La rinascita del carbone: perché il combustibile più inquinante è ancora al centro del sistema energetico globale

Redazione Money Premium

18 Novembre 2025 - 06:37

Nonostante impegni e investimenti nelle rinnovabili, il consumo mondiale di carbone ha raggiunto un nuovo record nel 2024 rallentando la corsa contro il tempo per limitare il riscaldamento globale

La rinascita del carbone: perché il combustibile più inquinante è ancora al centro del sistema energetico globale

Mentre numerosi Paesi annunciano una transizione verso l’energia pulita e una graduale uscita dai combustibili fossili, il carbone continua sorprendentemente a dominare la produzione elettrica mondiale, confermandosi il nemico più difficile da abbattere nella lotta al cambiamento climatico. Considerato da decenni il combustibile fossile più inquinante, il carbone avrebbe dovuto essere progressivamente rimpiazzato da gas naturale e fonti rinnovabili. Invece, nonostante le politiche di riduzione e lo sviluppo di eolico e solare, il suo utilizzo non accenna a diminuire.

Secondo il rapporto annuale State of Climate Action, nel 2024 il consumo globale di carbone è cresciuto dell’1,5 percento rispetto all’anno precedente, raggiungendo il massimo storico di 8,79 miliardi di tonnellate. La spinta principale arriva dalle economie emergenti dell’Asia, in particolare Cina e India, dove la domanda energetica cresce a ritmi vertiginosi per sostenere industrializzazione e sviluppo. La Cina ha incrementato l’uso di 82 milioni di tonnellate, pari all’1,7 percento, mentre l’India ha registrato un aumento del 4 percento, pari a 45 milioni di tonnellate. Anche Indonesia e Vietnam hanno visto un’espansione dell’utilizzo del carbone.

Al contrario, l’Europa e gli Stati Uniti hanno segnato un calo: rispettivamente l’11 e il 4 percento in meno, grazie alla chiusura di centrali obsolete e alla crescita della capacità rinnovabile. Tuttavia, la riduzione nelle economie avanzate non basta a controbilanciare la forte domanda asiatica. Nel 2024, i Paesi della regione – Cina, India e ASEAN – hanno rappresentato circa il 77 percento del consumo mondiale.

La produzione elettrica da carbone, principale fonte di utilizzo del combustibile, ha toccato anch’essa livelli record con 10.766 TWh. L’industria siderurgica e metallurgica, pur mostrando una relativa stabilità, continua a contribuire in modo significativo alle emissioni. La Cina è il fulcro di questo scenario: consuma da sola circa il 30 percento in più del carbone rispetto al resto del mondo messo insieme, alimentando una produzione manifatturiera che resta centrale nella sua economia.

Questi dati dimostrano quanto il ritmo della transizione energetica globale sia ancora lontano dagli obiettivi fissati dalla comunità internazionale. Gli esperti sottolineano che, pur essendo state intraprese le giuste azioni, la velocità è insufficiente per allinearsi al limite di riscaldamento di 1,5°C. Come ha dichiarato Clea Schumer del World Resources Institute, per il quinto anno consecutivo gli sforzi per eliminare il carbone risultano in netto ritardo: se il suo impiego continuerà a infrangere record, gli obiettivi climatici diventeranno irraggiungibili.

Il tema era già emerso con forza alla COP26 di Glasgow nel 2021, dove i governi avevano concordato una graduale riduzione dell’uso del carbone, sebbene l’impegno fosse attenuato all’ultimo momento da un “phase-out” a un più prudente “phase-down”. L’Agenzia Internazionale dell’Energia sottolineava allora la necessità di chiudere oltre il 40 percento delle centrali esistenti entro il 2030 e di non costruire nuovi impianti, invitando le economie avanzate a guidare l’esempio.

Tuttavia, la visione sull’utilizzo del carbone rimane profondamente divergente. L’India considera questo combustibile essenziale per sostenere la crescita economica e celebra la conquista di una produzione superiore al miliardo di tonnellate annue. Negli Stati Uniti, l’attuale orientamento politico ha ridato voce ai fautori dei combustibili fossili, frenando la dinamica di transizione avviata negli ultimi anni.

La difficoltà nel ridurre la dipendenza dal carbone evidenzia la necessità di rafforzare gli impegni internazionali nella prossima COP30 in Brasile e, soprattutto, di assicurare ai Paesi emergenti gli strumenti economici e tecnologici per proseguire nel percorso verso l’energia verde senza sacrificare sviluppo e benessere. La battaglia contro il cambiamento climatico non potrà essere vinta finché l’energia che alimenta l’economia globale continuerà a provenire dalla risorsa più dannosa per il pianeta.