasformato in fertilizzanti a base di ammoniaca e prodotti chimici a base di acetilene. Di recente ha però costruito un secondo livello che comprende nuovi metodi sofisticati, tra cui la sintesi del metanolo per produrre prodotti petrolchimici, come le olefine, utilizzati a loro volta per produrre materie plastiche.

Un processo strategico

L’industria di conversione del carbone aiuta la Cina su due fronti. Il primo riguarda la sicurezza energetica. Il Dragone è ricco di carbone, e quindi ogni tonnellata di combustibile liquido, fertilizzante e prodotti petrolchimici che produce utilizzando il combustibile fossile più inquinante è una tonnellata che non ha bisogno di produrre utilizzando petrolio e gas naturale stranieri. Il secondo coincide con un nuovo utilizzo per il carbone locale in un momento in cui i consumatori tradizionali – centrali elettriche, acciaierie e cementifici – rischiano di ridurre la domanda.

La combustione del carbone per l’energia elettrica sta diminuendo ma la conversione sta esplodendo. L’ultima analisi di Carbon Brief mostra che le emissioni della Cina sono diminuite dell’1,6% su base annua nel primo trimestre del 2025 e dell’1% negli ultimi 12 mesi.

La fornitura di energia elettrica da nuove centrali eoliche, solari e nucleari è stata sufficiente a ridurre la produzione di energia a carbone, nonostante l’aumento della domanda, mentre i precedenti cali erano dovuti alla debole crescita. L’analisi, basata su cifre ufficiali e dati commerciali, dimostra che le emissioni di CO2 della Cina sono ormai stabili, o in calo, da oltre un anno.